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Viviana Parisi, pm: "Gioele era ancora vivo nel video di Sant'Agata"

CRONACA
Viviana Parisi, pm: Gioele era ancora vivo nel video di Sant'Agata

Le ricerche del piccolo Gioele si estendono anche nel sottosuolo delle campagne di Caronia (Messina). La conferma arriva dal procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, che, parlando con i cronisti davanti alla procura, ha spiegato di avere dato incarico a una geologa forense "esperta nelle ricerche del sottosuolo", e aggiunge: "Proviamo anche questa carta". Intanto, lo stesso magistrato conferma che "nel video ripreso all'uscita di Sant'Agata di Militello il piccolo Gioele era ancora vivo". "Le ricerche proseguono senza sosta", assicura Cavallo.


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"C’è la conferma che il bambino era sereno e tranquillo è che era a bordo della Opel della madre", ha detto dal canto suo l’avvocato Pietro Venuti, legale della famiglia del piccolo Gioele, prima di lasciare la Procura di Patti (Messina) dove ha incontrato il Procuratore Cavallo. L’avvocato non ha però visto il video ma ha saputo che "non piangeva e che era tranquillo". "Sono aperte diverse piste - ha aggiunto - abbiamo concordato con il procuratore che le due persone che hanno prestato soccorso e si sono avvicinate alla mamma non si rendono rintracciabili. Faccio anche io l’invito. Possono stare tranquilli".

Subito dopo l’incidente "i due addetti alla manutenzione, dopo che il mezzo ha urtato e la signora è scesa dal mezzo, hanno subito bloccato il traffico", ha fatto sapere ancora il legale. I turisti del Nord, di cui si sono poi perse le tracce, "si fermano subito dopo - aggiunge - scendono dall’auto e vanno ad avvicinarsi alla donna. I due addetti in quel momento bloccarono il transito del mezzo".

Per le ricerche sono in arrivo anche i cacciatori di Sicilia, specializzati nella ricerca di latitanti. E nel frattempo nuovi accertamenti sono previsti sul corpo della 43enne. La conferma arriva da ambienti giudiziari. Nei giorni scorsi è stata eseguita l’autopsia sul cadavere della donna da cui è emerso che non ha subito ferite di armi da taglio e ferite da arma da fuoco. "Ma servono altri esami - dice l’avvocato Pietro Venuti- ecco perché la salma non può essere restituita ancora alla famiglia".



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