Dall'euforia post-elettorale al crollo dei tecnologici, fino al tentativo di rimbalzo. Il voto americano ridisegna le aspettative di Wall Street e apre una nuova fase per i mercati finanziari. Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR, la società di risparmio che gestisce circa 54 miliardi di euro, analizza con Adnkronos le conseguenze delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Dall'euforia post-elettorale al crollo dei tecnologici, fino al tentativo di rimbalzo. Il voto americano ridisegna le aspettative di Wall Street e apre una nuova fase per i mercati finanziari, tra timori di una stretta sull'intelligenza artificiale, rendimenti dei Treasury in calo e interrogativi sulla sostenibilità delle valutazioni tecnologiche. Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR, che gestisce circa 54 miliardi di euro, analizza con Adnkronos le conseguenze delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, le prospettive della Federal Reserve e le opportunità che potrebbero aprirsi per gli investitori.
Dall'euforia al tonfo del Nasdaq. Anche Wall Street sembra aver votato. Qual è stato il verdetto dei mercati?
“Inizialmente hanno reagito positivamente all'esito elettorale, perché il risultato ha eliminato l'incertezza politica. Ma dopo l'euforia iniziale, gli investitori hanno cominciato a valutare le conseguenze di un Congresso controllato dai democratici. Il primo effetto si è visto sui titoli di Stato americani: con minori pressioni sulla Federal Reserve e aspettative di inflazione più contenute, i rendimenti dei Treasury sono scesi da oltre il 5% a circa il 4,80%.Il secondo riguarda i titoli tecnologici. La vittoria democratica ha alimentato i timori di nuove regole per i grandi gruppi della Silicon Valley, che finora hanno beneficiato del sostegno dell'amministrazione Trump. Questo ha provocato forti vendite, soprattutto su titoli come Tesla. E poiché la tecnologia ha un peso enorme a Wall Street, il crollo del settore ha trascinato al ribasso anche il resto del mercato. Naturalmente, dopo una correzione come quella che abbiamo visto, molti investitori hanno subito perdite importanti. E questo non può non avere ripercussioni sull'economia nel suo complesso. Per questa ragione anche i titoli industriali hanno registrato ribassi, seppure più contenuti rispetto a quelli legati all'intelligenza artificiale".
Il Nasdaq ha avuto il maggior ribasso dal 2020, quanto ha inciso il risultato delle urne e quanto i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nell'intelligenza artificiale?
"I nuovi minimi, a mio avviso, riflettono la preoccupazione che il nuovo Congresso, con Camera e Senato a guida democratica, possa intervenire pesantemente sulla regolamentazione dei data center e dell'intelligenza artificiale. Questi settori hanno attratto impegni di investimento per migliaia di miliardi di dollari, cifre mai perfettamente quantificate, ma certamente enormi. Investimenti che da un lato hanno sottratto risorse al resto dell'economia, dall'altro hanno assorbito una quota significativa dell'offerta di energia, contribuendo a renderne il costo estremamente elevato per gli altri settori. L'amministrazione Trump era percepita come particolarmente vicina ai grandi protagonisti della Silicon Valley e favorevole agli investimenti nella cosiddetta super intelligenza. Il voto americano ha rappresentato una sorta di sveglia per gli investitori: questi grandi gruppi tecnologici non godono più della stessa protezione politica a Washington".
E se fosse l’inizio dello scoppio di una bolla?
"Molti osservatori hanno già definito come una bolla l'attuale concentrazione di investimenti e le valutazioni raggiunte dal settore dell'intelligenza artificiale. Tuttavia, non siamo ancora di fronte allo scoppio di una bolla. Dobbiamo ricordare che il Nasdaq si trova ancora su livelli più che doppi rispetto a quelli del 2022, un anno particolarmente negativo per i mercati azionari. Le valutazioni rimangono quindi estremamente elevate e c'è ancora spazio perché la correzione prosegua. Non dobbiamo augurarci lo scoppio di una bolla, perché un evento di questo tipo non sarebbe mai indolore per gli altri settori dell'economia. Al momento, però, non vedo segnali che indichino necessariamente uno scenario del genere. Quello a cui stiamo assistendo è piuttosto una correzione, per quanto repentina, delle quotazioni dopo gli eccessi raggiunti da alcuni titoli. Potremmo quindi trovarci di fronte a un processo di ridimensionamento delle valutazioni relativamente ordinato, piuttosto che all'inizio di una crisi strutturale del comparto tecnologico. Credo che in questa fase serva molta cautela. Da un lato abbiamo la prospettiva di una maggiore regolamentazione, ma non sappiamo ancora quale forma potrà assumere concretamente. Non è stato articolato nulla di preciso. Dall'altro continuiamo ad assistere a una stagione delle trimestrali caratterizzata da utili molto forti nell'economia nel suo complesso. Per questo motivo aspetterei anche a vendere, perché il mercato potrebbe andare molto meglio del previsto.
Non tutti i giganti tecnologici stanno pagando lo stesso prezzo sui mercati. Che differenza vede tra Microsoft e Nvidia?
"Ci sono società tecnologiche che, per continuare a sostenere le valutazioni raggiunte in Borsa, hanno bisogno che gli investimenti e la capacità produttiva legati all'intelligenza artificiale continuino a espandersi. È importante però distinguere tra le diverse aziende. Microsoft, per esempio, ha perso il 2,8% nell'ultima seduta, ma il giorno precedente aveva guadagnato il 6%. Quindi resta comunque in territorio positivo rispetto al risultato elettorale.Nvidia, invece, è profondamente in rosso rispetto ai livelli precedenti al voto. È un segnale di come il mercato stia reagendo in maniera differente alle prospettive delle singole società e alla loro esposizione alla crescita degli investimenti nell'intelligenza artificiale".
La sconfitta di Trump può favorire la Cina nella corsa alla leadership tecnologica mondiale?
"Ne dubito molto. Credo che mantenere la competitività nella corsa all'intelligenza artificiale rappresenti una priorità strategica bipartisan per gli Stati Uniti. Indipendentemente dal fatto che siano i democratici o i repubblicani a guidare la politica americana, l'obiettivo di mantenere la leadership tecnologica continuerà a essere perseguito. Naturalmente potranno cambiare gli strumenti e le modalità con cui questa leadership verrà sostenuta. Ci sarà probabilmente una maggiore attenzione a evitare che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale avvenga a discapito del resto dell'economia.Una regolamentazione più incisiva e una minore interferenza dei grandi operatori tecnologici nella politica americana non significano però che gli Stati Uniti intendano rinunciare alla competizione con la Cina. La partita resta apertissima e gli americani non hanno alcuna intenzione di perderla".
Un Congresso a maggioranza democratica può cambiare anche le prospettive del debito americano e dei rendimenti dei Treasury?
"Abbiamo già visto un movimento significativo dei rendimenti, scesi dai massimi intorno al 5,25% fino a livelli inferiori al 4,90%, intorno al 4,85%. È un segnale importante: il mercato sembra dirci che dobbiamo preoccuparci meno dell'inflazione. Questo andamento è legato anche alla correzione dei prezzi dell'energia, con petrolio e gas in discesa, che alimenta aspettative di un rallentamento dell'inflazione. Nessuno ha la sfera di cristallo e il mercato dei Treasury e quello valutario sono probabilmente tra i più difficili da prevedere. Personalmente dubito fortemente che i democratici accetteranno di tagliare la spesa pubblica o di aumentare le tasse prima di tentare di riconquistare la presidenza. Per questa ragione credo che, indipendentemente dal fatto che a governare siano democratici o repubblicani, l'elevato deficit americano continuerà a rappresentare una caratteristica strutturale della politica economica degli Stati Uniti. Cambierà probabilmente la composizione della spesa: meno risorse destinate alla guerra e magari più interventi di carattere sociale. Ma resteranno comunque livelli di spesa elevati e, di conseguenza, un importante fabbisogno di finanziamento".
E per la Federal Reserve? Il voto americano può cambiare la traiettoria dei tassi d'interesse?
"Kevin Warsh ha dimostrato di essere una persona capace di resistere alle pressioni politiche, anche a quelle di chi lo ha nominato. Trump lo aveva scelto con l'aspettativa che adottasse una politica monetaria accomodante, ma Warsh ha invece aumentato i tassi. In questo nuovo scenario crediamo che avrà sicuramente meno pressioni per mantenere bassi i tassi di interesse. Questo si traduce in un minore premio per il rischio di inflazione sulla parte lunga della curva dei rendimenti. In altre parole, riteniamo che i tassi americani a dieci anni possano continuare a rimanere intorno ai livelli attuali, senza ulteriori rialzi significativi. Il rigore nella conduzione della politica monetaria contribuisce infatti a mantenere ancorate le aspettative di inflazione e a rassicurare gli investitori sulla capacità della Federal Reserve di tenere sotto controllo la dinamica dei prezzi".
Un'ultima domanda sulla geopolitica. I mercati stanno già anticipando un possibile cambiamento nella gestione dei conflitti?
"Credo che gli Stati Uniti debbano confrontarsi con due questioni particolarmente delicate. Una riguarda il sostegno a Israele. L'America avrebbe avuto l'opportunità di gestire meglio la reazione israeliana nei confronti dell'Iran e anche le conseguenze di questa politica nella regione. Su questo mi aspetto quantomeno l'apertura di un dibattito politico. L’altra riguarda il conflitto con l'Iran. Una guerra aperta, prolungata e inconcludente non è nell'interesse degli Stati Uniti e, soprattutto, non è nell'interesse dei loro alleati nel Golfo. Credo quindi che verrà cercata, e in qualche modo anche imposta, una soluzione al conflitto. Non a caso, uno dei primi esponenti dell'amministrazione a finire sotto pressione nel dibattito pubblico sarà probabilmente il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che potrebbe diventare uno dei principali bersagli delle critiche sulla gestione della politica estera e militare americana".