Attentato Bondi Beach, l'autore del massacro accusato di terrorismo

Naveed Akram dovrà rispondere di 59 reati. Il premier del Nuovo Galles del Sud: "Modifiche urgenti su possesso armi". Filippine: "Attentatori addestrati nel nostro Paese? Nessuna prova"

Attentato Bondi Beach - (Afp)
Attentato Bondi Beach - (Afp)
17 dicembre 2025 | 10.02
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La polizia australiana ha formalizzato accuse pesantissime nei confronti di Naveed Akram, ritenuto responsabile del più grave attentato terroristico nella storia del Paese, durante un evento ebraico sulla Bondi Beach di Sydney. Il giovane dovrà rispondere di 59 capi d'imputazione, tra cui 15 omicidi e un'accusa di terrorismo. Secondo gli investigatori, avrebbe agito "ispirato" dal sedicente Stato islamico.

Akram, 24 anni, gravemente ferito e risvegliatosi ieri dal coma, ha compiuto l'attacco durante la celebrazione dell'Hanukka insieme al padre, Sajid, ucciso sul posto.

Intanto il premier del Nuovo Galles del Sud in Australia, Chris Minns, ha dichiarato dopo il funerale del rabbino Eli Shlanger che proporrà modifiche alla politica sul possesso di armi. "Il Parlamento discuterà modifiche urgenti la prossima settimana", ha dichiarato. "La legge limiterà la quantità di armi che possono essere possedute, riclassificherà le tipologie di armi e ridurrà la capacità del caricatore per i fucili da caccia".

Akram già noto ai servizi di sicurezza

Stando alle prime ricostruzioni, Akram era già noto ai servizi di sicurezza. Tra ottobre 2019 e aprile 2020, l'Australian Security Intelligence Organisation (Asio) aveva avviato un'indagine su di lui quando era ancora minorenne. L'inchiesta si era però conclusa senza l'individuazione di una minaccia concreta.

All'epoca, Akram aveva da poco compiuto 18 anni, concluso un corso di formazione professionale e avviato un apprendistato come muratore, il suo primo e unico lavoro. I fatti in questione risalgono alla fine di giugno del 2019, quando era stato visto davanti alla stazione ferroviaria di Bankstown, nella zona ovest di Sydney, impegnato in attività di 'street dawah', una forma di predicazione pubblica con l'obiettivo di convertire i passanti all'Islam.

Naveed Akram "è stato esaminato sulla base di associazioni con altre persone - ha spiegato il primo ministro, Anthony Albanese - La valutazione fu che non c'erano indicazioni di una minaccia in corso o del rischio che potesse ricorrere alla violenza".

L'attenzione sui genitori

Intanto su diversi media pakistani sta circolando la notizia che la madre del giovane, identificata come Venera Grosso, sia italiana, mentre fonti indiane si limitano a scrivere che si tratta di una donna europea. Secondo fonti informate, la donna non risulta essere cittadina italiana, anche se non si esclude che possa essere una persona non registrata.

L'attenzione degli investigatori si concentra ora anche sul padre, Sajid Akram, che viveva con il figlio. Nel 2023 l'uomo aveva ottenuto una licenza per armi da fuoco e nei due anni successivi aveva acquistato sei armi. La polizia sta verificando se la precedente indagine Asio sul figlio sia stata presa in considerazione al momento del rilascio della licenza. Sotto esame anche il viaggio compiuto da padre e figlio nelle Filippine poche settimane prima del presunto attentato.

Filippine: "Attentatori addestrati nel nostro Paese? Nessuna prova"

Il presidente Ferdinand Marcos Jr. "respinge con forza" la "descrizione fuorviante delle Filippine come hotspot per l'addestramento dello Stato Islamico". Lo ha rimarcato la portavoce, Claire Castro, come riporta The Philippine Star, mentre proseguono le indagini delle autorità australiane dopo la strage di Bondi Beach. Per le Filippine, "non ci sono prove confermate che dimostrino che i soggetti coinvolti nei fatti di Bondi Beach abbiano ricevuto una qualsiasi forma di addestramento nelle Filippine" e "non è stata fornita alcuna prova a sostegno delle affermazioni secondo cui il Paese è stato utilizzato per l'addestramento al terrorismo".

Ieri Manila ha confermato che Sajid Akram e il figlio Naveed, ritenuti responsabili per l'attacco costato la vita ad almeno 15 persone, erano stati nella zona di Davao, sull'isola di Mindanao, dal primo al 28 novembre.

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