Gran Bretagna al voto il 7 maggio, Travers: "In bilico lo storico predominio bipartitico"

Oltre 20 milioni i cittadini chiamati alle urne per la prova elettorale più significativa dalle elezioni generali del 2024

Schede elezioni inglesi, immagine di repertorio (Fotogramma/Ipa)
Schede elezioni inglesi, immagine di repertorio (Fotogramma/Ipa)
05 maggio 2026 | 15.57
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Il Regno Unito giovedì 7 maggio affronterà la sua prova elettorale più significativa dalle elezioni generali del 2024. Saranno oltre 20 milioni i cittadini chiamati alle urne in una tornata che ridisegnerà non solo il panorama locale, ma anche i delicati equilibri delle nazioni del Paese. In Scozia verranno rieletti tutti i 129 membri del Parlamento, mentre in Galles i seggi in palio saranno 96. Tuttavia, il cuore della sfida batte in Inghilterra, dove oltre 5.000 seggi in 136 autorità locali dovranno essere rinnovati.

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Banco di prova per l'attuale governo

Sarà un banco di prova per l’attuale governo, guidato dai laburisti di Keir Starmer, ma anche per gli storici avversari, i conservatori di Kemi Badenoch. Entrambi, secondo i più recenti sondaggi, attorno al 18%, stretti nella morsa di Reform UK, la coalizione di destra guidata da Nigel Farage che si attesta al 24%, e di Green Party, il gruppo di sinistra di cui leader è Zack Polanski ora in forte ascesa al 17%, seguito dai Lib Dems di Ed Davey al 13%.

"Ormai è chiaro che le persone si apprestano a votare contro i due partiti che hanno dominato la scena politica britannica dal 1945. Un predominio, quello caratterizzato da conservatori e laburisti, che sta sempre più scricchiolando e nel giro di pochi giorni avremo una prova tangibile del loro fallimento", dice all'Adnkronos Tony Travers, professore, analista e direttore della Lse - London School of Economics and Political Science, commentando l’attuale scenario politico del Paese in vista della imminente tornata elettorale.

Sebbene si tratti tecnicamente di elezioni amministrative, il peso politico nazionale è predominante. Secondo Travers, infatti, il voto locale è diventato uno strumento di protesta contro l'attuale leadership: “Non c'è dubbio che i sondaggi suggeriscono che le persone lo stiano usando come un'opportunità di metà mandato per mostrare la loro esasperazione verso il governo laburista, ma anche verso l'opposizione conservatrice”.

Il direttore della Lse sottolinea come i temi quotidiani stiano passando in secondo piano rispetto alla figura del premier: “Sebbene il disappunto generale riguardi la sicurezza sulle strade, la pulizia delle vie, il costo della vita, l’inflazione e tutte le cose che le persone vedono fuori dalla loro porta di casa, ciò di cui ora, ai cittadini, interessa maggiormente, è in realtà se il partito laburista, come governo nazionale, e Keir Starmer, come primo ministro, rimangano o meno in carica fino alla scadenza naturale del mandato, prevista per l’estate del 2029”.

L'attuale situazione politica

Il partito laburista arriva a questo appuntamento in una posizione di estrema fragilità. L’ultimo anno ha visto crollare i consensi a causa di pesanti ombre interne e turbolenze internazionali. In primo piano c’è la vicenda Mendelson, legata agli 'Epstein Files': Starmer ha negato ogni coinvolgimento diretto, ma le voci di chi sostiene fosse stato avvisato delle possibili implicazioni continuano a logorare la sua credibilità. A questo si aggiunge un isolamento internazionale senza precedenti. Dopo il riconoscimento dello Stato palestinese nel settembre 2025, i rapporti con Washington si sono incrinati, peggiorandosi ulteriormente dopo il rifiuto britannico di sostenere l'amministrazione Trump nel recente conflitto contro l'Iran, se non semplicemente autorizzando gli Usa a usare alcune basi britanniche per possibili attacchi nella guerra in Medio Oriente.

Queste debolezze hanno aperto varchi enormi per le forze minori, mettendo in crisi il sistema bipartitico che regge da ottant’anni. Da un lato Reform Uk attacca da destra, dall’altro i Verdi premono da sinistra. Travers osserva che questo fenomeno non è passeggero: “C'è la sensazione che i due vecchi partiti abbiano fallito agli occhi dell'opinione pubblica. Questa frammentazione sta trasformando il Regno Unito in una democrazia multipartitica simile a quelle del resto d'Europa, sebbene il sistema elettorale nazionale non sia strutturato per gestirla”.

La morsa in cui si trova il Labour è particolarmente stretta poiché i suoi avversari si muovono su binari opposti. L'analista spiega che per Starmer è quasi impossibile trovare una sintesi: “Quando si confrontano contro Reform, si tratta di immigrazione: alti livelli di flussi illegali che la coalizione di Nigel Farage promette di abbattere drasticamente. Quando invece affrontano i Verdi, si tratta più di relazioni internazionali: riguarda il rapporto della Gran Bretagna con gli Stati Uniti e Israele in Medio Oriente o questioni sui diritti umani. In questo scenario, Starmer si trova a gestire una crisi di identità politica che potrebbe essere fatale”.

In conclusione, secondo Travers, “I laburisti stanno combattendo non solo su due fronti, ma contro due partiti con opinioni diametralmente opposte. Cercare di elaborare una visione che conquisti entrambi i gruppi di elettori è impossibile. Il voto di giovedì dirà se il sistema britannico riuscirà a reggere l'urto o se siamo di fronte al definitivo tramonto del duopolio tradizionale”. (di Alessandro Allocca)

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