La guida escursionistica parla delle ''grande preoccupazione'' dei groenlandesi e delle ''truppe europee viste di buon grado'' sottolineando che ''il presidente americano ha perso l'opportunità di annettere la Groenlandia diplomaticamente''
C'è ''grande preoccupazione'' tra i groenlandesi per le dichiarazioni di Donald Trump, che ''fino a quest'autunno erano viste come le parole di un folle''. Ma parlando di ''possedere la Groenlandia, niente di più contrario alla mentalità di un Paese dove nessuno possiede la terra'', il presidente americano ha ''perso l'enorme possibilità di annettere la Groenlandia da un punto di vista diplomatico''. Lo spiega all'Adnkronos Enrico Gianoli, guida escursionistica in Groenlandia e autore di 'Osservatorio Artico', spiegando che ''per i groenlandesi è inaccettabile pensare che qualcuno torni a parlare del Paese non come 'homeland', ma come territorio negoziabile e disabitato''. Ma ''nella sua logica imperialistica Trump ha bisogno di un territorio di frontiera ed essendo il Far West già conquistato bisogna andare verso il Far North'', afferma Gianoli.
In questo contesto quello che i groenlandesi vedono ''di sicuro in maniera positiva e accettano di buon grado'' è ''l'arrivo delle truppe europee'', perché ''vedono il supporto dell'Europa, che è il modello sociale a cui fanno riferimento'', con la ''speranza che la situazione si risolva in modo positivo al più presto''. I groenlandesi, afferma Gianoli, ''non sono indigeni naif e ingenui'' e anche ''gli indipendentisti sanno che non possono essere un'isola separata da tutti''. Per cui, nell'ipotesi di separarsi dalla Danimarca, ''per questioni geografiche e storiche gli Stati Uniti erano gli alleati più vicini, ma ora non più'', dopo la politica che sta portando avanti Trump.
Eppure ''il popolo groenlandese è stato pro americano a lungo, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, perché è fortissimo il risentimento verso la Danimarca e per la sua storia coloniale''. Ma ''ora la stragrande maggioranza degli abitanti della Groenlandia si sente più vicina alla Danimarca, è un Paese che si basa su un forte welfare state, quindi un'economia molto incentivata e supportata dallo Stato'', spiega Gianoli. Gli abitanti della Groenlandia ''sanno benissimo che qualora entrassero nella sfera degli Stati Uniti perderebbero questi vantaggi economici e sociali'', analizza.
Il ricercatore, che nel 2024 ha preso parte alla spedizione Inuit Windsled, aggiunge che ''il secondo partito groenlandese, l'indipendentista Naleraq, ha proposto il modello di 'free association''', ma ''credo che ora sia molto difficile che l'opinione pubblica lo accetti. Perché quello che comporta, come si è visto ad esempio nelle isole del Pacifico, è che sì, gli Stati Uniti danno grossi incentivi economici, ma si svuota la sovranità, che rimane puramente formale, e si deve accettare un sfruttamento deregolamentato delle risorse e dell'ambiente''. Il groenlandese ''non è un indigeno naif che non vuole toccare la natura'', ma ''sa bene l'importanza dell'equilibrio tra salvaguarda ambientale e utilizzo della natura''. Le elezioni dello scorso anno, sottolinea, sono state vinte dal partito Demokraatit, ''più aperto al business e alle estrazioni rispetto al precedente'', quindi i groenlandesi hanno espresso la volontà di portare avanti un piano di estrazioni minerarie, che rappresentano ''la principale risorsa economica oltre la pesca e il turismo''. Ma non a tutti i costoi
''La Groenlandia è diventata di interesse enorme a livello mondiale per le sue riserve minerarie incredibili e ricchissime'', prosegue il ricercatore ricordando che ''nel sottosuolo ci sono 25 dei 34 minerali strategici individuati dall'Unione Europea''. Ma ''ci sono una serie di ostacoli allo sfruttamento della Groenlandia'' a partire ''da quello logistico, con la scarsità delle infrastrutture'' in un Paese che ''è costruito su una serie di insediamenti profondamente scollegati tra di loro''. Inoltre ''l'80 per cento della Groenlandia è ricoperto dalla calotta polare con chilometri di ghiaccio''. Qualcosa, a livello locale, però si muove. ''Ci sono 200 licenze minerarie all'attivo di analisi dei potenziali di determinate zone e due giacimenti a sud della Groenlandia sono quelli di maggiori interessi'', ha concluso.