Iran, Borse e petrolio: lunedì la prova dei mercati con lo spettro di una 'tempesta perfetta'

Potrebbero saldarsi alcune spinte di fondo, su tutte le previsioni più fosche sull'impatto dell'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro, con uno scenario di guerra più lungo di qualsiasi attesa

Iran, Borse e petrolio: lunedì la prova dei mercati con lo spettro di una 'tempesta perfetta'
01 marzo 2026 | 13.53
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Riflettori puntati sui mercati finanziari e sulle quotazioni del petrolio. Lunedì le Borse e gli indici misureranno l'impatto della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Un conflitto che si è subito allargato ai Paesi del Golfo e che rischia di coinvolgere un'area ancora più vasta. Se finora gli shock sono stati assorbiti con relativa compostezza, dalla guerra in Ucraina alle bizze di Donald Trump nella politica commerciale, la prospettiva di una 'tempesta perfetta' che possa far saltare gli equilibri che si sono consolidati negli ultimi due-tre anni sembra essere un'opzione da prendere in considerazione. Questo anche perché potrebbero saldarsi alcune spinte di fondo, su tutte le previsioni più fosche sull'impatto dell'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro, con uno scenario di guerra più lungo di qualsiasi attesa.

Come in ogni crisi innescata da tensioni geopolitiche, il fattore chiave sarà proprio la durata. Se le prossime ore dovessero continuare ad alimentare uno scenario compatibile con un conflitto prolungato, le reazioni degli investitori potrebbero essere particolarmente prudenti. Sicuramente dovranno fare i conti con il loro principale nemico, l'incertezza. In questo senso, sarà determinante la percezione che si avrà nelle sale operative: da una parte potrebbe innescarsi una reazione di panico, con una mole di vendite tale da far crollare i listini. Dall'altra, ed è un'opzione altrettanto sperimentata in passato, potrebbero esserci i presupposti per generare spinte speculative, che possono prendere di mira debiti sovrani e/o singoli settori.

Pochi dubbi, invece, sulle fibrillazioni che investiranno il comparto energia. I segnali per un'impennata delle quotazioni del petrolio sono nelle cose. Ed è significativo l'annuncio dell'Opec+ di aver "concordato un adeguamento della produzione di 206.000 barili al giorno", ad aprile, un aumento delle quote di produzione superiore alle aspettative, dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani a Teheran hanno innescato le ritorsioni iraniane in tutto il Medio Oriente. Il gruppo comprende i principali produttori di petrolio, Arabia Saudita e Russia, nonché diversi stati del Golfo che hanno subito il peso degli attacchi di Teheran.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, senza precedenti nella storia, è un fatto che da solo può destabilizzare il mercato. Passano dal canale controllato dall'Iran, che collega il Golfo Persico ai mercati globali, circa il 20% dell'offerta mondiale giornaliera di petrolio e una quota altrettanto consistente di gas liquefatto (Gnl), in buona parte destinati ai mercati asiatici, principalmente Cina, India e Giappone. È evidente che se la chiusura dovesse prolungarsi, si possano verificare i presupposti di una nuova crisi energetica su larga scala. (Di Fabio Insenga)

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