"Pahlavi? Un 'signorino' estraneo al Paese, raid Usa stile Venezuela non avrebbe senso"
La Repubblica islamica è "ancora forte" ed al momento "non c'è nessuna opposizione seria, credibile ed unita" in grado di rovesciarla, "che piaccia o meno". Lo afferma Raffaele Mauriello, docente dell'Università 'Allameh Tabatabai' di Teheran e profondo conoscitore dell'Iran, al momento in anno sabbatico, analizzando in un'intervista all'Adnkronos i possibili scenari che potrebbero aprirsi nel Paese in seguito alle proteste del 28 dicembre, dall'eventuale futuro politico di Reza Pahlavi, figlio maggiore dell'ultimo Shah di Persia, alle voci su una possibile operazione degli Stati Uniti, più volte minacciata da Donald Trump negli ultimi giorni.
Mauriello, che a giugno scorso fu protagonista di una rocambolesca fuga da Teheran sotto i bombardamenti israeliani insieme a decine di nostri connazionali, inizia il suo ragionamento evidenziando come l'ultima ondata di proteste sia essenzialmente di natura economica, sempre nel quadro di una crisi che va avanti da anni e collegata alle sanzioni. "C'è stato un degrado importante della capacità di acquisto degli iraniani e ci sono tante persone che hanno realmente difficoltà ad arrivare a fine mese. Il loro numero è cresciuto. Quindi da questo punto di vista è una protesta di dignità e contro un sistema, la Repubblica Islamica, che dal punto di vista di crescenti settori della popolazione non riesce a rispondere dal punto di vista economico a esigenze minime o adeguate", spiega il professore.
Le proteste sono ricorrenti, prosegue Mauriello, ricordando quelle dell'Onda Verde nel 2009 contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, e ancora quelle del 2019 e del 2022, che avevano il 'volto' di Mahsa Amini. "Le proteste iniziano sempre a causa di questioni economiche, però poi entrano in campo tutta una serie di altri fattori di ingerenza esterna che è reale, c'è ed è anche armata", sostiene il docente, secondo cui le proteste, "a causa di questa ingerenza poi diventano violente, lo Stato reagisce e abbiamo i morti. Numeri a volte importanti, sia tra le forze dell'ordine che tra chi protesta, e che sono sempre difficili da verificare".
Il tema chiave, puntualizza Mauriello, è che - come già accaduto in passato - l'opposizione appare scollata, con i singoli gruppi che sembrano in competizione per imporre la propria agenda sugli altri. "Il grande elefante nella stanza è proprio questo - ragiona - Dal mio punto di vista, la Repubblica islamica è ancora forte, anche se ha perso legittimità, ma non c'è alla data di oggi, all'ora di questa intervista, nessuna alternativa seria e credibile, che piaccia o meno. Non c'è nessuna opposizione seria, credibile e unita".
Per il docente, negli ultimi 20 anni l'unica protesta "con un progetto credibile" che c'è stata in Iran è stata quella dell'Onda Verde. "Io ero là, ne sono stato testimone. C'erano dei leader come Karroubi e Mousavi (i due candidati riformisti alle presidenziali del 2009, ndr), era interna, i numeri erano grandi - parliamo di milioni di persone - quella sì che è stata una grande possibilità persa. Proprio nelle scorse ore invece, a Los Angeles, un camion dei Mojahedin-e Khalq, il gruppo di Maryam Rajavi, ha investito dei monarchici durante una manifestazione. Questa è la realtà dell'opposizione, questo è il problema".
Mauriello non crede affatto che alcuni attori esterni al Paese possano assumere credibilmente la leadership dell'opposizione e guidarla verso la democrazia. "Adesso si è concentrata attorno a questo signorino, il famoso figlio dello Shah, Reza Ciro Pahlavi. È il signor nessuno, nel senso che quanti anni ha? E quanti ne ha passati in Iran? Pochissimi. E' nato in Iran, ma ha trascorso l'adolescenza isolato dal Paese, figlio di una dinastia che in quel momento era ricchissima. C'è un articolo dell'epoca del New York Times che lo descrive come il bambino più ricco del mondo senza amici, solo con il cane - prosegue - Lui non sa niente del Paese, né il Paese sa niente di lui. Non ha mai dimostrato, finora, di saper fare nulla di particolare. Non ha realizzato niente. Sta lì, e rappresenta un po' la famiglia".
Per il professore, nella società iraniana c'è invece una certa "simpatia" in particolare per l'uomo "che ha inventato la dinastia" ovvero Reza Pahlavi, il nonno di Reza Ciro Pahlavi. "Questa dinastia - evidenzia - viene rovesciata dalla rivoluzione islamica perché, è inutile raccontarci storielle, aveva creato una dittatura. Poi cosa è arrivato dopo ne possiamo discutere. Ma la rivoluzione è stata fatta soprattutto contro una dittatura. Questa sembra una crisi della Repubblica Islamica, e lo è, però il Paese in un certo senso è in crisi da almeno un secolo".
E uno scenario di tipo 'venezuelano', con gli Stati Uniti che intervengono con un'azione mirata per rovesciare il regime? Mauriello lo ritiene "difficile, nel senso che gli Stati Uniti hanno già fatto un intervento quest'estate che, opinione mia che sono stato sotto le bombe, è stato fatto per fermare in realtà lo scontro con Israele". Un'azione 'una tantum' sul modello di quanto accaduto a giugno, osserva il docente, "non cambierebbe sostanzialmente molto. Dimostrerebbe ancora una volta che questi interventi non servono quasi a nulla e renderebbe tutto un po' più complicato".
L'altra opzione è che gli Stati Uniti conducano un "grandissimo intervento", ma parliamo dell'Iran, "un Paese tre volte più grande della Francia, con 90 milioni di abitanti, un esercito e con un forte nazionalismo. Questo non vuol dire che non sia possibile, che magari non si faccia, ma che non ha senso, non è una cosa intelligente e logica". Anche eliminare solamente Khamenei lascerebbe il tempo che trova. "Ci ha provato Israele quest'estate bombardando l'Alto Consiglio per la Sicurezza Nazionale, che è l'organo più importante in Iran da questo punto di vista. Non è che Khamenei non sia importante, è importantissimo. Però il Paese va individuato non come una dittatura ma come un sistema in cui ne devi fare fuori molti, troppi - conclude Mauriello - Possono tentare il bis, però l'Iran bombarderebbe, non ho dubbi su questo".