Raid attorno alle 2 del mattino, esplosioni anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Il ministro della Difesa di Caracas schiera l'esercito. Delcy Rodriguez: "Maduro unico presidente". Aereo arrivato a New York
"Maduro e sua moglie sono stati catturati e sono stati portati fuori dal Paese". Donald Trump annuncia così la cattura del presidente del Venezuela dopo i raid condotti dagli Usa nella notte su Caracas e diverse regioni del Paese. I due, ha spiegato il procuratore generale Usa, sono stati entrambi incriminati nel distretto meridionale di New York.
L'aereo con a bordo Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores è arrivato alla Stewart Air National Guard Base di New York. Lo ha reso noto un funzionario federale. Trump ha pubblicato su Truth Social una foto del leader venezuelano scattata sulla nave militare statunitense Iwo Jima, diretto verso gli Stati Uniti. Maduro è ammanettato e con la mano destra regge una bottiglietta di plastica senza tappo. Indossa delle cuffie e una tuta grigia di un noto brand americano. Sugli occhi ha occhiali oscuranti di grandi dimensioni.
Secondo quanto riferito da alcune fonti alla Nbc, il presidente venezuelano e la moglie saranno trasferiti in elicottero in città dove verrà sottoposto alle procedure del caso e trasferito nel Metropolitan Detention Center. Maduro dovrà comparire in tribunale lunedì.
Il presidente americano ha fatto il punto sull'operazione in un collegamento telefonico con Fox News. Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati mentre erano rifugiati in "una fortezza" altamente protetta, ha spiegato senza fornire ulteriori dettagli. Nel blitz è stata impiegata la Delta Force, unità di elite dell'esercito statunitense. L'operazione è stata preceduta da raid aerei ed esplosioni segnalate in diverse aree della capitale venezuelana.
Maduro, ha detto ancora Trump, stava cercando di negoziare un accordo con gli Stati Uniti prima dell'attacco Usa e della sua cattura, ma il presidente americano ha rifiutato. Maduro ''alla fine stava cercando di negoziare", "ma io ho detto: 'no, non possiamo farlo'. Quello che ha fatto con la droga è sbagliato", ha scandito Trump in collegamento telefonico con Fox News.
L'operazione militare in Venezuela era stata inizialmente prevista per quattro giorni fa, ma "il tempo non era perfetto e il meteo doveva esserlo", ha sottolineato il tycoon.
''Stiamo prendendo decisioni sulla leadership venezuelana'' e prendendo in considerazione la possibilità che l'attivista e Premio Nobel per la pace Machado guidi il Paese al posto di Maduro, ha detto ancora il presidente americano.
"Stiamo prendendo questa decisione ora. Non possiamo correre il rischio di lasciare che qualcun altro gestisca il tutto e prenda il controllo di ciò che ha lasciato'' Maduro, ha affermato. ''Saremo molto coinvolti. E vogliamo difendere la libertà del popolo", ha aggiunto Trump.
Nicolas Maduro "è l'unico presidente". Così la vice presidente venezuelana ha replicato a Donald Trump, secondo cui Delcy Rodriguez sarebbe pronta a collaborare nella transizione.
Machado, poche ore dopo l'attacco americano e la cattura di Maduro, ha scritto in una lettera condivisa sui social che il leader dell'opposizione venezuelana Edmundo Gonzalez dovrebbe assumere la presidenza del Venezuela.
Maduro ha ''rifiutato di accettare un'uscita negoziata'' e ''da oggi affronterà la giustizia internazionale per i crimini atroci che ha commesso ai danni dei venezuelani e contro i cittadini di molte altre nazioni'', ha scritto Machado, aggiungendo che ''gli Stati Uniti hanno mantenuto la promessa di far valere la legge''.
"L'ora della libertà è arrivata. Siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere'', ha scritto ancora la Premio Nobel per la pace che ha anche rivolto un appello ai ''venezuelani in patria e all'estero'' chiedendo loro di ''restate vigili e mobilitati. Il Venezuela sarà libero".
"Abbiamo lottato per anni, abbiamo dato il massimo e ne è valsa la pena. Ciò che doveva accadere sta accadendo'', le parole di Machado nella lettera in cui parla di ''ore cruciali''.
''E' arrivato il momento che la sovranità popolare e la sovranità nazionale prevalgano nel nostro Paese. Ripristineremo l'ordine, libereremo i prigionieri politici, costruiremo una nazione eccezionale e riporteremo a casa i nostri figli''.
Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati intanto incriminati nel distretto meridionale di New York, ha annunciato su 'X' il procuratore generale degli Stati Uniti Pam Bondi spiegando che i due "presto affronteranno l'ira della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani''.
Pam Bondi ha pubblicato un atto d'accusa desecretato contro il presidente venezuelano e sua moglie Cilia Flores. Le accuse includono cospirazione per "narcoterrorismo" e importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi, e cospirazione per il possesso di tali armi, stando a quanto riporta l'emittente Usa Nbc.
I procuratori federali statunitensi sostengono che Maduro sia "in prima linea in tale corruzione e si sia associato ai suoi co-cospiratori per usare la sua autorità, ottenuta illegalmente, e le istituzioni che ha corrotto per trasportare migliaia di tonnellate di cocaina negli Usa". Fin dai suoi "primi giorni nel governo venezuelano", egli ha "macchiato ogni ufficio pubblico che ha ricoperto", hanno scritto i magistrati nell'atto di accusa, ricostruendo l'operato del leader venezuelano nel corso della sua carriera politica.
"In qualità di membro dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Maduro Moros ha movimentato carichi di cocaina sotto la protezione delle forze dell'ordine venezuelane", si legge nel documento, che utilizza il cognome integrale del leader venezuelano. "Come ministro degli Esteri del Venezuela, ha fornito passaporti diplomatici venezuelani a trafficanti di droga e ha agevolato la copertura diplomatica per aerei utilizzati da riciclatori di denaro per rimpatriare i proventi della droga dal Messico al Venezuela", prosegue il testo, aggiungendo che nella veste di presidente del Venezuela "e ora sovrano de facto, Maduro Moros permette alla corruzione alimentata dalla cocaina di prosperare a proprio vantaggio, a beneficio dei membri del suo regime e dei suoi familiari".
Dopo i raid e l'annuncio della cattura di Maduro, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha annunciato lo schieramento di forze militari in tutto il Paese in un video pubblicato sui social media. Nel video, il ministro ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo "gli ordini di Maduro", ma non ha fatto alcun riferimento alla cattura del presidente venezuelano. "Ci hanno attaccato, ma non ci sottometteranno", ha detto Padrino Lopez.
Il ministro ha anche rivolto un invito alla calma e all'unità e ha messo in guardia contro l'anarchia e il disordine, avvertendo: "Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare".
Il ministro ha definito gli attacchi un atto codardo, ma ha affermato che il regime non avrebbe ceduto alle pressioni americane. "Questa invasione rappresenta il più grande insulto che il Paese abbia mai subito", ha dichiarato Padrino riapparso nel video, dopo che erano circolate informazioni sull'attacco alla sua abitazione e il ministro era sembrato irraggiungibile. "Lungi dall'essere una presunta lotta al narcoterrorismo, questa azione deplorevole mira a imporre un cambio di regime", ha aggiunto Padrino.
"Il Venezuela respinge, ripudia e denuncia la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e la popolazione venezuelani, nelle località civili e militari di Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira intorno a Caracas", si leggeva in un comunicato del governo prima dell'annuncio di Trump. Il presidente Maduro aveva quindi invitato "tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione", si spiegava nel comunicato.
"L'obiettivo di questo attacco - proseguiva il comunicato - non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno".
Forti esplosioni nella notte a Caracas. Sulla capitale, elicotteri e aerei. Secondo l'Afp, le detonazioni sono avvenute attorno alle 2, ora locale. Almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale, riferiscono diverse testate, che riportano anche di una grande base militare colpita nella parte meridionale della città rimasta senza elettricità e dove era visibile una colonna di fumo (VIDEO).
I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.
Nei raid "sono stati uccisi civili innocenti", ha dichiarato il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, parlando alla Venezolana de Televisión (Vtv). "Ritengo il governo degli Stati Uniti direttamente responsabile di qualsiasi circostanza possa capitare al nostro presidente e leader della Rivoluzione Bolivariana", ha affermato. Saab ha poi chiesto alla popolazione venezuelana di scendere in piazza con calma e denunciare le ''massicce violazioni dei diritti umani avvenute oggi'' per mano dell'Amministrazione statunitense.
Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto intanto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione dev'essere convocata immediatamente.