Trump e la crisi dello Stretto di Hormuz: "Usa non dovrebbero essere lì, Nato si muova"

Il presidente americano: "Forse non dovremmo essere lì affatto, perché non abbiamo bisogno di quel petrolio"

Donald Trump
Donald Trump
16 marzo 2026 | 09.24
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"Forse non dovremmo essere lì". Donald Trump tra dubbi e certezze sulla crisi dello Stretto di Hormuz, bloccato dall'Iran con la conseguente paralisi del commercio del petrolio. Risultato: traffico di greggio paralizzato e prezzi record. Il presidente degli Stati Uniti, mentre rientra a Washington con l'Air Force One, ai giornalisti ribadisce l'intenzione di coinvolgere paesi della Nato - e magari anche la Cina - in una coalizione che garantisca la sicurezza dello Stretto. "Abbiamo essenzialmente sconfitto l'Iran. Non posso fare molto ormai. Abbiamo attaccato l'isola di Kharg, abbiamo risparmiato una piccola area. Potremmo colpirla in 5 minuti, ho scelto di non farlo, vediamo. L'Iran vuole assolutamente trattare, stiamo parlando ma non credo siano pronti in questo momento. Dal punto di vista militare le cose stanno andando benissimo" ma "non c'è motivo di dichiarare ufficialmente la vittoria".

I contatti con gli alleati

Il focus al momento è su Hormuz e sul rapporto con gli alleati. "Stiamo parlando con altri paesi per vigilare sullo Stretto. Siamo sempre a disposizione per la Nato, Non eravamo obbligati ad aiutarli con l'Ucraina, c'è un Oceano tra noi e loro. Eppure li abbiamo aiutati. Ora vedremo se loro aiuteranno noi", dice Trump, spiegando che "abbiamo avuto contatti con 7 paesi più o meno. Abbiamo ricevuto alcune risposte positive, altri preferiscono non essere coinvolti". Il Regno Unito sta valutando, la Germania pubblicamente ha detto no, il presidente francese Emmanuel Macron è reduce dal colloquio telefonico con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a cui ha ribadito che "la libertà di navigazione nello Stretto deve essere ripristinata il più presto possibile".

Al Financial Times, Trump arriva a prevedere un effetto "molto negativo per il futuro della Nato" se l'Alleanza non fornirà a Washington la collaborazione richiesta. Trump, in realtà, si aspetta un segnale anche dalla Cina a 2 settimane dalla visita a Pechino e dall'incontro con Xi Jinping. "La Cina secondo me dovrebbe partecipare. Il 90% del suo petrolio arriva dallo Stretto di Hormuz. Parteciperà? Forse sì, forse no...", dice Trump senza fornire troppi dettagli.

Nelle due settimane abbondanti di conflitto, il presidente americano ha modificato spesso la propria posizione quando è stato sollecitato dalla stampa: ha definito la guerra "vinta", per poi affermare che "il lavoro non è concluso". Gli Stati Uniti, dice ora con una nuova giravolta, proabilmente non dovrebbero nemmeno operare nello Stretto: il petrolio prodotto in Medio Oriente, evidenzia, non è destinato agli Usa. "Sto chiedendo a questi paesi di intervenire e proteggere il proprio territorio, perché è il loro territorio... E' l'area da cui arriva la loro energia, dovrebbero aiutarci. Si potrebbe anche sostenere che forse non dovremmo essere lì affatto, perché non ne abbiamo bisogno. Abbiamo molto petrolio, saremo presto il primo produttore al mondo. Eppure siamo lì, lo facciamo quasi per abitudine e perché abbiamo ottimi alleati nella regione", prosegue. Le domande sui possibili sviluppi dell'operazione non sono apprezzate. Perché gli Stati Uniti stanno dispiegando altri 5000 uomini nella regione, compresi 2200 Marines? "Lei è veramente una persona odiosa", la replica del presidente ad una giornalista della Abc.

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