Il presidente francese Emmanuel Macron pubblica su X il video della firma Usa‑Iran
Una doppia firma digitale, una sottoscrizione a Versailles davanti alle telecamere e la pubblicazione del documento sui social da parte dei leader coinvolti. Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, che ha l'obiettivo di delineare un percorso verso una pace permanente tra i due Paesi, con annessa riapertura dello Stretto di Hormuz, è effettivamente entrato in vigore nelle scorse ore, ma attraverso una procedura a dir poco macchinosa.
Quando in Europa era notte, i presidenti di Stati Uniti e Iran, Donald Trump e Masoud Pezeshkian, avrebbero firmato il memorandum. Le tempistiche e le modalità restano, tuttavia poco, chiare e il video diffuso sull'account X del presidente francese, Emmanuel Macron, non contribuisce a dissipare i dubbi. Nelle immagini si vede Trump apporre la firma sul documento alla presenza del segretario di Stato, Marco Rubio, mentre Macron si congratula con lui con un "bravo". Lo stesso Trump ha poi confermato ai giornalisti, lasciando la reggia: "È firmato. Firmato a Versailles".
Le Président Trump a signé ce soir à Versailles l’accord entre l’Iran et les États-Unis.
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) June 18, 2026
Cet accord ouvre la voie à une paix durable et permet la réouverture du détroit d’Ormuz.
C’est un pas important dans la bonne direction pour nos compatriotes… pic.twitter.com/b1XgZrBv0m
Negli stessi minuti Pezeshkian e il primo pakistano, Shehbaz Sharif - indicato come uno degli architetti dell'intesa - pubblicavano sui rispettivi profili social foto che li ritraevano con il testo in bella vista firmato dai tre i protagonisti. I media internazionali parlano di una firma digitale, ma il meccanismo tecnico-giuridico attraverso cui sarebbe avvenuta non è stato precisato.
A rendere il quadro ancora più frammentato contribuisce un ulteriore passaggio avvenuto nei giorni precedenti: una prima sottoscrizione digitale risalente a domenica scorsa, attribuita al vice presidente degli Stati Uniti, Jd Vance, e al presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, con Donald Trump indicato come testimone. Non è però chiaro come questo atto si inserisca nella successiva firma di Versailles, né quale sia il suo valore nel percorso complessivo del memorandum.
Il memorandum, composto da 14 punti, prevede - tra l'altro - la cessazione immediata delle operazioni militari, incluso il fronte in Libano, la riapertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggi per almeno 60 giorni, rimandando i nodi più delicati come il futuro del programma nucleare iraniano. Il testo include, inoltre, la revoca progressiva delle sanzioni americane e lo sblocco di fondi e asset iraniani. Un punto particolarmente controverso riguarda la previsione di un fondo da circa 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell'Iran, che sarebbe attivato solo in caso di progressi verificati nell'attuazione dell’intesa.
Sul piano operativo, il processo entra ora nella fase più delicata. La Svizzera - indicata nei giorni scorsi come sede della cerimonia ufficiale di firma del memorandum - ha confermato che domani, nel resort di Burgenstock vicino Lucerna, Stati Uniti e Iran si incontreranno insieme ai mediatori Pakistan e Qatar per avviare le prime negoziazioni sull'attuazione del memorandum. Al tavolo dovrebbero sedere anche Ghalibaf e Vance, il cui viaggio in Svizzera è stato confermato dalla Casa Bianca. Resta però l'incognita centrale: quante firme esistono realmente, e soprattutto quale sia la loro gerarchia giuridica.