Ue, Darnis (Luiss): "L'intesa Italia-Germania non è a scapito del motore franco-tedesco"

È una buona notizia anche in Francia, spiega Jean-Pierre Darnis, professore di Storia alla Luiss. "In Italia riflesso nazionalista puerile ma Ue non è gioco a somma zero: se perdiamo, perdiamo tutti. E per via del contesto sfidante le convergenze sono molto forti in Ue, anche su preferenza europea ed eurobond"

 - Ludovic Marin /Afp
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13 febbraio 2026 | 17.23
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L'intesa rafforzata tra Italia e Germania "è una buona notizia" anche in Francia, e "non va letta come la leggono gli italiani", perché "non va a scapito del motore franco-tedesco". Lo dice all'Adnkronos Jean-Pierre Darnis, professore di Storia all'Università Luiss e a Nizza, sottolineando che la comunanza di intenti tra Roma e Berlino emersa al Consiglio informale tenutosi ieri ad Alden Biesen "va a determinare eventuali maggiori convergenze" anche per il prossimo vertice di marzo, quello ufficiale: "Ne abbiamo bisogno". Per quanto riguarda la lettura italiana, l'esperto ravvisa l'esistenza di un "riflesso nazionalista un po' puerile, anche perché si interpreta la politica come qualcosa dove per vincere bisognerebbe far perdere qualcun altro: ma l'Europa non funziona così".

Darnis rigetta il collegamento operato da alcuni commentatori tra il rafforzamento del rapporto italo-tedesco e l'apparente indebolimento di quello franco-tedesco, visione che tiene conto anche delle tensioni tra Parigi e Berlino riguardo al progetto congiunto per la costruzione del caccia di prossima generazione Fcas, nonché delle voci riguardo l'interesse tedesco nell'unirsi al programma rivale Gcap, in cui l'Italia è partner. Il rapporto franco-tedesco, spiega, "risale al 1963", affonda le sue radici nella stabilizzazione raggiunta con il Trattato dell'Eliseo, ed è stato scandito anche da "fasi altalenanti", ma è composto da meccanismi complessi in grado di tenere insieme "due Paesi con sistemi diversi ma tantissimi strumenti di convergenza quando poi le poste in gioco diventano importanti".

L'esperto sottolinea che, a prescindere dalle fasi, Francia e Germania "hanno sempre avuto cura di parlarsi. E le amministrazioni lavorano insieme, ci sono scambi, si conoscono molto bene". Pur concedendo che al momento esistano "divergenze su alcuni progetti industriali", evidenzia che non è una situazione inedita nella storia del rapporto: "è successo quasi sempre. Ma poi ci sono strumenti di convergenza fortissimi, perché i grandi passi di evoluzione dell'Europa, anche lo stesso Pnrr, alla fine è stato frutto di una grande intesa franco-tedesca", evidenzia. C'è poi una comunanza di vedute tra Parigi e Berlino sulla minaccia rappresentata dalla Russia e sulla necessità di un attacco futuro, che entrambe, come i Paesi nordici e baltici, ritengono "assolutamente probabile". Al punto che oggi i tedeschi chiedono ai francesi di parlare di estendere l'ombrello nucleare di Parigi.

'Ue non è gioco a somma zero: se perdiamo, perdiamo tutti'

"Con ogni probabilità anche nel futuro ci saranno dei compromessi strutturali franco-tedeschi molto importanti, che vanno anche a beneficio dell'Europa, perché hanno sempre avuto una forte capacità di trascinamento, anche per motivi geografici", prosegue il professore. Il fatto che l'Italia possa portare al tavolo una forte convergenza con la Germania è dunque "un fattore molto positivo" perché foriero di compromessi europei. Si può pensare a "un filino di emulazione, se non di competizione", concede Darnis: ma non si tratta affatto della lettura "molto ingenua, per non dire stupida, che ritiene che per vestire Paolo bisogna svestire Pietro. La politica in Europa non funziona affatto così, né empiricamente, quando uno la osserva, né come progetto". Perché "se perdiamo, perdiamo tutti".

È dunque in questo contesto che lavora l'Italia, la quale "ha anche un rapporto molto buono con la Francia, espresso dal Trattato del Quirinale, che ha instaurato un'istituzionalizzazione che fa sì che i ministeri di ambo le parti lavorino sempre meglio". Sono "molto buoni" anche i legami ufficiali tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, che si è recato più volte in visita ufficiale a Palazzo Chigi dall'insediamento della premier. Un contesto che complessivamente Darnis legge con una lente positiva: "non siamo in un momento di crisi europee, siamo in un momento di grande preoccupazione per lo scenario russo e quello americano, fonte di forte evoluzione, per non dire preoccupazione, e sul quale gli europei si stanno parlando e stanno cercando soluzioni".

Possibile leggere il rafforzamento dei rapporti di Roma sia con Parigi che con Berlino come la "chiusura" di un triangolo di potere centrale per l'Ue? "Io non credo alla geopolitica", ribatte il professore, "pensare alla politica guardando a cartine e simboli geometrici è sbagliato". Detto questo, se si vuole usare la simbologia del rapporto franco-tedesco, "i tedeschi hanno sempre parlato del tandem, in cui si pedala insieme, e i francesi del motore, che ha due cilindri". Ben venga, quindi, un "terzo cilindro" italiano, un altro Paese fondatore che si aggiunge al traino dell'Ue. E ben venga un rapporto italo-tedesco più intenso, più forte, afferma Darnis. "Mi auguro che sia strutturale e che si aggiunga al rapporto strutturale franco-tedesco, che ha degli alti e bassi, che sicuramente in questo momento è soggetto a dinamiche altalenanti, ma che non va sottovalutato per la sua capacità duratura di convergenza".

'Convergenze forti in Ue, anche su eurobond'

C'è poi una "constatazione basica": le economie e le catene di produzione di Italia, Francia e Germania sono "ultra-integrate", evidenzia l'esperto. "Si sa quanto la catena industriale italiana sia integrata nell'industria tedesca, ma c'è forte integrazione con l'economia francese, magari meno industriale, ma sulla distribuzione, i servizi, l'alta tecnologia". Dimensione che rafforza la tesi secondo cui una convergenza fra tre importanti Paesi membri, nel contesto attuale, "è un fattore molto positivo". Senza dimenticare che anche altri Paesi Ue "sono molto desiderosi di andare avanti", come nel caso dei nordici, desiderosi di rispondere alla minaccia russa e affrancarsi dalla dipendenza statunitense. "Quindi esistono queste dinamiche, vanno tutte nello stesso senso: quello di risolvere i problemi in comune, di una maggiore integrazione per trovare soluzioni. Adesso bisogna organizzare tutto questo, ed è ciò che magari si vedrà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi", spiega Darnis.

L'ultimo riferimento è al concetto di "cooperazione rafforzata", ossia gruppi di Paesi Ue che accelerano insieme su alcuni progetti invece di aspettare l'unanimità a 27, che prende sempre più piede tra i membri dell'Unione. Il tema ha trovato ampio risalto alla riunione di Alden Biesen, dove è emersa anche l'opposizione categorica del cancelliere tedesco Friedrich Merz rispetto all'emissione di eurobond per le priorità comuni, linea invocata dall'ex premier italiano Mario Draghi nel corso dei lavori e che storicamente ha trovato Parigi e Roma concordi. Ma la realtà non è così netta, sottolinea il professore, constatando il ricorso al debito comune sia per il fondo Safe, volto al riarmo Ue, sia per il prestito europeo da 90 miliardi all'Ucraina. "Quindi il tabù, volendo, è già stato infranto". E anche a livello della Germania, dove il rigore fiscale è dottrina di Stato, la posizione di Merz è "molto meno monolitica di quanto sembri".

Sugli eurobond ci sono dunque "compromessi accettabili da definire", prosegue Darnis, sottolineando che la Francia si è presentata alla riunione con un altro progetto, quello della preferenza europea per gli appalti, che è stato apparentemente rigettato. "Anch'io penso che la preferenza europea mal si adegui ai nostri mercati, ma l'idea che dobbiamo aumentare l'integrazione in chiave politica è condivisa. Dal 1957 a 2-3 anni fa miravamo all'espansione del mercato con una visione molto economicista. Adesso abbiamo capito che dobbiamo controllare e gestire questa integrazione in modo strategico, perché un mercato più integrato significa essere più sovrani su alcune tecnologie, svincolarsi da interessi cinesi, russi o americani, in modo parziale ma efficiente". Questa consapevolezza ormai è generale, come anche quella della necessità di arrivare a delle misure a proposito: "Ci sono delle divergenze sui mezzi, ma credo che in questo momento di grande paura, le convergenze, sotto sotto, siano molto forti o più di quanto lo siano state in altri momenti storici".

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