Cbs: "Trump ha ordinato attacchi da giorni, forze speciali Usa nel Paese". Le detonazioni sono avvenute attorno alle 2 del mattino, esplosioni anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Media: colpita base militare e casa del ministro della Difesa
Venezuela sotto attacco con forti esplosioni nella notte a Caracas. Sulla capitale, elicotteri e aerei. Si tratta, secondo il presidente venezuelano Nicolas Maduro, di una "gravissima aggressione militare degli Stati Uniti". Il presidente ha quindi dichiarato lo stato di emergenza. Secondo la Cbs, l'azione è stata ordinata dal presidente americano Donald Trump prima di Natale. Forze speciali americane sarebbero intanto state avvistate nel Paese dopo le esplosioni, riferiscono alcuni media tra cui l'emittente Cbs News.
"Il Venezuela respinge, ripudia e denuncia la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e la popolazione venezuelani, nelle località civili e militari di Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira intorno a Caracas", si legge in un comunicato del governo. Il presidente Maduro ha quindi invitato "tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione", spiega il comunicato.
"L'obiettivo di questo attacco - prosegue il comunicato - non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno
L'attacco su Caracas rappresenta ''un tentativo di guerra coloniale'' e di ''forzare un cambio di regime'', ha poi dichiarato il ministro degli Esteri del Venezuela Jorge Arreaza, affermando: ''Respingiamo l'aggressione contro il nostro Paese, che costituisce una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. Qualsiasi tentativo di cambiare il governo al potere nel nostro Paese fallirà, come tutti i tentativi precedenti''.
Secondo l'Afp, le detonazioni sono avvenute attorno alle 2, ora locale. Almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale, riferiscono diverse testate, che riportano anche di una grande base militare colpita nella parte meridionale della città rimasta senza elettricità e dove è visibile una colonna di fumo. Anche la casa del ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, sarebbe stata colpita nei raid aerei, riferiscono i media venezuelani affermando che il ministro sarebbe irraggiungibile. Alcuni media riferiscono che l'esponente del governo di Maduro si trovava nella base aerea di Tiuna al momento dell'attacco e, secondo alcuni post sui social media, sarebbe stato ucciso.
I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.
La Federal Aviation Administration ha intanto vietato agli aerei statunitensi di operare a tutte le altitudini nello spazio aereo venezuelano, citando "rischi per la sicurezza del volo associati alle attività militari in corso". Il divieto riguarda quattro regioni di informazione di volo in Venezuela e dintorni: San Juan, Piarco, Maiquetia e Curaçao.
Il presidente Usa Donald Trump "ha ordinato attacchi contro siti all'interno del Venezuela, tra cui strutture militari, hanno riferito funzionari statunitensi alla Cbs News, mentre l'amministrazione, sabato mattina, intensificava la sua campagna contro il regime del presidente venezuelano Nicolás Maduro.
Trump, secondo la Cbs, ha dato da giorni luce verde all'attacco condotto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio per colpire anche obiettivi militari nel paese. L'azione è stata discussa dai vertici militari a Natale, ma la priorità è stata data ai raid contro basi Isis in Nigeria. Nei giorni successivi al Natale, l'attacco a Caracas è stato congelato in attesa di condizioni meteo più favorevoli.
Al buio diversi quartieri, riferisce quindi la Cnn, secondo cui la prima detonazione è avvenuta approssimativamente alle 1,50 ora locale. "Una di queste è stata così forte che la mia finestra ha iniziato a tremare", ha detto il corrispondente dell'emittente americana. Un video ottenuto e verificato dalla Cnn mostra due pennacchi di fumo che si innalzano nel cielo notturno tra le luci di Caracas. Alla base di uno dei pennacchi si nota un bagliore arancione, poi un lampo in un'altra posizione, seguito da un boato.
Sui social network sono intanto visibili immagini di grandi incendi con colonne di fumo, senza che sia possibile localizzare con precisione l'area esatta delle esplosioni, che sembrano aver avuto luogo nella parte sud e est della capitale venezuelana.
Molti gli utenti dei social che hanno segnalato diverse esplosioni nelle prime ore di stamattina, con gli abitanti di diversi quartieri della capitale venezuelana che hanno preferito lasciare le proprie abitazioni per riversarsi in strada. Secondo testimoni, il rumore della detonazione è stato udito in diverse zone della città, nonché all'aeroporto Simón Bolívar di Maiquetía e al porto di La Guaira.
I residenti di quartieri come El Junquito, La Pastora, Macarao, El Hatillo, El Marqués e Los Ruices hanno riferito di aver sentito aerei volare sopra di loro ed esplosioni. Alcune zone della città sono rimaste senza elettricità. Sono state condivise inoltre immagini di cittadini che hanno lasciato i loro appartamenti riversandosi in strada.
Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto intanto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione dev'essere convocata immediatamente, per "stabilire la legalità internazionale dell'aggressione contro il Venezuela".
WATCH: Major secondary explosions after U.S. airstrike near Higuerote Airport, Miranda, Venezuela. pic.twitter.com/JezFG9qxLz
— Clash Report (@clashreport) January 3, 2026
Le esplosioni si sono verificate mentre il presidente degli Stati Uniti, che ha dispiegato una task force della marina nei Caraibi, ha sollevato la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela e ha affermato che i giorni del presidente venezuelano Nicolás Maduro erano "contati". Il presidente americano accusa il presidente Maduro di essere a capo di una vasta rete di narcotraffico, cosa che l'interessato nega, rimproverando agli Stati Uniti di volerlo rovesciare per impadronirsi delle riserve petrolifere del Paese, le più grandi del pianeta.
In un clima di crescente tensione fra i due Paesi, ieri era tuttavia arrivata l'apertura di Maduro al dialogo con gli Usa. "Abbiamo avuto solo un colloquio. Mi ha chiamato venerdì 21 novembre dalla Casa Bianca", aveva spiegato in un'intervista trasmessa da Vtv dopo che Trump ha detto di aver parlato "molto di recente" con il presidente venezuelano. Maduro aveva così confermato di essere pronto al dialogo con Washington perché - ha detto - "bisogna iniziare a parlare sul serio".
Prima dei raid di stamattina, gli Stati Uniti hanno aumentato notevolmente negli ultimi mesi la loro presenza militare nei Caraibi, arrivando a impiegare migliaia di soldati e più di una decina di navi da guerra. Alcune di queste risorse militari sono state utilizzate come parte di una serie di attacchi che hanno distrutto almeno 36 presunte imbarcazioni adibite al trasporto della droga e ucciso 115 persone, in una campagna denominata Joint Task Force Southern Spear, che secondo i funzionari ha lo scopo di fermare il flusso di droga negli Stati Uniti.
A metà dicembre, le risorse nella regione includevano l'USS Gerald R. Ford Carrier Strike Group, che porta con sé la portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei del mondo; i cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke USS Mahan e USS Bainbridge; e l' USS Winston S. Churchill , nonché l'Iwo Jima Amphibious Ready Group (ARG) e la 22nd Marine Expeditionary Unit, per un totale di oltre 4.500 Marines e marinai. L'ARG include la USS Fort Lauderdale e la USS San Antonio . Altre navi della Marina nella regione a metà dicembre includevano la USS Gettysburg, la Thomas Hudner, la Stockdale e la Lake Eerie .
Anche le forze statunitensi, tra cui migliaia di soldati, si sono concentrate a Porto Rico, in seguito alla riapertura della base navale di Roosevelt Roads, una struttura che era rimasta chiusa per decenni. La Cnn ha riferito che gli Stati Uniti hanno schierato a Porto Rico anche 10 caccia F-35 e almeno tre droni mietitori MQ-9.
"Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata. L'Unità di crisi della Farnesina operativa", ha scritto su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
''La situazione è molto tesa'' e ''il clima è molto incandescente in quella parte del mondo''. Come Italia ''seguiamo con la massima attenzione quello che sta accadendo'' in Venezuela e ''il presidente del Consiglio è stata informata fin da stamane'', ha poi detto il vice premier in collegamento telefonico con l'edizione straordinaria del Tg2.
''La nostra unità di crisi è a disposizione, come anche la nostra ambasciata a Caracas, anche per chi ha parenti in Venezuela'', ma ''al momento voglio rassicurare che non c'è stata alcuna chiamata di italiani che vivono in Venezuela alla nostra ambasciata'' per cui ''al momento la situazione per gli italiani che vivono in Venezuela è tranquilla'', ha spiegato il ministro.
"La Farnesina, l'Ambasciata d'Italia e il Consolato Generale seguono la situazione a Caracas a seguito delle forti esplosioni avvenute in città questa mattina. Il Ministro Antonio Tajani è informato e ne segue l’evoluzione. Per emergenze o segnalazioni contattare Consolato italiano al numero +584142101699 o l'Unità di Crisi al +39 0636225 o via mail a unita.crisi@esteri.it", scrive su X la Farnesina.