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Cinema: lo psicologo, con Bruni Tedeschi alla ribalta la normalità folle

28 marzo 2017 | 16.09
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Valeria Bruni Tedeschi alla cerimonia di consegna dei David di Donatello

di Pippo Orlando

"Ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente l'approccio alla malattia mentale in Italia...", esordisce Valeria Bruni Tedeschi stringendo in mano il David di Donatello per la Miglior attrice protagonista in 'La Pazza Gioia' di Paolo Virzì. E aggiunge: "Ringrazio la mia povera psicanalista...". Un esordio sul palco degli Studios di Via Tiburtina al limite tra normalità e follia, proprio come il personaggio di Beatrice che interpreta nel pluripremiato film di Virzì (ben cinque David), accanto a Donatella, interpretata da Micaela Ramazzotti. "Due personaggi che mettono in atto comportamenti considerati inadeguati e ascritti nell'ambito della follia dalla società, ma che in realtà non sono né giusti, né sbagliati", commenta con l'Adnkronos Andrea Sales, psicologo e professore all'Università di Padova, nonché direttore del centro di formazione della persona 'Paradoxa'.

'La Pazza Gioia' di Virzi porta con autorevolezza alla ribalta il problema della 'normalità' della pazzia. "La normalità - afferma Sales - viene definita secondo dati statistici. In sostanza si stabilisce che un comportamento più frequente può essere considerato normale, e il concetto di normalità viene calato nella cornice della società. L'errore che si commette però è quello di sovrapporre il concetto di normalità a quello di giustezza, al quale si sovrappone altrettanto spesso quello etico di bene e male".

"Tutto questo comporta la formazione di una società che non è più in grado di accogliere la diversità. Ed ecco che - sottolinea lo psicologo - con l'eccezione dei casi clinici gravi, la pazzia è usata come strumento valutativo per contenere i pensieri divergenti che potrebbero risultare socialmente scomodi. Se vista da un'angolazione diversa, invece, la follia può essere intesa come la possibilità di avere un pensiero laterale, di vedere le cose in prospettiva diversa".

Ma le società sono soggette ai cambiamenti, sottolinea Sales portando come esempio "i diversi canoni estetici di oggi rispetto a quelli del passato. Basti pensare che la donna attualmente percepita come bella, magra e abbronzata, qualche secolo fa sarebbe stata considerata una poveraccia. Allo stesso modo cambia anche il concetto di normalità e quello di follia. Il nocciolo della questione è che una società dovrebbe essere capace di costruire i suoi parametri culturali e di conseguenza valoriali su misura degli elementi che la costituiscono. Oggi si trova in grande difficoltà perché di fronte al multiculturalismo e alla multietnicità, la società occidentale si trova sovraesposta e non è in grado di accogliere la diversità perché tutto ciò che non è catalogabile e contenibile entro determinati parametri, diventa un problema".

Un problema che impatta anche con la gestione 'politica' della democrazia: "Una società sovraesposta non riesce più a rispondere al principio democratico". Per lo psicologo dell'Università di Padova, inoltre, l'attuale società occidentale "è globalizzata e parcellizzata e manca di una visione unitaria, conseguenza della perdita della cultura umanistica". L'esempio che Sales porta è proprio quello delle Università, alcune delle quali "hanno più di duecento indirizzi. Se è vero che c'è la necessità di una specializzazione verticale, è altrettanto vero che si è persa la visione di insieme. Un fenomeno che si ripercuote anche nella vita di ogni giorno e nei rapporti interpersonali: non consideriamo più le persone nella loro interezza - spiega lo psicologo - ma le parcellizziamo e i parametri valutativi diventano difficilissimi".

I problemi della società occidentale si pongono, secondo Sales, di fronte ai cambiamenti: "Se la novità è contenibile, allora la società riesce a governarla, altrimenti - conclude - c'è bisogno di una rivoluzione culturale che è un fenomeno molto complesso".

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