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Il caso

Marò, l'udienza finale

08 luglio 2019 | 10.39
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Inizia oggi all'Aja l'ultima udienza dell'arbitrato nel caso della 'Enrica Lexie' per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L'ambasciatore Azzarello: "Pregiudizi indiani nei loro confronti". La scheda: 7 anni di battaglie giudiziarie. L'ammiraglio Giampaolo Di Paola: "Fiducioso"

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Fotogramma /Ipa)

Si terrà tra oggi e il 20 luglio all'Aja, presso la Corte arbitrale permanente (Permanent Court of Arbitration, PCA), l'udienza finale dell'arbitrato nel caso della 'Enrica Lexie' riguardante Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina che vennero accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, nel sud dell'India, durante una missione a protezione di un mercantile italiano.
L'udienza - si legge in un comunicato sul sito della Corte - riguarderà la competenza del Tribunale arbitrale e il merito delle argomentazioni di parte italiana e delle controargomentazioni di parte indiana. L'udienza si aprirà con una breve dichiarazione di apertura dei rappresentanti delle due parti.

"Agli occhi dell'India - ha detto in apertura l'ambasciatore Francesco Azzarello - Salvatore Girone e Massimiliano Latorre erano già colpevoli di omicidio" di due pescatori "prima ancora che le accuse venissero formulate, non c'è stata presunzione di innocenza" da parte di Nuova Delhi. L'ambasciatore ha parlato di "pregiudizi indiani nei confronti" dei due marò, che erano "ufficiali dello Stato, che svolgevano compiti ufficiali, esercitavano funzioni ufficiali a bordo di una nave", la Enrica Lexie, che "batteva bandiera italiana e navigava in acque internazionali oltre le acque territoriali indiane". Per questo, il diplomatico ha sostenuto la giurisdizione italiana del caso, denunciando tra l'altro "ingiustificabili rinvii nel processo" in India contro Latorre e Girone.

Entrambi, ha sottolineato Azzarello, "sono stati privati della loro libertà senza alcuna imputazione per oltre otto anni: le considerazioni umanitarie in questo caso sono rilevanti" e, ha detto, riguardano anche i due pescatori uccisi, per cui "l'Italia prenderà ogni misura appropriata perché i loro interessi siano rispettati nelle indagini e nei procedimenti" che porterà avanti l'Italia nel caso venisse riconosciuta la sua giurisdizione. Italia è "grata per il nuovo corso" nei rapporti tra Italia e India sulla base della cooperazione richiesta dal Tribunale dell'Aja, rapporti "normalizzati dopo anni di tensione causati da questi incidenti". E auspica che la sentenza del Tribunale, attesa entro sei mesi, "risolva pienamente e in modo definitivo la disputa" sulla giurisdizione del caso. Dal canto suo, l'agente indiano, il sottosegretario agli Esteri Balasubramanian ha detto ai giudici dell'Aja che "l'Italia sostiene di avere la giurisdizione esclusiva sul caso, ma deve tenere conto del fatto che l'India ed i due pescatori sono le vittime di questo caso".

TRENTA - "Si è aperta oggi l’udienza sui nostri due marò. Il governo italiano ha massima fiducia nel Tribunale arbitrale internazionale. Cari Salvatore e Massimiliano, non siete soli. Ne’ voi, ne’ le vostre famiglie. Vi mando un forte abbraccio a nome del governo e di tutta la Difesa". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

DI PAOLA - "Sono fiducioso che la Corte dell’Aja riconoscerà le ragioni del governo italiano". Così all’Adnkronos l’ammiraglio Giampaolo Di Paola a proposito dell'udienza finale. Di Paola era ministro della Difesa quando, nel 2013, i due fucilieri di Marina dovettero tornare in India. "Siccome la Corte non si pronuncia sul merito dei fatti – sottolinea Di Paola - ma su chi avrà il diritto di giurisdizione, sono fiducioso che, in questa interminabile vicenda, darà ragione all’Italia". Questa la posizione dell’ammiraglio, che rinnova la sua "vicinanza più affettuosa ai due ragazzi".

DEL SETTE - "Aspettiamo questa decisione, che ci sarà nell’arco massimo di pochi mesi, con estremo interesse. Siamo soddisfatti di quello che abbiamo ottenuto a suo tempo con il ritorno in Italia dei due marò". Così all’Adnkronos l’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette. Oltre all'impegno profuso in difesa dei diritti dei due militari italiani in virtù dei suoi incarichi istituzionali, Del Sette, il 15 giugno scorso ha partecipato in veste di testimone al matrimonio tra Massimiliano Latorre e Paola Moschetti. Dunque, i due fucilieri di Marina, prosegue Del Sette, "sono in attesa con una certa ansia di sapere l’esisto definito della cosa, essendo consapevoli del fatto che l’Italia sta facendo il massimo del possibile, con uno staff di Difesa estremamente qualificato e che non li abbandonerà mai".

TERZI - "Nel corso di questa procedura arbitrale attivata in origine dal governo Monti e solo dopo numerose mobilitazioni pubbliche rilanciata dal governo Renzi, si sono accumulati troppi ritardi, specie dopo la dissennata decisione presa all'epoca di rimandare i marò in India". Lo dice all'Adnkronos Giulio Terzi di Sant'Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti. Terzi si dimise da ministro degli Esteri del governo Monti proprio in dissenso per la linea adottata dall'esecutivo. "La decisione -ricorda- è in qualche modo procedurale, perché attiene alla risposta da dare sulla competenza a giudicare nel caso, se sia dell''India o dell'Italia. E dubito che ci sia un giurista disposto a negare che la giurisdizione sia italiana, a meno, naturalmente, che non si tratti di un giurista indiano". Terzi sottolinea che in base agli stessi documenti prodotti da parte indiana si rileva "che la localizzazione della 'Enrica Lexie' era ben più lontana dalle acque territoriali indiane rispetto a quella indicata in origine e anche che le modalità con cui la nave fu costretta ad attraccare risultano illegali. Speriamo che si metta al più presto la parola fine a questa lunga vicenda che ha colpito i diritti di due marò italiani impegnati secondo le norme internazionali in attività di anti pirateria. L'udienza potrebbe limitarsi ad un dibattimento breve, posso solo auspicare che la decisione non richieda un'attesa di mesi".

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