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Mattarella: cultura antidoto a corruzione, no a fratture e pensiero unico /Adnkronos

12 giugno 2015 | 14.41
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Il Capo dello Stato parla al Quirinale per i premi 'David di Donatello'

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Il Presidente Sergio Mattarella con Quentin Tarantino

No alle fratture sociali, no al pensiero unico e all'illusione che la concentrazione di potere sani le ferite. Le differenze, il confronto, le relazioni sono gli strumenti che possono consentirci di uscire dalla crisi economica, politica e morale e quindi anche le armi per combattere e sconfiggere la corruzione. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, approfitta di un'occasione di carattere mondano e culturale per lanciare un forte segnale politico, i cui destinatari non vengono naturalmente nominati direttamente ma sicuramente si intravedono numerosi in filigrana.

Ad ascoltare il Capo dello Stato al Quirinale ci sono i candidati ai premi del cinema 'David di Donatello', presentati da Gian Luigi Rondi, presidente dell'Accademia 'David di Donatello', e dal premio Oscar Nicola Piovani. Tra di loro anche Quentin Tarantino, vincitore di due David nel 1995 e nel 2013.

E il Presidente della Repubblica trae spunto proprio da un personaggio del film 'Pulp fiction' del regista americano, per sottolineare le difficoltà legate alla crisi economica e gli sforzi per superarla. "La crisi è stata pesante", uscirne "non è facile. Signor Tarantino, anche se ci prestasse il suo mister Wolf, neppure lui riuscirebbe da solo a risolvere tutti i problemi".

siamo diversi ma viviamo in una casa comune, uscire dalla crisi migliori

Ma il mondo del cinema in generale, con la sua storia, i suoi problemi, ma anche con le sue prospettive e l'importanza che i suoi valori rivestono per la cultura, rappresenta il filo conduttore di un intervento nel quale il Capo dello Stato sviluppa concetti ribaditi a più riprese, ad esempio in tema di corruzione, ma anche in qualche modo inediti.

"Dalla crisi -afferma Mattarella- non usciremo come vi siamo entrati. Dobbiamo cercare di uscirne migliori". Per farlo occorre "trarre ancora linfa da quelle radici che affondano nei valori più importanti della nostra comunità e della nostra storia". Ciò richiede "stima reciproca, o quanto meno rispetto vicendevole", nonchè "coltivare il bene comune".

"Siamo, naturalmente e fortunatamente, diversi tra noi. Abbiamo opinioni, gusti, sensibilità differenti. Il cinema è la rappresentazione più nitida, e spesso emozionante, di questa diversità. Ma viviamo in una casa comune. E c'è un legame evidente tra la nostra capacità di confronto e la fiducia che sapremo generare".

concentrazione del potere non sana ferite, rafforzare sistema-Paese

"C'è un legame anche -avverte il Capo dello Stato- tra la crescita culturale e la crescita democratica. Le fratture sociali invece possono frenarci, possono farci arretrare nella crisi. Non sarà mai il pensiero unico, o l'illusione di una concentrazione del potere, a sanare queste fratture. Ci vuole, appunto, dialogo, occorre confronto. Dobbiamo far vivere le differenze, e anche gli inevitabili contrasti, mentre insieme rafforziamo il sistema-Paese".

In questo contesto il Presidente della Repubblica inserisce il ricordo di Francesco Rosi e Virna Lisi, che con "il loro genio artistico e la loro professionalità ci ricordano che senza questo sforzo corale saremmo tutti molto impoveriti". E "senza la storia del nostro cinema sarebbe più povera l'Italia".

Perciò "cinema e cultura accompagneranno, e sosterranno, la ripresa e il nuovo sviluppo del nostro Paese". Una considerazione che non guarda soltanto agli aspetti economici della crisi, ma anche a quelli politici, sociali, morali ed etici. "La cultura -è l'affondo finale di Mattarella- è un antidoto anche contro la corruzione e l'egoismo, incapace di riconoscere l'interesse comune. La corruzione è conseguenza di un impoverimento della civiltà e delle relazioni".

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