Ermanno Scervino, le divise della ribellione tra Beatles, denim e couture

Per la primavera-estate 2027 la femminilità tra rigore e sensualità: "Divise per cantare e non combattere"

Tre look Ermanno Scervino per la primavera-estate 2027
Tre look Ermanno Scervino per la primavera-estate 2027
26 settembre 2026 | 18.47
LETTURA: 3 minuti

Le divise, ma per cantare e non per combattere. È da qui che parte il viaggio di Ermanno Scervino per la primavera-estate 2027: un’idea di ribellione fatta di uniformi militari rilette attraverso il rock, di denim trattato come couture, di corsetti e guêpière che disegnano il corpo senza costringerlo, di quella femminilità che il designer fiorentino cerca da sempre nella tensione tra rigore e sensualità. “I Beatles ci hanno insegnato moltissimo. Sono attuali oggi - spiega lo stilista nel backstage - li ho riguardati e ho detto ‘ma che moderni’. Se avessi 18 anni, mi vestirei così, perché portano una modernità irripetibile. Mi sono ispirato a quando ero un ragazzo, e guardavo con entusiasmo gli anni che erano passati da poco e che ora sono immortali”.

E proprio quelle uniformi diventano il simbolo di una ribellione diversa: “Mi affascinava il fatto che avessero messo una divisa cantando e non combattendo. Allora era diverso - spiega -. Lo hanno fatto come forma di ribellione verso il mondo. Era una dolcezza che oggi puoi ripetere”. Il guardaroba prende la grammatica militare e la sposta in un contesto ultra femminile: marsine e giacche da corsaro convivono con minigonne gonfie di duchesse, jeans maschili e shorts di pelle; trench trasparenti e mantelle da tempesta lasciano emergere tute di maglia, corsetti scultura e sottovesti di pizzo. Il mare è l’altra grande suggestione della collezione, tra Yellow Submarine, galeoni, il Bounty e l’immaginario di Marlon Brando e Tarita. Una traversata che si traduce nei materiali: nappa color legno bruciato, lino che ricorda le vele, suede nei toni dei cordami, bianco gesso e sale, blu denim e oltremare, sabbia, paglia, oro, canapa, conchiglia e cammello. Le superfici sembrano portare addosso il vento, il sole e la salsedine, mentre fili metallici dorati e ramati e galloni di seta segnano le uniformi.

“Ho fatto un enorme lavoro sui materiali, sulla lavorazione del jeans come fosse couture” dice ancora il creativo. Il denim, per Ermanno Scervino, è soprattutto legato a una memoria personale. “Quando ero un ragazzo mi era stato vietato indossarlo con il cappotto di cammello - ricorda - con i sacrifici che faceva mio padre non potevo andare in giro con i jeans strappati”. Da qui il legame con una precisa idea di eleganza: “Sono legato alla couture, alla sartorialità, al Made in Italy. Il lusso è una parola quasi volgare oggi ma a dargli valore sono l’armonia e il tessuto” assicura.

La femminilità, intanto, prende forma attraverso guêpière, bustier e bra, portati sui pantaloni o sulle gonne, con il punto vita sempre protagonista. “Ho un’idea forte di femminilità. Le guêpière sono ovunque: sui pantaloni, sulle gonne. È facile per le donne, non devi essere per forza magra: il punto vita può essere accentuato nei look” rimarca lo stilista. La sfilata si chiude con la divisa, accanto all’abito di pizzo: due estremi che Ermanno Scervino mette nello stesso guardaroba. E torna il tema che attraversa tutto il suo lavoro: la ricerca di qualcosa che non sia già visto. “Sono sempre stato attratto dalla diversità, dalla novità - sottolinea -. Spero di essere riuscito a dimostrarlo facendo moda. Nel mio lavoro io metto modernità”. Anche per questo, parlando di intelligenza artificiale, ammette: “Mi fa paura ma si può combattere con l’intelligenza umana”. (di Federica Mochi)

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