Alla prima sfilata uomo senza lo stilista parata di star a Milano, tra cui Ricky Martin e Gianni Morandi. "Ha costruito pezzo di eternità"'
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. La frase del Gattopardo sembra scritta per questo momento. Alla fine della sfilata uomo Giorgio Armani autunno/inverno 2026-27, presentata in via Borgonuovo a Milano, l’applauso non è solo per la collezione. È per Leo Dell’Orco, che esce in passerella sereno ma visibilmente emozionato, mentre dalla sala qualcuno grida 'bravo Leo'. Per la prima volta, dopo quarant’anni al fianco di Giorgio Armani, Dell’Orco, suo compagno e braccio destro, firma una collezione uomo senza di lui, scomparso il 4 settembre scorso. Un debutto nel segno della continuità. Il titolo è ‘Cangiante’, e non potrebbe essere più azzeccato. Iridescente, come ciò che cambia restando fedele a sé stesso, la collezione mette in scena l’evoluzione naturale dello stile Armani: un intellettuale dall’eleganza sobria, la cui filosofia 'less is more' appare più evidente che mai.
E’ una collezione dove il colore è libero: verde oliva, viola ametista e blu lapislazzuli illuminano una palette di grigi, beige, neri e blu profondi. Le superfici sono vive, grazie a velluti, crêpe, ciniglia e sete iridescenti accostati a cashmere garzati, lane battute e pelli dalla mano opaca e tattile. La seta imita il denim, il montone dalla mano velluto è impeccabile. I volumi sono sciolti, i gesti naturali. Blouson, giacche con abbottonature basse, cappotti avvolgenti, camicie con o senza collo e pantaloni ampi che cadono su scarpe in suede e boot costruiscono un guardaroba di eleganza disinvolta. Anche l’abbigliamento da neve mantiene la stessa idea di comfort sofisticato, con i modelli che escono in rapida successione durante lo show.
Non mancano delle uscite femminili, che indossano i completi maschili con disinvoltura e nonchalance. Spicca il cardigan a jacquard geometrici, declinato al maschile e al femminile, nato dalla collaborazione con Alanui, mentre la sera, il nero si accende di note preziose. Gli accessori completano il racconto: borse capienti o a tracolla, cinture con ganci grafici, cappelli a tesa ampia e occhiali dal design leggero. In sala, il parterre restituisce il peso emotivo della giornata. Ricky Martin, tra gli ospiti in via Borgonuovo, parla di un legame che va oltre la moda: “Armani è meraviglioso. È un piacere essere qui. Il suo stile è elegante ma rilassato. Sono padre di quattro figli e ho bisogno di praticità e comfort: Armani riesce sempre a essere pratico. Per me è stato una fonte di ispirazione per tutta la mia carriera”.
Per Jack O’Connell, protagonista sul grande schermo dei film horror ‘Sinners’ e ‘28 anni dopo - Il tempio delle ossa’ Armani è una certezza: “È un nome che mi accompagna da tutta la vita, sinonimo di altissima qualità - racconta ai cronisti -. Tra stile e cinema c’è un legame forte: i costumi aiutano a costruire un personaggio, a dare un messaggio”. Un rapporto profondo è quello raccontato dall’attore Luca Marinelli, da anni vicino al marchio: “Sono molto felice di essere qui - spiega -. È una collaborazione che va avanti dall’inizio della mia carriera. Armani mi ha dato uno stile ma anche un gruppo di persone diventate amici. Un abito aiuta tantissimo a calarsi in un personaggio”.
Malika Ayane sottolinea il valore simbolico della sfilata: “Sono molto emozionata. Sono sicura che oggi vedremo come il maestro Armani abbia costruito un pezzo di eternità”. E il ricordo più intimo è quello di Gianni Morandi, legato da una profonda amicizia allo stilista: “Ho sempre avuto un rapporto bellissimo con Giorgio e con tutto il suo team - ricorda -. Con i suoi abiti mi sentivo più protetto. L’ultima volta che ci siamo visti era fortissimo, in forma smagliante. Ci prendevamo in giro. Ricordo tanto affetto, da parte sua e da parte mia”. Alla fine della sfilata, l’applauso è tutto per Leo Dell’Orco, che esce accompagnato dal nipote Gianluca Dell’Orco, da anni al suo fianco nell'ufficio stile uomo della maison. E ‘Cangiante’ è anche questo: un cambiamento che oggi più che mai restituisce un nuovo punto di vista che nasce dall’interno, nel rispetto profondo dell’eredità di Giorgio Armani. (di Federica Mochi)