Virginia Woolf, Lisetta Carmi e Nan Goldin ispirano una collezione tra crochet, abiti sottoveste e maglieria per raccontare la famiglia scelta e rileggere l'intimità domestica
Di strada Marco Rambaldi ne ha fatta. Lo stilista bolognese, stagione dopo stagione, ha costruito un linguaggio sempre più apprezzato, con riferimenti molto colti alla cultura popolare e un'idea ben decisa di comunità. Per la primavera-estate 2027 torna a parlare di casa ma non come un luogo domestico e rassicurante. La casa di Rambaldi è un rifugio dove potersi guardare allo specchio e sperimentare. "La casa come rifugio e luogo di appartenenza, dove potere essere sé stessi, un luogo sicuro che purtroppo il mondo non ci permette sempre di avere - spiega lo stilista nel backstage -. Il primo punto di ispirazione è stata Virginia Woolf che in ‘Una stanza tutta per sé’ rivendicava uno spazio operativo in un contesto maschilista. Ecco, noi cerchiamo di espandere questo concetto alla comunità queer, che fa da sempre parte dell’immaginario del brand".
Da qui gli slogan sulle t shirt ma anche il fatto a mano, l’artigianato come i fiori all’uncinetto e la maglieria smacchinata. La seconda ispirazione è 'Casa Susanna', luogo di ritrovo per persone transgender e cross-dresser nella New York degli anni Cinquanta e Sessanta. E ancora, il lavoro di Lisetta Carmi sui travestiti a Genova e quello di Nan Goldin, con i suoi ritratti fotografici in ambienti domestici. È una casa abitata, dunque, quella raccontata da Rambaldi, dove il punto di partenza è il diritto ad avere uno spazio in cui potersi esprimere senza dover continuamente negoziare la propria identità. La stanza di Woolf diventa erotica e condivisa. E il gesto del prepararsi per uscire di casa diventa uno dei fili conduttori della collezione: twin set, slip dress, cardigan, foulard e piccole borse sono gli elementi di una quotidianità che non ha nulla di anonimo.
Anche il fatto a mano continua ad essere determinante nel lavoro di Rambaldi. I fiori all’uncinetto si intrecciano e si ricamano sui capi, il crochet vintage viene recuperato e accostato alla pelle, al denim e ai tessuti più fluidi. Il lavoro manuale diventa quasi una scrittura: slogan sulle t-shirt, maglieria smacchinata, dettagli costruiti uno a uno. Sul denim lavato l’uncinetto compare tra gli strappi; le carte da parati floreali domestiche vengono ingigantite e trasformate in stampe su mesh e raso, oltre che in jacquard goffrati. Il bellissimo abito bianco baloon in tessuto e uncinetto vintage con tulle è la quintessenza della collezione. Ma ache i look daily come le bluse fatte all’uncinetto e crepe de chine a contrasto con le giacche costruite in bouclé con intrecci fatti a mano, la tuta in denim lavato e lavorato con l’uncinetto, i top a schiena nuda, la maglieria in cotone con lycra lavato effetto stropicciato "come se ci fosse appena svegliati" dice Rambaldi.
Il corpo sembra quindi uscire direttamente dalla stanza: i top doppi e decostruiti, le longsleeve trompe-l’œil che simulano una canotta, le gonne che ricordano il gesto della svestizione. I volumi sono provvisori, quasi appoggiati sul corpo, mentre la maglieria in cotone e lycra lavata assume un effetto stropicciato, quello di qualcosa che è stato appena indossato o appena abbandonato sul letto. Ma la casa può essere anche il luogo in cui i ruoli sociali vengono messi in scena. E qui entra Casa Vianello, con la sua borghesia televisiva e la rappresentazione ironica di una famiglia apparentemente ordinata. Sandra e Raimondo diventano il contrappunto popolare a una domesticità standardizzata, che Rambaldi rilegge con ironia attraverso giacche da tailleur in bouclé, twin set in maglia e la stampa “panni stesi”.
Il casting, ospitato nelle stanze di Palazzo Turati grazie a Istituto Marangoni Milano, porta in passerella, come d'abitudine, una community plurale e queer. Nell’idea di “amor senza pretese” che attraversa la collezione c'è un aspetto tenero. Il punto pizzo a cuori racconta un sentimento spontaneo e viscerale, mentre gli amici a quattro zampe diventano protagonisti di t-shirt, camicie e foulard.
A completare il progetto le collaborazioni con Mionetto, grazie a una capsule dedicata e la presenza del prosecco durante l’evento. E Furla, fondata a Bologna nel 1927, che condivide con Rambaldi il legame con l’artigianalità italiana e porta in passerella alcune delle sue borse iconiche, tra cui Lynette, silhouette d’archivio reinterpretata per una capsule dedicata alla Milano Fashion Week. Con Testoni nasce invece una collaborazione che comprende due modelli di scarpe e due borse e che mette in dialogo due realtà legate al territorio bolognese e al suo sapere artigianale. (di Federica Mochi)