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Migranti: paesi ricchi Golfo sotto accusa, porte chiuse a profughi siriani

04 settembre 2015 | 11.54
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La politica restrittiva adottata finora dagli Stati europei nei confronti dei profughi ha suscitato grande sdegno internazionale, ma ci sono altre aree del mondo che adottano una politica ancora più restrittiva, chiudendo completamente le loro porte ai siriani. Si tratta, in particolare, di sei paesi ricchi del Golfo: Qatar, Emirati, Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrain. Amnesty International li ha accusati di recente di aver "offerto zero posti per il collocamento dei rifugiati siriani".

Accuse analoghe sono state mosse da Kenneth Roth, direttore si Human Right Watch. Come hanno sottolineato molti osservatori, si tratta di paesi che dispongono di grandi risorse, oltre a essere geograficamente vicini alla Siria, alla quale sono affini anche per lingua e religione. Si tratta, inoltre, dei paesi arabi che destinano il più alto budget alle spese militari e che hanno tra i più alti standard di vita.

Si tratta, infine, di paesi che, in varia misura, hanno contribuito ad alimentare il conflitto siriano, finanziando e armando vari gruppi ribelli che combattono contro il regime di Bashar al-Assad. Ma nessuno di questi paesi ha aderito alla convenzione Onu sui rifugiati, del 1951. Per entrarvi, quindi, i siriani necessitano di un visto. Ma ottenerlo in questo momento è quasi impossibile.

Per giustificare il loro atteggiamento, i governi del Golfo ricorrono ad argomentazioni come la sicurezza, la minaccia del terrorismo e il rischio che si stravolga il mercato del lavoro a danno dei loro cittadini. Ma il Washington Post sottolinea che la scarsa generosità della regione nei confronti dei siriani non riguarda solo l'accoglienza. La regione ha infatti destinato, complessivamente, circa un miliardo di dollari ai profughi siriani, mentre gli Stati Uniti da soli ne hanno versati circa quattro volte tanto.

Il dato colpisce soprattutto se paragonato all'enorme investimento saudita in Yemen, dove ha lanciato una campagna militare contro i ribelli sciiti, innescando una guerra di cui per ora non si vede la fine. Bobby Ghosh, direttore del sito Quartz, ha sottolineato come i paesi del Golfo disporrebbero di tutti gli strumenti per l'accoglienza.

"La regione - ha sottolineato - ha la capacità di costruire rapidamente case per i rifugiati. Le mega-aziende di costruzioni che hanno realizzato grattacieli scintillanti a Dubai, Abu Dhabi e Riad dovrebbero essere ingaggiate per creare rifugi per i profughi. L'Arabia Saudita, inoltre, ha grande esperienza nel gestire grandi flussi, visto che riceve ogni anno milioni di pellegrini per l'Hajj alla Mecca. Non c'è motivo per cui tutto questo know-how non possa essere usato per fini umanitari".

Intanto, la polemica sull'indifferenza dei paesi del Golfo rispetto all'emergenza siriana monta sui social network. In una settimana, l'hashtag in arabo #Accogliere_rifugiati_siriani_è_un_dovere_del_Golfo è stato ritwittato oltre 33.000 volte.

"Il Golfo - ha scritto Sultan Sooud al-Qassemi, analista politico che vive a Dubai - deve capire che è ora di cambiare la sua politica sull'ingresso dei rifugiati che arrivano dalla Siria. E' un passo da intraprendere in nome della morale, dell'etica e del senso di responsabilità".

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