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Pd, Enrico Rossi: "Mi candido alla segreteria, non a capo del governo"

13 dicembre 2016 | 11.37
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"Il congresso si farà. Da quanto ho capito domenica 18 dicembre ci verrà detto da Renzi che proporrà di andare al congresso e poi dopo ci saranno i tempi, sarà fissata una scaletta di impegni che ci porteranno a un congresso, che mi par di capire si terrà entro marzo. Si sono già fatte delle date. Comunque vada, dico che va bene. Almeno è una situazione che si sblocca. E comunque gli elettori cittadini compagni militanti potranno dire la loro". Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, candidato alla segreteria nazionale del Pd, in un'intervista a Controradio, parlando dell'avvio della fase congressuale del partito democratico. Rossi ha precisato: "Io sono candidato alla segreteria del Pd, non a capo del governo".

"Si potranno articolare proposte diverse. Io farò la mia, come sto dicendo da tempo - ha spiegato Rossi -. Ho scritto anche un volumetto su questo, quindi da un certo punto di vista parto avvantaggiato. Tutti parlano, ma nessuno si è ancora impegnato a far vedere quali sono non tanto due battute che si fanno oggi e domani si cambiano perché la gente le dimentica, ma qualcosa di più profondo. Quali sono le idee, le motivazioni che giustificano una candidatura alla segreteria del Pd. Io queste cose le ho scritte e adesso ci batteremo".

"Io mi auguro che sia un congresso dove non ci si presenta solo con tre foglietti - ha dichiarato Rossi - ma dove ci si presenta con un’idea di paese, delle risposte da dare al paese, con un’idea di partito, lasciato troppo spesso sullo sfondo".

"Lo abbiamo visto anche con il referendum: ha funzionato poco questa idea di un leader e di un popolo che insieme risolvono tutto e invece il problema mai affrontato è di come si ricostruiscono i corpi intermedi, i partiti, i sindacati. In poche parole di come si ridà vita alla partecipazione dei cittadini. Anche questo è un aspetto non secondario - ha continuato Rossi - Un congresso deve definire un’identità del partito".

"Perfino Ezio Mauro definiva il profilo politico e culturale del Pd troppo debole come una delle ragioni della sconfitta che abbiamo avuto - ha puntualizzato Enrico Rossi - Poi io chiedo che ci si richiami a un’idea sociale. Ritengo ancora attuale parlare di socialismo: redistribuire la ricchezza, regolare il mercato. E poi penso che bisogna fare una scelta anche sui riferimenti sociali".

"È finito il tempo in cui l'alta marea porta tutti in alto, è finito il tempo in cui ci si può affidare solo alle logiche del profitto e alla cultura liberista che finora ha dominato", ha detto il presidente della Toscana.

"Bisogna ripartire dai nostri ceti, dai nostri riferimenti fatti dal mondo del lavoro, dagli operai, che sono ancora tanti. Dai giovani precari, dal ceto medio che è in sofferenza, dalle pensioni al minimo su cui il governo ha fatto un provvedimento importante ma che avrebbe fatto bene anche a toccare le pensioni d’oro - ha spiegato il candidato alla segreteria nazionale del Pd -. Da questi riferimenti storici senza i quali la sinistra non è sinistra. Purtroppo abbiamo cominciato a perderlo da troppo tempo e adesso siamo più forti nei quartieri alti che nei quartieri popolari".

"Io sono candidato alla segreteria del Pd - ha chiarito Rossi - Non a capo del governo. Credo che il Pd abbia bisogno di una persona che si metta seriamente a pensare come ricostruire il Partito, le sue alleanze. Non c’è solo il Pd a sinistra. Ci sono altre forze (come quella ipotizzata da Pisapia) e possono essercene altre ancora".

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