Meloni, Merz e De Wever scrivono a Costa: "Corsia preferenziale per investimenti su energia"

L'iniziativa, spiegano fonti di Palazzo Chigi, fa seguito alla riunione del gruppo informale degli "Amici della competitività" della scorsa settimana

Meloni, De Wever e Merz in un precedente incontro - (Ipa)
Meloni, De Wever e Merz in un precedente incontro - (Ipa)
13 ottobre 2026 | 00.04
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz e al primo ministro belga Bart De Wever, una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

L'iniziativa, spiegano fonti di palazzo Chigi, fa seguito alla riunione del gruppo informale degli "Amici della competitività" della scorsa settimana e "particolare rilievo assume nella lettera il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale".

La lettera, spiegano ancora, invita ad approfondire tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di 'reporting' Ue, soprattutto per le Pmi.

Flessibilità

La premier ieri, nel suo intervento dal palco dell'assemblea generale di Assolombarda, a Milano, ha sottolineato che "l'Europa deve prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l'instabilità del Mar Rosso stanno facendo salire i costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti e soprattutto alimentano un'inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa molto sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici. Ne ha discusso il ministro Giorgetti all'Ecofin di qualche giorno fa, io riproporrò personalmente la questione al Consiglio europeo che è previsto questo giovedì e venerdì: si tratta di una proposta semplice, di buonsenso, oltre che di responsabilità", ha rimarcato la presidente del Consiglio.

"L'Italia non siede al tavolo europeo per dire sempre sì - ha poi messo in chiaro - Siede lì per dire quello che va detto quando va detto, anche se è scomodo, anche quando costa. Perché l'Italia è tra le nazioni che l'Europa l'hanno fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando qualcosa non va non per indebolirla, ma esattamente per il contrario: per renderla più forte".

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