Claudio Lauretta, si racconta nel salotto di Nunzia De Girolamo, ospite di 'Ciao Maschio' nella puntata di sabato 18 aprile, alle 17.05 su Rai1, e ripercorre gli inizi da vetraio, il dolore per la recente scomparsa del padre e il valore degli insegnamenti ricevuti, che oggi porta anche nel suo ruolo di genitore. Nel corso dell’intervista, l’attore ripercorre innanzitutto i suoi inizi, molto lontani dal mondo dello spettacolo. "Io fino a 26 ho fatto il vetraio" racconta, spiegando di aver iniziato a lavorare giovanissimo e di aver persino aperto una vetreria per conto suo. Parallelamente, però, coltivava la passione per il palcoscenico, esibendosi nelle sagre di paese, fino alla svolta arrivata nel 1994, con un festival nazionale di cabaret a Torino dove fu notato da Antonio Ricci, che lo volle a Striscia la Notizia.
Ma il passaggio più intenso dell’intervista riguarda il padre, scomparso da pochi giorni in seguito a un tragico incidente. Lauretta ne parla con emozione ma anche con serenità, spiegando che il giorno prima della sua scomparsa aveva festeggiato con la moglie 57 anni di matrimonio. Un’immagine che per lui resta un’eredità morale fortissima: "Mi ha insegnato questo. Perché sono 35 anni che sto con mia moglie? Perché me l’ha insegnato mio padre Domenico". E aggiunge: "In casa siamo sereni perché il giorno prima abbiamo festeggiato, ci siamo detti tutto, non abbiamo lasciato nessuna cosa in sospeso".Nel dialogo con Nunzia De Girolamo emerge così il ritratto di una famiglia molto unita, capace di affrontare anche il dolore con amore e consapevolezza. "Siamo una famiglia che ci vogliamo molto bene", dice, restituendo il senso profondo di un legame costruito sul rispetto, sulla presenza e sugli insegnamenti ricevuti in casa.
Proprio quel modello paterno oggi guida anche il suo modo di essere padre. Parlando del figlio Martino, che studia all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, Lauretta racconta: "Sono un papà responsabile, presente perché è stato mio padre con me questo". E spiega di spronarlo a studiare e a credere fino in fondo nel suo percorso, proprio come lui stesso ha dovuto fare quando decise di lasciare una strada sicura per inseguire il mestiere dello spettacolo.