L'artista, definito l'underdog del Festival, racconta il suo brano 'Avvoltoi' e svela la sua più grande paura (le scale dell'Ariston). E per l'Eurovision è "un doppio no"
È uno dei nomi che più incuriosiscono in questa edizione del Festival di Sanremo. In gara con il brano 'Avvoltoi', Edoardo Iaschi, in arte Eddie Brock arriva sul palco più prestigioso d'Italia da "underdog", come qualcuno lo ha definito. Un'etichetta che non lo spaventa, anzi. "Mi piace abbastanza, mi mette una pressione positiva", dice l'artista, ospite del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube.
Sei stato definito l'underdog di questo Festival. Ti piace come etichetta?
"Abbastanza. Mi mette una pressione in positivo, non ansia. Se dovessi essere la rivelazione per qualcuno, sarei molto contento”.
Come stai vivendo questi giorni di preparazione? C'è qualcosa che ti preoccupa in particolare?
“C’è una cosa che mi preoccupa più di tutte: scendere le scale. È traumatizzante. Immagina la scena: prima volta su quel palco, non sono neanche tanto alto, casco a faccia avanti e mi faccio tutti gli scalini. Mi preoccupa spaccarmi la faccia, altro che i meme! Per questo mi sto allenando a casa: ho comprato tre scalini e faccio una specie di step. Oltre a questo, ovviamente, tante lezioni di canto".
Parliamo del tuo nome d'arte. Sappiamo che la tua prima identità, "Eddie Brock", nasce dalla passione per i fumetti.
"Sì, da bambino facevo impazzire mio zio perché mi disegnasse Venom, l'antagonista di Spider-Man, cento volte al giorno. Per prendermi in giro, visto che mi chiamo Edoardo, ha iniziato a chiamarmi 'Eddy'. Un giorno, a una gara di freestyle, dovevo scegliere un nome e ho detto: 'Boh, prendo Eddie Brock'. E me lo sono tenere dovuto. A un certo punto volevo cambiarlo, ma talmente pigro che ho lasciato perdere".
A Sanremo porti "Avvoltoi". Di cosa parla e si tratta di una storia personale?
"Non è una storia che ho vissuto in prima persona, mi annoio a scrivere delle mie cose. È la storia di una persona che mi ha raccontato la sua difficoltà nel dichiarare i propri sentimenti per paura di rovinare un'amicizia e di soffrire. Nelle mie canzoni, però, metto sempre la mia lente d'ingrandimento emozionale. Sono empatico e mi arrabbio o mi emoziono come se la storia fosse mia, per questo scrivo sempre in prima persona. So che era la canzone giusta per Sanremo perché, a differenza di altre, non mi ha mai stancato".
La tua notorietà è esplosa con ‘Non è mica te’, un successo nato sui social e ora disco d’oro. Quando hai capito che stava succedendo qualcosa di grosso?
“Non sono molto sveglio in queste cose. In quel periodo poi non ero molto contento di come stava andando la mia vita in generale, non tanto la carriera. Era un momento un po' buio, quindi non stavo tutti i giorni a guardare i numeri per non ricevere la batosta finale. E invece, quando sono andato a guardare i numeri di questa canzone, stavamo facendo tipo 10.000 stream al giorno. Così, dal nulla. Poi il giorno dopo 30.000, poi 80.000, poi 100.000. E allora ho detto: ‘Cavolo, vedi? Forse piace’”.
Ti ha mai dato fastidio essere etichettato come "quello di quella canzone"?
"Per niente. Se una persona mi ha scoperto così, non rinnego nulla. È l'oggettività dei fatti. Ogni tanto qualcuno mi scrive: 'Sei andato a Sanremo solo perché un tuo brano è diventato virale'. E io rispondo: 'Sì. Che devo fare? Hai ragione'. Volevano offendermi, ma hanno ragione".
A proposito di critiche, un giornalista ti ha definito "Fantozzi di ritorno". Ti ha dato fastidio?
“No. A me Fantozzi piace tantissimo, quindi l'ho visto quasi come un complimento. Rispetto il suo lavoro, anche se non ho capito cosa volesse dire. Spero di poter avere un confronto con lui, per capire veramente il suo pensiero. Se dovessi mettermi a litigare con tutti quelli che mi insultano, litigherei con il mondo intero".
C'è stato un momento in cui hai dubitato del tuo percorso?
"Tante volte. Pensavo: 'È giusto quello che sto facendo? Ce la farò?'. Si era creato un senso di insoddisfazione perenne. Vedevo ragazzi della mia età che ce l'avevano fatta e mi chiedevo se non fossi un cretino a stare ancora in studio dopo il lavoro, senza un soldo. Era un continuo di alti e bassi, finché ho deciso di fare musica per me, senza pretese. Sette mesi è dopo successo tutto questo”.
E ti sei detto subito pronto per l'Ariston?
“Me la sto comunque 'facendo sotto'. È normale avere paura, i cambiamenti fanno sempre paura. Sono pronto perché sono contento, questo è il punto. Sono contentissimo di andare a cantare una canzone che a me piace tanto e che potranno ascoltare molte più persone".
Qual è la promessa che hai fatto a te stesso come artista?
"Da più giovane ho cercato la mia strada seguendo gli altri. Ora non mi va più. Quindi, quello che succede, succede. Andrà male? Andrà bene? Non lo so, però almeno andrà male a me, non perché ho dovuto imitare qualcun altro. Questa è la mia grande promessa: essere fedele a me stesso".
Nella serata delle cover duetterai con Fabrizio Moro su "Portami via". Perché questa scelta?
"Nel 2017 non guardavo molta tv. Un giorno mia mamma stava guardando Sanremo e sentii questa canzone. Rimasi fulminato. Da lì ho seguito tutto il Festival. Fabrizio mi ha dato un consiglio bellissimo: 'Stai tranquillo, vai a fare il tuo. Pensa che sia una cosa bella, altrimenti ti distruggi'".
Se dovessi vincere, andresti all'Eurovision?
"Ti do due risposte. La prima, personale: voglio prima consolidare il mio pubblico in Italia, è prematuro andare fuori. La seconda, più politica: riguardo le polemiche sulla partecipazione di alcuni Paesi, sto con chi, come Levante, ha espresso perplessità. Quindi è un doppio no".
Cosa fai quando non sei Eddie Brock? Come vivi la quotidianità?
"Faccio cose normalissime. Vado a prendere il caffè sempre allo stesso bar, gioco a pallone, gioco alla PlayStation. Gli amici di sempre sono i primi a prendermi in giro e a riportarmi alla realtà. L'altro giorno ho detto: 'Devo andare in studio con Fabrizio'. E loro: 'Fabrizio chi? Moro? Lo chiami per nome? Amico tuo adesso?'. Mi fanno ridere, è giusto così".
Dopo il Festival uscirà un nuovo album?
"Sicuramente uscirà la canzone di Sanremo. E mi sembra già una grande notizia".
Nel frattempo, dai social arriva l'annuncio dell'uscita della versione Deluxe del suo primo album in studio 'Amarsi è la rivoluzione' (2025), atteso per il 6 marzo. Nella stessa giornata partirà il suo instore tour alla Discoteca Laziale a Roma. L'artista incontrerà i fan anche a Catania (7 marzo), Imola (8 marzo), Taranto (9 marzo), Milano (10 marzo), Roncadelle (11 marzo), Ancona (13 marzo), Maida (15 marzo), Terni (20 marzo) e Piacenza (22 marzo). di Loredana Errico e Lucrezia Leombruni