Roberto Fabbri live con 'Battisti in... Classica', l'appello: "Sarebbe un sogno portarlo a Sanremo"

Il chitarrista e compositore si esibirà il 29 settembre all'Auditorium parco della Musica dove presenterà il suo nuovo progetto dedicato a Lucio Battisti. Ai giovani dico: "Unitevi e suonate"

Roberto Fabbri
Roberto Fabbri
25 settembre 2026 | 17.11
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Celebrare il genio compositivo di Lucio Battisti, lanciare un consiglio spassionato ai giovani nell'era dell'intelligenza artificiale e rivolgere un appello diretto a Stefano De Martino per il prossimo Festival di Sanremo. È con questa energia che il chitarrista e compositore Roberto Fabbri si prepara al suo concerto all’Auditorium Parco della Musica 'Ennio Morricone' di Roma dove presenta 'Battisti In… Classica!', il suo progetto discografico dedicato a Lucio Battisti, pubblicato e distribuito da Sony Music Italy. E all'Adnkronos lancia la sua proposta per l'Ariston: "Facciamo un appello a Stefano De Martino: portiamo tre minuti di canzoni pop in veste classica con l'orchestra su Lucio Battisti a Sanremo, magari come ospiti. Io porto la mia chitarra e basta, non serve nient'altro. Sarebbe fantastico".

Questo desiderio di esaltare la melodia italiana ha già una data cerchiata in rosso sul calendario. Il 29 settembre, all'Auditorium Parco della Musica di Roma, Fabbri presenterà il suo omaggio a Battisti. Una data che si è imposta da sola: "L'Auditorium mi ha dato varie date disponibili per questo evento e quando ho visto libero il 29 settembre non ho avuti dubbi", racconta il Maestro. Il brano di Battisti '29 settembre' "è iconico ed è stato quello che gli ha dato la notorietà. E uscirà proprio il 29 settembre una nuova playlist dedicata a Battisti con tre brani nuovi, tra cui appunto '29 settembre', 'La luce dell'est' e 'Acqua azzurra, acqua chiara".

L'idea alla base del progetto è spogliare i brani dalle parole per rivestirli di una dimensione orchestrale, dimostrando la grandezza del cantautore reatino. "Molte volte non è eccessivamente valorizzata la capacità compositiva di Lucio Battisti", spiega Fabbri. "La mia idea è quella di far conoscere la cifra compositiva di Battisti che non è mai 'Sì vabbè sono quattro accordi'. Non è proprio vero. Quando uno spoglia delle parole queste canzoni si accorge proprio del livello del compositore. È un po' come per i Beatles: l'idea compositiva, la freschezza è la stessa". Sul palco, Fabbri sarà accompagnato da 11 archi, unendo il Philotes Strings Quartet agli allievi dell'Ensemble del Conservatorio di Terni, diretti da Luca Proietti (autore degli arrangiamenti). L'approccio agli arrangiamenti è stato rigoroso e devoto all'originale: "Io ho sempre un grande rispetto. I miei sono veramente degli arrangiamenti sulla chitarra ma molto molto in linea con quello che aveva scritto Battisti. La mia operazione è quella proprio di trasfigurazione con la chitarra, un nuovo vestito, ma la musica è quella". Anche i brani all'apparenza più banali nascondono insidie tecniche notevoli. Sulla celeberrima 'La Canzone del Sole', Fabbri sorride e avverte: "È facile da suonare con tre accordi da spiaggia. Ma come l'ho arrangiata io la parte della chitarra è di una difficoltà estrema, forse è il brano più difficile che suonerò il 29 settembre. Ho messo la linea melodica, tutte le armonie, l'accompagnamento, gli accordi, il basso e anche delle sezioni ritmiche. È l'unione di tutti questi elementi che crea un arrangiamento complesso. Però l'ascoltatore di questo non se ne rende conto, la musica esce fuori in maniera fluida ed è godibile".

Di fronte a un'industria musicale che rischia di essere stravolta dall'intelligenza artificiale, per Fabbri la risposta è chiara: la salvezza è la musica dal vivo. "Credo che la forza per vincere anche questo sarà quella di avere dei musicisti in carne ed ossa su un palco che suonano", esorta Fabbri. "Perciò invito sempre i ragazzi: andate ai concerti, andate a sentire i live, andate a sentire il musicista che si sporca le mani, che sale sul palco nel senso vero, che magari deve prendere i cavi e attaccarli. Il musicista che sale su un palco da solo coi suoi strumenti ancora non si può sostituire. In un futuro magari ci sarà un ologramma che suonerà per tutti, ma non sarà mai la stessa cosa". Un esempio virtuoso di questo approccio 'analogico', sottolinea il Maestro, è stato il fenomeno Måneskin. Docente di musica, Fabbri ha vissuto in prima persona questo impatto sulle nuove generazioni: "Nel periodo in cui i Måneskin hanno ritirato fuori l'idea del gruppo stile anni '70-'80, abbiamo avuto un incremento di ragazze che suonavano il basso, di allievi alla batteria e di giovani che volevano formare delle band. Davano un bellissimo messaggio: unitevi, state insieme e fate musica vera con chitarre, basso, batteria e voce. Alla fine sono i modelli che vengono proposti a fare la differenza, e quello era un modello positivo".

Il contrasto con la freddezza della tecnologia è netto. "Se i ragazzi si mettono in una saletta e perdono delle ore a suonare, a tirare fuori accordi magari anche male, non importa: quello è un momento socializzante fondamentale e di crescita", sottolinea Fabbri, ricordando i tempi in cui, pur essendo entrato in conservatorio giovanissimo, suonava pop rock in una band tornando a casa "con il fischio nell'orecchio per gli amplificatori a palla". "Con l'intelligenza artificiale, invece, ognuno sta da solo: chiede all'IA un arrangiamento, clicca e la canzone esce fuori. Ma manca tutto il resto: la bellezza dello stare insieme. Unitevi, suonate insieme".

Ed è proprio per continuare a celebrare questa musica "suonata e viva" che, mentre si gode l'attesa per questo omaggio tutto italiano, Fabbri guarda già oltre i confini nazionali. Dopo Battisti, l'obiettivo è tradurre un altro immaginario iconico attraverso il suo strumento: "Il prossimo album che sto preparando per la Sony sarà dedicato ai temi più belli della Disney per chitarra e orchestra". Un modo per continuare a portare la magia del suo strumento in tutto il mondo, perché, come conclude lui stesso: "Sei corde sembrano poche ma possono fare di tutto".

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