L'artista, classe 1998, debutta al festival con un brano dal ritmo latino: "Arrivare all'Ariston è già una vittoria"
Debutta al 76esimo Festival di Sanremo con un ritmo latino e un messaggio di grinta e positività. Samurai Jay, al secolo Gennaro Amatore, classe 1998, porta sul palco dell'Ariston il brano ‘Ossessione’, un inno alla spinta motivazionale che lo ha riportato a fare musica dopo un periodo di stop. "L'ossessione è il motore, è ciò che muove tutto", spiega l'artista napoletano in un incontro con la stampa. "È dedicata a questa ossessione nei confronti della musica, nel voler fare di più. Si tratta di un'ossessione assolutamente sana e positiva, quella negativa non ci piace per niente". Il brano è nato in modo del tutto spontaneo "in cameretta” con il produttore Vito Salamanca. “È stata la seconda cosa che abbiamo fatto insieme, senza il minimo pensiero riguardo al Festival. Venivo da un anno di stop e abbiamo solo iniziato a fare musica a ruota libera, per il puro piacere di conoscerci e suonare. Penso che questa leggerezza si senta. Almeno a me, ogni volta che l'ascolto mette gioia”, racconta Samurai Jay. L'obiettivo per la performance sul palco dell'Ariston è chiaro: "Speriamo di muoverci tanto e speriamo che alla gente arrivi quella sensazione di leggerezza e felicità. Cercherò di portare me stesso, i miei amici e tanti sorrisi. Vogliamo divertirci". E non mancheranno le sorprese: “Ci saranno delle 'chicchettine'”, promette l’artista.
Nessuna paura del palco più famoso d'Italia, anzi, un ritorno a un sogno d'infanzia. "Lo affronto con lo spirito di chi si esibisce come se fosse in cameretta. Fin da piccolo mi mettevo davanti allo specchio con la chitarra e mi immaginavo davanti a un mare di persone. Mi sono sentito a casa su quel palco. Voglio lasciare spazio alle emozioni". Grande sintonia anche con l'orchestra, diretta dal Maestro Enzo Campagnoli. "Sentire l'orchestra dell'Ariston che suona una cosa nata in cameretta... è un'emozione incredibile, ti abbraccia". Per la serata delle cover di venerdì 27 febbraio, Samurai Jay ha scelto ‘Baila Morena’ di Zucchero, e sarà accompagnato da due ospiti d'eccezione: Roy Paci e Belén Rodríguez. "Roy Paci è stata una scelta istintiva, calzava a pennello con il nostro riarrangiamento”. Per quanto riguarda Belén: “Con 'Baila Morena' chi più di Belén? È la scelta più adatta. E poi mi ha sorpreso la sua umanità, è una persona incredibile, super alla mano. Vedrete, ha veramente spaccato".
Il brano, scritto da Samurai Jay con Luca Stocco, Vittorio Coppola e Salvatore Sellitti, e prodotto da Vito Salamanca e Katoo, avrà anche una vita internazionale: "Per la prima volta sì. Ci sarà una versione spagnola, è in lavorazione e suona incredibile". Una scelta coerente con le sue ispirazioni, tra cui cita Bad Bunny: "Lui è uno dei pionieri, la sua freschezza è incredibile. È sicuramente un'ispirazione". Interrogato sull'uso dell'Auto-Tune, spesso oggetto di dibattito a Sanremo, Samurai Jay chiarisce: "Parlare di Auto-Tune è scorretto. Userò una lieve correzione, come il resto dei partecipanti. Anzi, sul palco la correzione sarà ancora più 'larga', quindi la voce risulterà più umana. Mi sto preparando da mesi, sto provando a diventare un cantante vero. Andrò lì bello pulito, ci sarà la mia voce".
Al di là della classifica e dell'ipotesi Eurovision ("vedremo, parlarne ora mi mette ansia"), la vittoria per Samurai Jay è già arrivata. "Esserci arrivato. Già essere lì, per me, significa aver già vinto. Per il posto da dove vengo, per le difficoltà che ho avuto...questa cosa pesa tantissimo. Vengo da un paesino, da una famiglia dove lavora solo mio padre e il sogno della musica non è un lusso che ti puoi permettere. La gente ti dice: 'Vai a lavorare'. La mia vittoria è il video di mia madre che salta e piange quando Carlo Conti ha fatto il mio nome. Quella roba lì per me vale già tutto." Un legame fortissimo con le sue radici, con Mugnano di Napoli, dove vive ancora e dove sua madre gli ha dedicato uno striscione. "Spero di portare in alto il mio paese, la mia gente", afferma, sottolineando l'ottimo rapporto con la nutrita rappresentanza napoletana in gara, da Sal Da Vinci a Luchè e Lda e Aka 7even. Il suo modo di rappresentare Napoli? "Essere me stesso. Faccio la mia musica e cerco di rappresentare i valori belli della mia città: il sorriso, l'ospitalità, il rispetto". Il concept estetico dietro al brano? "Fuoco, passione, bordello, caliente”. Insomma, conclude, sarà “tutto molto caldo". (di Loredana Errico)