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Mea culpa Pallotta

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Mea culpa Pallotta

(FOTOGRAMMA/IPA)

"Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su 'Repubblica', ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti 'cazzate'. Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo, ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa". Lo ha detto il presidente della Roma, James Pallotta, in una lunga lettera ai tifosi, pubblicata sul sito giallorosso.


Il passaggio dell'articolo "secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%" ha aggiunto il presidente. "Se non è stato De Rossi, sono stati quindi Dzeko, Manolas o Kolarov a chiedere che l'allenatore venisse esonerato? No. Non ho mai sentito chiederci da questi giocatori di esonerare Di Francesco. Non sono mai venuti da me, né direttamente né indirettamente - ha aggiunto il numero uno della Roma -. A dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione. Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l'esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità".

LA CHAMPIONS - "Il mio errore - ha proseguito Pallotta - è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell'area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo. Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell'indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League".

"Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane - è l'incipit della lettera -, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi".

GLI ERRORI - "Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità - ha proseguito l'imprenditore americano -. È qualcosa che stiamo risolvendo e, per alcuni aspetti, ci vorrà del tempo. Sono sicuro che molti di voi staranno pensando: 'Bene, questa storia l'ho già sentita...'. Ma stiamo lavorando duramente per riorganizzare alcune aree del Club, che probabilmente avrebbero dovuto essere prese in esame prima, e per risolvere alcuni problemi, che solo di recente sono giunti alla mia attenzione.

"Stiamo lavorando attentamente per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare: ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi. A coloro che dicono 'bla bla bla, abbiamo già sentito questi discorsi in precedenza', rispondo di essere fermamente convinto che prima di questa stagione, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, abbiamo allestito squadre molto competitive e desiderose di vincere".

TOTTI-DE ROSSI - "Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele riguardo lo spogliatoio, i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti. Dire che due ragazzi, con alle spalle una relazione speciale per venti anni, siano in guerra non ha senso" ha detto Pallotta.

"Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man - ha aggiunto il numero uno della Roma-. Ieri, a proposito, sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente. La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido Fienga riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro"."A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente - si legge -: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo".

VIOLA- "Ho letto la lettera del presidente Pallotta con molto interesse, ho apprezzato che abbia scritto a me, tifoso della Roma, in italiano, un italiano corretto, ed entrando nei termini tecnici. Questo mi incoraggia ma non vedo nessun futuro per la Roma. Critica chi è andato via, consola Totti e De Rossi ma non c'è nessuna prospettiva di rilancio. Presidente, prendi Allegri e noi ti perdoniamo". Così all'AdnKronos Ettore Viola commenta la lettera che, da Boston, Pallotta scrive ai tifosi giallorossi. "L'ingegner Viola - ricorda il figlio dello storico presidente della Roma - di contestazioni ne ha subite a varie riprese ma sapeva affrontare e risolvere i problemi in diretta, a petto in fuori. E il popolo giallorosso è talmente affezionato e pieno di cuore e sentimento che mio padre è diventato una leggenda". Insomma, Ettore mette l'accento su un rapporto diretto, quello che alla tifoseria romanista oggi manca. "Quando arrivò Pallotta, noi tifosi restammo affascinati dal fatto che un imprenditore americano da Boston volesse comprare la Roma. Poi, anni di delusione. Se non avessimo venduto così bene e comprato così male il risultato sarebbe un altro". Ma se un merito c'è "è che è riuscito a compattare la tifoseria della Roma, finalmente solidale nell'essere schierata contro la società". Nella sua lettera, poi, Pallotta invita Totti e De Rossi ad andare a trovarlo a Boston. "Bene, io invito i tifosi della Roma ad autotassarci perché venga lui a Roma, a conoscere le bellezze della città, a visitare Trigoria, visto che quando viene lo fa solo per andare in piscina o per parlare dello stadio. A presto e arrivederci a Roma, presidente", conclude Viola.



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