La primatista italiana del salto con l'asta ha pubblicato sui social un lungo post, parlando del suo infortunio
"Sono Roberta, questo è stato un anno nero, ma, come alcune piante che ho studiato, il mio fusto si piega, ma non si spezza". Roberta Bruni, primatista italiana del salto con l'asta, si sfoga così sui social contro la Fidal. La campionessa azzurra ha ripercorso il suo anno complicato in un lungo post su Instagram, spiegando di aver optato per l'operazione dopo una serie di infortuni: "È stata una stagione difficile, condizionata dal recupero lampo del 2025 per poter andare ai Mondiali di Tokyo dove sono stata finalista a soli due tre mesi da una frattura all’osso sacro. Il mio fisico ha chiesto il conto e durante i campionati italiani di Firenze ho avuto un parziale distacco del tendine del bicipite femorale da trattare con intervento chirurgico che mi ha impedito di partecipare agli Europei di Birmingham".
Bruni ha continuato: "Triste? Si, ma ancor più triste scoprire che pur facendo parte della squadra nazionale (ah, la squadra… ma ci torneremo su questo concetto), non rientravo nella fascia ristretta degli atleti che hanno diritto al supporto medico in caso d’intervento. Perché, in perfetto stile americano, ti curo se sei ricco, che nel nostro sistema vale per gli atleti super top! Gli altri possono smettere! E così sarebbe stato se non avessi avuto papà pronto a pagare 15.000 euro per il mio intervento. Fine della storia triste? Sembrerà un accanimento, ma a volte alla tristezza può seguire altra tristezza".
Bruni ha poi spiegato di non rientrare nella squadra nazionale per il prossimo biennio olimpico, che si concluderà con i Giochi di Los Angeles 2028: "Il motivo? Non rispettavo nessun criterio d’accesso che mai avrei potuto soddisfare essendomi rotta un tendine ai campionati italiani che ho sempre onorato e vincendone anche 12. Probabilmente non sono un’atleta d’interesse mediatico e certamente non una medagliata mondiale o olimpica, ma il mio l’ho sempre fatto, conquistando 5 finali di Diamond League, finali mondiali, olimpiche ed europee anche coronate da record nazionali… ma non comprenderò mai il senso d’investire soldi e supporto nei primi due anni di un ciclo olimpico e poi, di fronte a un’atleta operata, non investire nel biennio finale. A voler essere onesti, qualcuno ha investito soldi per due anni per poi lasciar morire il suo investimento. Perché, in fondo, il sistema AEC non è un investire e supportare un percorso di un’atleta. È solo un meccanismo premiale di risultati già acquisiti. Se li ottieni, sei dentro. Sei t’infortuni e non li ottieni, sei fuori".
Bruni ha chiuso il suo messaggio ribadendo un concetto e tornando sul discorso squadra: "Parliamo di te atleta, a cui domani potrà succedere lo stesso. Parliamo di te allenatore che domani potrai avere un tuo atleta in questa situazione. Parliamo di te genitore che per anni hai fatto sacrifici per portare tuo figlio a fare atletica e, sul più bello, magari non hai la disponibilità per pagare 15.000 un’operazione e vedrai quel sogno spezzarsi all’improvviso. E allora quel concetto di SQUADRA, di cui sono stata capitana anche due volte, esaltato sotto una foto in partenza da un aeroporto, con quell’aria un po’ di famiglia a uso giornalistico, perderà valore all’improvviso e ti renderai conto che sei solo e che la squadra in realtà è rimasta solo in quella foto". Il ringraziamento finale è al suo gruppo sportivo: "Grazie però di cuore al mio gruppo sportivo Carabinieri che è sempre pronto a tendermi la mano, invece di voltarmi le spalle. Sono grata per questo".