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Blitz tra Italia e Kosovo, "sradicata cellula jihadista". In chat anche minacce al Papa /Video

01 dicembre 2015 | 08.18
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La Polizia di Brescia, in collaborazione con la Polizia Kosovara, ha eseguito perquisizioni e arresti, in Italia e in Kosovo, a carico di tre kosovari e un macedone ritenuti responsabili dei reati di apologia al terrorismo e istigazione all’odio razziale. L’operazione denominata 'Van Damme', condotta dagli agenti della Digos di Brescia e della Direzione centrale di prevenzione della Polizia, ha permesso di disarticolare una compagine terroristica che, anche attraverso l’uso dei social network, propagandava l’ideologia jihadista. Un gruppo di sospetti terroristi risultato "altamente pericoloso" in considerazione dei "collegamenti diretti accertati con filiere jihadiste attive in Siria, riconducibili al noto terrorista kosovaro daesh Lavdrim Muhaxheri".

Nelle chat degli indagati c'erano anche minacce nei confronti del Papa. E si annunciavano "visite da parte dei terroristi dello Stato Islamico". Gli investigatori hanno trovato frasi come "questo sarà l'ultimo Papa". "Ricordatevi che non ci sarà più un papa dopo questo, vi racconto la verità: state buoni, loro verranno in Vaticano". Sono alcuni degli stralci delle conversazioni in chat del gruppo di sospetti terroristi.

Il capo della cellula è stato rintracciato e arrestato in Kosovo. Kosovaro, Samet Imishti aveva come base logistica la cittadina di Chiari, in provincia di Brescia. Sempre nella stessa abitazione è stato rintracciato il fratello del capo della cellula, Ismail Imishti: per lui il ministero dell'Interno ha firmato un provvedimento di espulsione per motivi di terrorismo. Un altro cittadino di origine kosovara, associato al gruppo di presunti terroristi, è stato invece rintracciato in provincia di Savona ed espulso dal territorio nazionale con un provvedimento a firma del questore di Brescia. Il quarto fermato è invece un cittadino macedone residente in provincia di Vicenza a cui il procuratore nazionale Antimafia ha avanzato la proposta per l'applicazione della misura di sorveglianza speciale per motivi di terrorismo con il contestuale ritiro del passaporto.

L'attività di indagine della polizia di Brescia è iniziata nel 2014 da una "attività tecnica" di monitoraggio del web e, in particolare, a seguito dell'individuazione sul social network Facebook del gruppo 'Con te o senza di te il Califfato è tornato!'. Lo ha spiegato il capo della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola.

I quattro sospetti terroristi 'esaltavano' inoltre gli attentati di Parigi in chat e nelle loro conversazioni dicendo frasi come "Questo è solo l'inizio". "Questo è solo l'inizio. Gli aerei francesi in Siria - scrivevano - hanno ucciso più di 47 persone: oh miscredenti, capirete che l'Islam non si combatte, è inutile".

A Perugia perquisiti due macedoni non indagati - Sono due le perquisizioni eseguite nel perugino dagli uomini della Digos di Perugia, delegati dalla questura di Brescia titolare dell'indagine antiterrorismo che ha coinvolto quattro kosovari. I due macedoni, secondo quanto appreso, non risultano iscritti nel registro degli indagati. I poliziotti durante le perquisizioni hanno sequestrato cellulari e supporti informatici che verranno analizzati dagli esperti.

Alfano: "Sradicata cellula jihadista" - "Un'altra importante operazione dell'antiterrorismo della Polizia ha sradicato una cellula jihadista che operava tra l'Italia e i Balcani e che usava principalmente la rete per diffondere messaggi di violenza attraverso l'apologia del terrorismo e l'istigazione all'odio razziale". Così il ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Oggi, per la prima volta - ricorda il titolare del Viminale - è stata inoltre applicata la misura della sorveglianza speciale, prevista dal pacchetto antiterrorismo che ho fortemente voluto, nei confronti dei presunti responsabili di questa cellula. E' la conferma che il nostro sistema di prevenzione e di sicurezza sta funzionando".

"Le indagini non si fermano qui e vanno avanti, esamineremo gli esiti delle attività operative portate a termine oggi". Lo dice il questore di Brescia, Carmine Esposito. "Siamo intervenuti in una fase di istigazione e propaganda che avrebbe certamente potuto avere ritorni negativi sul territorio nazionale", ha detto il capo della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola, spiegando i dettagli dell'operazione antiterrorismo. In Kosovo sono state sequestrate "armi e supporti informatici": si tratta di software "utilizzati per collegarsi con altri 'internauti' sospettati di terrorismo".

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