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Ucraina, presidente Consiglio dei Giudici: "Italia favorisca contatti con Rete europea dei consigli di giustizia'

05 aprile 2022 | 19.00
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Bogdan Monich: "Un simile sostegno al nostro ramo della giustizia da parte del governo italiano sarebbe un passo opportuno"

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Bogdan Monich - presidente del Consiglio dei Giudici dell'Ucraina

Il Consiglio dei giudici dell'Ucraina chiede all'Italia "di favorire l'instaurazione di contatti diretti tra il Consiglio dei Giudici e il Consiglio supremo della giustizia ucraina (al momento sospeso - ndr) con la Rete europea dei consigli di giustizia". Lo dice  all'Adnkronos Bogdan Monich, presidente del Consiglio dei Giudici dell’Ucraina, organo supremo della gestione autonoma della giustizia del Paese, la più alta carica della magistratura ucraina, che dal 24 febbraio 2022 ha assunto il carico anche di obblighi inerenti alla coordinazione e lavoro del sistema di giustizia per il cessato temporaneo funzionamento del Consiglio supremo (dal 22 febbraio).

"Un simile sostegno al nostro ramo della giustizia da parte del governo italiano sarebbe un passo opportuno", afferma. "A gennaio del 2020 - ricorda - il Consiglio supremo della giustizia si è rivolto alla Rete europea dei consigli della giustizia con la proposta di apportare le modifiche ai documenti statuari della Rete per abolire gli impedimenti normativi relativi all’instaurazione di contatti diretti tra il Consiglio supremo della giustizia ucraina e la Rete europea. All’epoca questa proposta non ha avuto appoggio. Tuttavia, oggi, la questione diventa sempre più attuale vista la lotta che combatte l’Ucraina per i valori europei", rimarca il presidente del Consiglio dei giudici ucraino, organo supremo con funzioni autonome ed esecutive di cui fanno parte attualmente 32 giudici di varie istanze e giurisdizioni.

"Il 10 marzo 2022 - prosegue - il Consiglio dei giudici della Lituania ha unanimemente appoggiato la mia istanza al Capo ad interim della Corte suprema della Lettonia, capo del consiglio della giustizia della Lettonia, Sygita Rudenaite, con la richiesta di proporre per la seconda volta alla Rete europea dei consigli della giustizia di apportare le modifiche ai suoi documenti statuari per eliminare gli impedimenti normativi che bloccano l’instaurazione dei contatti diretti tra le nostre istituzioni giudiziarie, il coinvolgimento più attivo del Consiglio dei giudici dell’Ucraina e del Consiglio supremo della giustizia (dopo il ripristino del suo funzionamento) al progetto della Rete europea dei consigli della giustizia. Un simile sostegno al nostro ramo della giustizia da parte del governo italiano sarebbe un passo opportuno". 

Monich aggiunge: "Vorrei ricordare che per molto tempo l’Ucraina ha cercato di diventare una parte dell’Europa condividendo i suoi valori. La lotta eroica odierna di tutto il popolo ucraino contro l’esercito occupazionale russo conferma con i fatti la sua identità europea". "L'’Italia - continua - fornisce riparo al nostro popolo, fornisce medicine e mette a disposizione gli ospedali. La comunità mondiale si sta unendo intorno all’Ucraina fornendo armi, aiuti umanitari, accogliendo i nostri cittadini. Ma i giudici - sollecita - sono anche loro dei cittadini che non tollerano la guerra, il male, la violazione dei diritti e delle libertà umane".

"Sappiamo già da ora e specialmente adesso che sono state liberate le città intorno a Kyiv quali Bucha, Irpin, Hostomel dove i soldati russi hanno torturato i civili, fucilato donne e bambini innocenti, che avremo bisogno anche del supporto mastodontico nei tribunali internazionali. Questi tribunali, ne sono sicuro e ci credo, faranno giustizia su tutti i crimini di guerra a cominciare dal soldato che ha stuprato donne e ragazze, saccheggiato e a concludere con la dirigenza politica del paese aggressore. Il male deve essere punito perché il male non punito ritorna e ritorna 10 volte più forte, sanguinoso e cruente. Il mondo, l’Europa, l’Ucraina devono punire il male con tutti i metodi disponibili nella comunità civile". 

Come viene gestita la giustizia in Ucraina durante la guerra? L'Ucraina in guerra non rinuncia alla giustizia ed ai valori dell'Europa anche se "un cambiamento è ovvio. Attualmente vengono registrate nel Registro unico delle sentenze del tribunale all’incirca 11.500 sentenze. Prima della guerra questa cifra si aggirava intorno a 30 mila sentenze quotidiane", risponde il presidente del Consiglio dei Giudici dell’Ucraina. "A un mese e mezzo dall’inizio dell’invasione russa contro l’Ucraina la questione principale per noi è preservare il nostro paese quale nazione sovrana, indipendente e democratica in cui prevalgono i valori europei e si rispettano le norme della legge internazionale - afferma - Anche in queste condizioni la giustizia funziona in maniera ordinaria. I tribunali lavorano, i casi vengono esaminati e i cittadini si rivolgono per ottenere la difesa dei propri diritti. Ovviamente tranne che nei territori occupati".

"Devo dire - precisa - che in conformità con la legislazione ucraina l’attività dei tribunali è regolamentata dalla legge dell’Ucraina "Regime giuridico della legge marziale" in cui nell’art. 26 è fissato esplicitamente che anche nelle condizioni della legge marziale il funzionamento dei tribunali non può essere sospeso, ovvero non può essere limitato il diritto costituzionale della persona alla difesa giuridica. Non sono ammesse le procedure abbreviate o sommarie. Lì, ove è possibile, i tribunali devono funzionare in maniera ordinaria. Tuttavia ci sono dei cambiamenti. Le persone si rivolgono di meno in tribunale, compaiono di meno ai processi, in quanto al primo posto è uscita la necessità di vincere il nemico e non la controparte in tribunale".

Che danni hanno avuto le sedi dei tribunali e della giustizia a causa dei combattimenti? Quante strutture sono state distrutte o danneggiate? "Stando alle mie informazioni in Ucraina tra il 24 febbraio e il 4 aprile 2022 sono stati completamente distrutti 4 edifici sedi di tribunali: la corte distrettuale di Borodyanka nella regione di Kyiv; il tribunale distrettuale di Izyum, nella regione di Kharkiv; il tribunale d’appello di Kharkiv, che era tra l'altro un edificio monumentale; e il tribunale Commerciale nella regione di Mykolaiv ospitato nei piani alti dell’amministrazione di quella Regione, colpita in modo mirato da razzi reattivi. Inoltre sono stati danneggiati 33 edifici: finestre rotte, niente corrente elettrica, niente riscaldamento, non funzionano le condutture e gli scarichi acquiferi, sono state distrutte le pareti esterne, le porte interne, i muri divisori tra gli uffici, danneggiate le sale delle sedute processuali".

"Ad oggi è impossibile fare una stima dei danni causati al ramo della giustizia - commenta il giudice - Non meno di un miliardo di hryvni se parliamo degli edifici, comunicazioni e gadget elettronici. E altrettanto impossibile fare una stima dei danni per quanto riguarda gli edifici dei tribunali nelle zone temporaneamente occupate. Tutte le informazioni saranno raccolte, riunite e analizzate dopo la liberazione dell’Ucraina dagli invasori".

"La particolarità di questa guerra - prosegue - è che l’esercito russo distrugge senza pietà le infrastrutture civili e uccide i cittadini pacifici. Violando tutte le regole e i principi delle convenzioni internazionali. I russi bombardano in modo animale dall’aria e dal mare con il lanciarazzi Grad le case, gli ospedali, i teatri, le chiese, gli edifici amministrativi e i tribunali". Quanti giudici hanno perso la vita? "Per quanto riguarda i morti ad ora abbiamo conferma di 3 funzionari dell’apparato della giustizia e di una giudice".

Ci sono pressioni da parte dell'esercito russo sui giudici? "L’esercito russo fa pressione su tutti i cittadini ucraini che si trovano sui territori temporaneamente occupati e i giudici come i cittadini non sono esclusi. Io non ho esempi dei casi in cui i giudici sarebbero stati torturati o uccisi per via della loro carica professionale. Ma conosco un caso di morte di una giudice che cercando di lasciare la città attraverso il corridoio verde con l’auto è stata attaccata insieme a suo figlio e al marito di una sua collega. Inoltre ho informazioni di morte di tre funzionari dei tribunali", risponde.

"Ma voglio sottolineare - rimarca Monich - che i tribunali sui territori occupati non funzionano e non funzioneranno nonostante i militari russi e le loro strutture repressive tentino di imporre agli ucraini il 'mondo russo' e di legalizzare la propria presenza anche attraverso i tribunali. Ciò è impossibile. I giudici o scappano nei territori controllati dall’Ucraina o si nascondono. Tra l'altro voglio sottolineare - conclude - che in conformità alla legge ucraina la gestione dei casi gestiti dai giudici che si trovano nei 62 tribunali dei territori temporaneamente occupati, è stata trasferita nei territori controllati dall’Ucraina".

Quanti giudici sono andati a combattere arruolandosi nell’esercito e stanno difendendo adesso il loro paese? "La guerra ha reso tutti uguali e anche i giudici sono andati a difendere il proprio paese arruolandosi nelle Forze Armate ucraine e nella difesa territoriale - osserva il giudice - Le posso fornire alcuni numeri validi per il periodo dal 24 febbraio al 4 aprile: In totale sono stati mobilitati nelle Forze armate dell’Ucraina e altre formazioni militari 188 persone di cui 35 sono i giudici e 153 i funzionari dell’apparato del tribunale, dell’amministrazione statale giudiziaria dell’ucraina e delle agenzie statali che appartengono alla sfera dell’amministrazione statale giudiziaria dell’Ucraina". "In qualità di volontari nelle forze della difesa territoriale - prosegue - sono entrate 61 persone tra cui 27 giudici e 34 funzionari dell’apparato del tribunale, dell’amministrazione statale giudiziaria dell’Ucraina e delle agenzie statali che appartengono alla sfera dell’amministrazione statale giudiziaria del Paese".

"Vista così la cifra potrebbe non impressionare - commenta - ma vorrei farvi notare che la giustizia ucraina ha perlo più il volto femminile. Inoltre ci sono molti colleghi che non lo dichiarano apertamente e riescono a far funzionare insieme sia il lavoro del giudice che il servizio nella difesa territoriale". Monich fa presente che la situazione giudici in Ucraina partiva già in difetto: "Occorrerebbero 7039 giudici, ma le posizioni occupate sono 5008. Ci sono dunque 2047 posti vacanti e la situazione è più drammatica nelle corti di appello dove su 964 posizioni, 460 sono vacanti. Un quadro che ci ha spinti a consigliare ai colleghi di tenere conto che il loro obbligo principale è lavorare nella giustizia, specialmente in quei tribunali in cui è rimasto un solo giudice".

Quali sono i passi prioritari intrapresi dal sistema giudiziario ucraino per minimizzare gli effetti negativi della guerra sul fronte giustizia?

"L’Ucraina deve garantire lo svolgimento della giustizia durante la guerra - risponde - Per quanto riguarda il funzionamento dei tribunali nelle condizioni della legge marziale abbiamo pubblicato una serie di raccomandazioni che prevedono per quanto possibile il passaggio allo smart working dei funzionari; la definizione di un numero minimo necessario di chi deve trovarsi nelle istituzioni dei tribunali in presenza e la suddivisione dei compiti; l’organizzazione in turnazione del lavoro dei giudici e dei funzionari dei tribunali". "Particolarmente critiche nelle condizioni della legge marziale sono diventate le questioni relative alla gestione dei casi nei tribunali occupati, la questione di prolungamento dei termini di detenzione in custodia, la questione di divisione del denaro del ramo della giustizia, alcune questioni inerenti agli impiegati. Siamo riusciti a preparare abbastanza rapidamente una legge che avrebbe regolato queste questioni".

(di Roberta Lanzara)

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