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#UnaCasaPerChiara, online l'appello per la ragazza massacrata dall'ex

26 febbraio 2016 | 07.55
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Chiara Insidioso Monda (fonte Change.org) - Change.org

Il 2 febbraio 2014 la 19enne Chiara Insidioso Monda viene aggredita brutalmente dal convivente Maurizio Falcioni, poi condannato a 16 anni di carcere. Ridotta in fin di vita dopo essere stata presa ripetutamente e con feroce violenza a calci in testa, la ragazza finisce in coma. Dieci mesi di calvario, appesa fra la vita e la morte, e Chiara, che è forte, si sveglia. Niente però è più come prima: della vitale ragazza di un tempo è rimasto poco e quel poco si chiama 'stato di minima coscienza' che le impedisce di camminare, parlare, vivere dignitosamente in autonomia. Reagisce alle voci dei familiari e apre gli occhi, ma niente di più. Poi, dall'ospedale San Camillo di Roma in cui è ricoverata, Chiara viene trasferita al Santa Lucia, dove avviene un piccolo miracolo: grazie alle cure e alla riabilitazione, la 19enne con gravi danni neurologici inizia a relazionarsi con l'ambiente circostante e a comunicare.

Due anni dopo i fatti, la giovane sopravvissuta al femminicidio - una delle poche - dovrà tuttavia lasciare la struttura, trasferita in una casa di cura per anziani terminali dove non potrà ricevere le cure e gli stimoli di cui necessita. E allora, per darle ancora la speranza di una vita dignitosa, su Change.org è partita una petizione indirizzata alle istituzioni e a firma di Gabriella Carnieri in cui si chiede allo Stato di trovare una soluzione 'adeguata e idonea' affinché Chiara e la sua famiglia possano affrontare la vita, dopo tanta sofferenza, nel segno della dignità.

"Il caso di Chiara Insidioso, massacrata da Maurizio Falcioni due anni fa e ancora ricoverata all'ospedale Santa Lucia di Roma con gravi lesioni cerebrali, è - si legge nel testo - emblematico per tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza maschile. Oggi, con un articolo di Luisa Betti, apprendiamo che tra venti giorni Chiara sarà dimessa dalla Fondazione, dove sono riusciti a riportare Chiara a relazionarsi con l'ambiente circostante e a comunicare, e sarà messa in una casa di cura per anziani terminali con un livello di coscienza minore rispetto al suo, malgrado possa ancora migliorare la sua condizione riabilitativa e sia stata avviata a un progetto che potrebbe far avanzare la sua autonomia".

"Chiara - continua la petizione - è una delle poche donne che sono sopravvissute al femmicidio in una condizione di grave danno fisico e psichico, un caso che lo Stato italiano non può ignorare o ricordare solo in maniera formale, ma su cui ha l'obbligo di intervenire con una compensazione economica che garantisca a Chiara un accesso agevolato a forme di assistenza ai fini della riabilitazione e di reinserimento a una vita il più possibile normale. Un obbligo che la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ratificata dall'Italia nel 2013, spiega ampiamente nell'articolo 30 in cui si descrive come lo Stato si debba occupare del risarcimento nel caso in cui 'la riapparizione del danno non è garantita da altre fonti e in particolare dall'autore del reato'".

"Un obbligo che nel caso di Chiara - spiega Gabriella Carnieri - parte dal diritto di avere una casa attrezzata ad accoglierla secondo le sue esigenze e con l'assistenza di cui ha bisogno. Ed è per questo che chiediamo che lo Stato, attraverso suoi soggetti istituzionali, si faccia immediatamente carico di una soluzione adeguata e idonea alla situazione di Chiara, agendo in totale e autentico sostegno per lei e per la sua famiglia. Chiediamo inoltre che il governo si impegni perché vengano create le condizioni economico-legislative, perché la Convenzione di Istanbul, nella sua totalità, venga applicata e divenga l'indispensabile strumento di contrasto alla violenza di genere, dato che il Parlamento l'ha ratificata, all'unanimità".

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