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Vaiolo delle scimmie, al via vaccino in Italia: cosa dicono Andreoni, Bassetti e Galli

08 agosto 2022 | 14.16
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All'Istituto Spallanzani di Roma sono iniziate le prime somministrazioni

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(Afp)

Questa mattina all'Istituto Spallanzani di Roma sono iniziate le prime vaccinazioni in Italia contro il vaiolo delle scimmie. Il vaccino viene somministrato "alle categorie a rischio come dettato dal ministero della Salute. C'è stata una grande partecipazione e questo significa che le persone hanno compreso la validità dello strumento vaccino. Ribadiamo che non è una malattia grave ma occorre chiudere subito questa partita e far sì che non si estenda al resto della popolazione" ha detto in un videomessaggio il direttore generale dell'Istituto per la malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Francesco Vaia. La distribuzione del vaccino anti-Monkeypox riguarda per ora 4 Regioni con più casi: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto.

"Finalmente si avvia la campagna di vaccinazione contro il vaiolo delle scimmie, uno strumento valido per cercare di bloccare questa epidemia che non sembra arrestarsi. Vista l'alta adesione che si sta registrando in queste ore, credo sia necessario avere subito più dosi rispetto al numero esiguo distribuito. Altrimenti c'è il rischio di non poter dare il vaccino a chi serve" sottolinea all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Le vaccinazioni contro il vaiolo delle scimmie partite oggi all'Inmi Spallanzani di Roma e prossimamente in altre tre Regioni "sono iniziate con colpevole ritardo e nelle altre regioni non partiranno prima di altre settimane, mentre si dovrebbe fare di tutto per evitare di arrivare anche lì a numeri elevati. La colpa è del ministero della Salute che ha sottovalutato il problema, non si è voluto agire per rispettare il politically correct e siamo in ritardo di due mesi rispetto ad altri Paesi Ue" dice all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. "Ora dobbiamo correre e fare una campagna vaccinale ad agosto non è semplice. Le persone non possono prendere e andare a Roma per vaccinarsi, spero si parta subito anche in altre regioni. Abbiamo 30mila casi in 80 paesi, oltre 500 in Italia. Il vaiolo delle scimmie è endemico. Ora dobbiamo mitigarne gli effetti", conclude Bassetti.

Per Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, "era giusto offrire il vaccino anti-vaiolo alle categorie più a rischio e solo a quelle, perché altrimenti non avrebbe avuto senso, anche se ricordiamo che la mortalità" per vaiolo delle scimmie "in Italia è pari a zero. Serve però lavorare molto sulla prevenzione di una malattia sessualmente trasmessa e sappiamo bene alcune regole che sono molto semplici: la quarantena se si è positivi, evitare i rapporti sessuali promiscui, utilizzare sempre il preservativo. La migliore prevenzione è stare attenti".

Vaccinarsi contro il vaiolo delle scimmie "è più che consigliabile per le categorie di persone più esposte al virus" dice all'Adnkronos Salute è Massimo Galli, già direttore Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano. "Il vaccino contro il vaiolo riesce ad avere funzione preventiva rispetto al vaiolo delle scimmie e quindi vale le pena utilizzarlo, considerando che il fenomeno continua ad essere presente. Dunque può essere opportuno muoversi di conseguenza, con una proposta attiva di prevenzione da parte delle istituzioni sanitarie", conclude Galli.

Contro il vaiolo delle scimmie "ad oggi la vaccinazione è quasi simbolica", partita in Italia "con poche dosi in quattro regioni. Sicuramente il vaccino può essere importante come elemento protettivo per i soggetti particolarmente a rischio, ma l'elemento fondamentale resta la prevenzione" attraverso "la responsabilità dei comportamenti" sottolinea all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all'Università Statale di Milano e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi. L'esperto invita a puntare sulla "comunicazione", un'informazione diffusa e corretta sull'infezione da Monkeypox virus, "evitando assolutamente lo stigma" ammonisce. "Perché proprio per il timore dello stigma, per quanto posso vedere - riferisce il medico - molte delle persone che risultano contagiate" da questo patogeno "sono un po' riluttanti nell'indicare quelli che possono essere stati i loro contatti più a rischio". "La prevenzione è fondamentale per il contenimento di questa malattia", insiste il virologo. "Ora l'indice Rt sembra si stia abbassando e questo è un segnale positivo, nella speranza che si tratti di un'onda in discesa. Ma il rischio - avverte Pregliasco - è quello di un'endemizzazione dell'infezione, con il coinvolgimento di alcune specie animali presenti nelle nostre aree", che potrebbero diventare serbatoio di un virus in passato solo di importazione.

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