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A 'La quarta parete' di Sorj Chalandon il Premio Terzani

CULTURA
A 'La quarta parete' di Sorj Chalandon il Premio Terzani

Lo scrittore e reporter Sorj Chalandon

'La quarta parete', il romanzo del reporter e scrittore Sorj Chalandon edito in Italia da Keller, vince la XIII edizione del Premio Letterario Internazionale Tiziano Terzani. Chalandon sarà premiato sabato 13 maggio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (ore 21) nel corso di una serata che è il momento più atteso del Festival vicino/lontano che, nel 2005, in collaborazione con la famiglia Terzani, ha istituito il Premio. Il festival è in programma a Udine dall’11 al 14 maggio. La Giuria che ha assegnato il riconoscimento è composta da Giulio Anselmi, Enza Campino, Toni Capuozzo, Tommaso Cerno, Marco Del Corona, Andrea Filippi, Àlen Loreti, Milena Gabanelli, Ettore Mo, Carla Nicolini, Paolo Pecile, Valerio Pellizzari, Peter Popham e Marino Sinibaldi. "Ho appreso con emozione del Premio - ha dichiarato Chalandon - e ho accolto la notizia con orgoglio e umiltà, perché si tratta di un riconoscimento intestato a un grande uomo. Il mio lavoro di romanziere comincia dove finisce quello di reporter. In Libano il mio taccuino era aperto sempre su due pagine, su quella a destra scrivevo i fatti, registrando la realtà come la vedevo; su quella a sinistra annotavo invece le emozioni e le reazioni più intime di fronte a quello che avevo vissuto. Questo libro raccoglie di fatto tutte le pagine sinistre dei miei taccuini libanesi".

"La quarta parete è un romanzo che distrugge la distinzione dei generi letterari, che mette in ombra analisti e storici, che li riassume e li scavalca - recitano le motivazioni per l’assegnazione del premio - È un romanzo scritto 'con una farfalla nella testa, e con un cuore di troppo' come dice uno dei protagonisti. Proprio questa narrazione emotiva, che trascura comandanti e sigle di armi, va oltre il perimetro libanese e i limiti del calendario. Chalandon ha sperimentato la violenza a Beirut, in Afghanistan, in Irlanda, nel tempo il suo dna è cambiato. Ci sono voluti oltre trenta anni per elaborare i massacri di cui è stato testimone mentre sparivano i cedri e aumentavano le macerie. In filigrana - si legge ancora nelle motivazioni - emergono le tribolazioni dell’intero Medio Oriente dopo la stagione coloniale dei protettorati, dei confini disegnati dagli stranieri con la riga, fino alle cronache di questi giorni da Aleppo e da Mosul. Anche le macerie di Palmira hanno ospitato l’orchestra di San Pietroburgo. Il teatro della guerra non chiude mai. La quarta parete è come un grande affresco senza tempo e senza cornice".

Sorj Chalandon era entrato nella cinquina finalista del Premio Terzani 2017 con Li Kunwu e P.Ôtié per 'Una vita cinese' (add editore), Domenico Quirico per 'Esodo' (Neri Pozza); Gerard Russell per 'Regni dimenticati' (Adelphi) e Brian Turner per 'La mia vita è una paese straniero' (NN editore). "'La quarta parete' – ha affermato la presidente della giuria, Angela Terzani – è ambientato nel Libano della guerra civile, all’inizio degli anni Ottanta, nel pieno del conflitto che dal 1975 al 1990 ha insanguinato il Paese. Non è un reportage di guerra, ma un libro sulla guerra. Sulla sua potenza, sulla sua pervasività, sul suo impatto nel quotidiano di chi la vive: anche di chi, come nel caso di Georges, il protagonista del romanzo, non ne è direttamente coinvolto, ma finisce per esserne risucchiato. C’è molto dell’autore in Georges, il regista teatrale che, per rispettare le volontà di Samuel, l’amico ebreo di Salonicco morente in un letto d’ospedale, si reca in Libano - ha proseguito Angela terzani - per mettere in scena l’Antigone di Jean Anouilh, la pièce che per la prima volta fu rappresentata nella Parigi occupata dai nazisti. La quarta parete non è un libro di “attualità”, ma un romanzo che condensa lo scontro eterno tra la barbarie della guerra e l’umanità più profonda, uno scontro dall’esito tragico".

Chalandon, nato a Tunisi nel 1952, ha lavorato dal 1974 al 2007 come corrispondente e reporter del quotidiano francese Libération, documentando alcuni dei conflitti più sanguinosi degli ultimi decenni: è stato in Iraq, Iran, Somalia e Afghanistan, e a Beirut nel 1982, dove fu tra i testimoni dell'eccidio nel campo profughi palestinese di Sabra e Chatila. Tra gli altri suoi romanzi, tradotti in numerosi paesi: 'Il mio traditore' (Mondadori 2009) e 'Chiederò perdono ai sogni' (Keller 2014). Al festival vicino/lontano Tiziano Terzani sarà ricordato anche in occasione della presentazione in anteprima (domenica 14 maggio, Chiesa di san Francesco, ore 11.30) del libro, edito da TEA, 'Diverso da tutti e da nessuno'. Il volume, a cura di Angela Terzani, raccoglie oltre quaranta testimonianze, la maggior parte delle quali inedite, firmate, tra gli altri, dai più importanti corrispondenti dall’Asia, che ricordano lo stile, l’originalità, il fascino specialissimo di uomo, che voleva essere, ovunque andasse, uguale a tutti, per praticare al meglio quel “giornalismo dal basso” che rese indimenticabili i suoi reportage. Il volume è arricchito da alcune immagini del fotografo della Magnum, Abbas, ed è chiuso dalla testimonianza della figlia Saskia e da un 'dialogo' del figlio Folco con il Vecchio reso celebre dalle pagine di "Un altro giro di giostra". A Udine converseranno con la curatrice Giovanna Botteri, Ferruccio de Bortoli, Bernardo Valli e Daniele Rielli.

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