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All'Ara Pacis 'Magnum Manifesto', le foto che raccontano il mondo

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All'Ara Pacis 'Magnum Manifesto', le foto che raccontano il mondo

A Washington nel 1967 una giovane offre fiori ai militari durante una marcia contro la guerra in Vietnam, una foto di Marc Riboud, esposte nella mostra 'Magnum Manifesto'

Una serie di letti vuoti, tutti apparentemente uguali, nella cella spoglia di un carcere in disuso. Oppure dodici scatti di marosi nella notte, ripresi da una nave di Ong nel Mediterraneo. Ma anche i ritratti - quasi delicati nelle loro tinte pastello, nonostante i mitra in bella vista - abbandonati da Talebani in fuga. Non ci sono solo singoli scatti iconici nella mostra Magnum Manifesto, che celebra i primi 70 anni della più grande agenzia fotogiornalistica internazionale e che sarà ospitata dal Museo dell’Ara Pacis dal domani 7 febbraio al 3 giugno 2018.

Molto del lavoro della mitica agenzia (e l'aggettivo una volta tanto è azzeccato) è fatto in una sorta di catalogazione del presente, come ricorda il sottotitolo della mostra ' Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia'. E' a suo modo una istantanea collettiva che spesso prende le forme di reportage 'globali', come quello sulla Generazione X, lanciato nel 1954 per dare un volto alla prima generazione postbellica. Un progetto dell'allora giovane cooperativa e che coinvolse gente del calibro di Robert Capa, Herbert List, David Seymour, Eve Arnold, Ernst Haas e Henri Cartier Bresson.

D'altronde, sin dalla fondazione, nel 1947, è stata chiara l'ambizione di scrivere una nuova pagina nel fotogiornalismo, senza cercare lo scatto 'artistico' a tutti i costi ma offrendo comunque uno sguardo d'artista nel racconto del mondo. E le centinaia di immagini in mostra a Roma, nella prima tappa europea e unica italiana di 'Magnum Manifesto', lo confermano appieno.

La mostra - che è anche un libro pubblicato da Contrasto - raccoglie parte del lavoro realizzato in tutti questi anni e getta uno sguardo nuovo e approfondito sulla storia e sull’archivio dell’Agenzia. Si va dal reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold negli anni Cinquanta, ai ritratti di “famiglia”, teneri e intimi, di Elliott Erwitt; dalle celebri immagini degli zingari di Josef Koudelka, fino alla toccante serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul "Funeral Train", il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio verso il cimitero di Arlington, attraversando un’America sconvolta e dolente.

Più vicino a noi, i nuovi autori di Magnum continuano - con rigore e visionarietà - il racconto del nostro tempo: come nella “Spagna Occulta” di Cristina Garcia Rodero, o nelle osservazioni antropologiche, sotto forma di fotografie, realizzate nel mondo da Martin Parr; spaziando dalla cruda attualità del Sud America documentato da Jérôme Sessini, fino al Mar Mediterraneo, tenebroso e incerto nelle notti dei migranti, fotografato da Paolo Pellegrin.

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