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Cento anni fa nasceva Moro, l'uomo del centrosinistra e della solidarietà nazionale

POLITICA
Cento anni fa nasceva Moro, l'uomo del centrosinistra e della solidarietà nazionale

Aldo Moro

di Francesco Saita

Aldo Moro, avrebbe avuto oggi 100 anni, di uno più giovane di Pietro Ingrao, scomparso a settembre del 2015, dopo aver festeggiato un secolo di età. Ma il percorso umano e politico del leader Dc, padre della solidarietà nazionale, nata dalla sua 'strategia dell'attenzione' nei confronti del Pci di Enrico Berlinguer, fu interrotto in modo violento dal fuoco brigatista, il 9 maggio del 1978, in una vicenda che resta ancora, almeno per alcuni aspetti, avvolta dal mistero. "Zone d'ombra da diradare" di cui ha parlato lo scorso febbraio il presidente Mattarella, ricordando come quella di Moro sia "una delle ferite più dolorose e laceranti della storia repubblicana". "Quel trauma incise profondamente sulla vicenda nazionale, cambiandone il corso stesso", ha tenuto a sottolineare il capo dello Stato.

Una storia italiana, con tanti punti da chiarire, a cominciare da quanto avvenne precisamente a via Fani - terroristi presenti, altre figure, servizi segreti - al ritrovamento del cadavere di Moro a via Caetani, con i dubbi, emersi proprio di recente, su come sia stato effettivamente ucciso il leader Dc. Un puzzle di pezzi che ora una Commissione parlamentare di indagine cerca di mettere insieme, coinvolgendo i Ris, la scientifica e ascoltando i protagonisti superstiti di quella stagione, come farà tra poco, il prossimo 27 ottobre, con uno dei fondatori delle Br, Alberto Franceschini, che sull'affaire Moro ha dichiarato come "le Br furono indirizzate senza che i loro componenti ne fossero consapevoli".

Nato a Maglie, nella provincia leccese, il 23 settembre del 1916, Aldo Moro ottiene a soli 25 anni la libera docenza a Bari, insegnando Filosofia del diritto. Nel '42 entra nella Dc, fondata da De Gasperi in clandestinità: con lui i giovani della 'seconda generazione', la futura classe dirigente della prima repubblica, tra questi Fanfani, Dossetti, La Pira, Andreotti, Taviani, Rumor. Finita la guerra viene eletto nella Costituente, scelto dal partito per la 'Commissione dei 75', che elaborerà le norme fondamentali della carta costituzionale. Suoi i contributi relativi agli articoli dei 'diritti e doveri dei cittadini', lavorando a fianco di Tupini e Togliatti, tra gli altri.

Nel '59, tramontata la stagione del centrismo, è segretario dello scudocrociato. Battuto Fanfani, l'altro 'cavallo di razza della dc', Moro si prepara alla stagione dell'apertura al Psi di Nenni e al nuovo centrosinistra. Tra i primi a dire no all'allargamento alla sinistra parte delle gerarchie vaticane. Giovanni XXIII si mantiene cauto, ma i cardinali Siri e Ottaviani non risparmiano critiche a Moro, parlando dei socialisti come di 'novelli anticristi'. Moro tira dritto e risponde che "la democrazia cristiana non è un partito cattolico, ma di cattolici che operano in politica".

Nel frattempo, il generale De Lorenzo, prepara il 'piano Solo', un tentativo di golpe, per impedire la svolta riformatrice, che soprattutto dopo il '62, i socialisti, ormai nella stanza dei bottoni, avrebbero voluto accentuare. Tentativo che fu ritentato poi, nel '70 dal principe nero Junio Valerio Borghese, con il fallito golpe dell'Immacolata. Nello stesso anno Curcio e Franceschini fondano le brigate rosse.

Tra i risultati del centrosinistra, (nonostante il "tintinnare di sciabole" di cui parlò il leader Psi, Nenni), c'è nel '62 l'istituzione della scuola media unica obbligatoria e poi la nazionalizzazione delle industrie elettriche, con la nascita dell'Enel. Il 4 dicembre del 1963 Aldo Moro forma il primo governo di centrosinistra organico, ne seguiranno altri due guidati dallo statista dc, fino al 1968. Tra le norme, che chiuderanno di fatto quella stagione di riforme, arrivano la legge sul divorzio, nel 1970, che resisterà al referendum abrogativo di quattro anni dopo, lo Statuto dei lavoratori, la riforma delle regioni. Inoltre il parlamento dà vita alla Commissione parlamentare antimafia.

Negli anni della contestazione Moro si defila, guardando con attenzione al movimentismo del '68 e alle istanze della società civile, sostenendo che da quel mondo agitato e difficile da interpretare sarebbe comunque sarebbe nata una società "più ricca ed esigente". "Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai - dice al suo partito - . Sono segni di grandi cambiamenti e del travaglio doloroso nel quale nasce una nuova umanità", avverte Moro. Nel '73, Moro assume la carica di presidente del partito. Dopo due governi tra il '74 e '76, a impronta centrista, matura la strategia dell'attenzione nei confronti del Pci di Berlinguer. Moro, già nel '74, parla della necessità di avere "un atteggiamento chiaro, serio e costruttivo di fronte al Pci". E dalle parole passa ai fatti, incontri riservati iniziano a essere frequenti tra i suoi e gli uomini di Berlinguer, in vista di una nuova fase, quella che prenderà il nome di 'terza fase', dopo quella del centrismo e del centrosinistra. Intanto ad attaccare Moro non sono solo le gerarchie ecclesiastiche, come ai tempi del centrosinistra. Stavolta l'apertura al Pci, è avversata dagli Usa. A far capire il punto di vista di Washington a Moro ci pensa Kissinger che lo 'invita' a lasciare fuori i comunisti dal Palazzo.

Moro tira dritto e cerca di arrivare all'obiettivo, mentre in molti scommettono che guiderà la transizione dal Colle, pronto per essere eletto alla presidenza della Repubblica. Il 16 marzo del 1978, mentre sta per raggiungere la Camera per la fiducia al governo Andreotti che vede l'ingresso dei comunisti nella maggioranza programmatica e parlamentare, a via Fani una donna agita un mazzo di fiori per segnalare l'arrivo della 130 del presidente. Si scatena il fuoco, cinque uomini della scorta sono uccisi subito, Moro sopravviverà altri 55 giorni.

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