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Migranti e frontiere, la lezione di Mattarella

POLITICA
Migranti e frontiere, la lezione di Mattarella

(Fotogramma)

La Repubblica deve avere un volto umano, senza il quale la democrazia "non è che la maschera di una nuova tirannide". Un mese fa, commemorando Luigi Einaudi, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva insistito sul ruolo non meramente notarile del Capo dello Stato. Oggi, ricordando al Senato un altro dei suoi predecessori, Giuseppe Saragat, nel trentennale della morte, inserisce nel suo intervento numerosissime citazioni del leader socialdemocratico. Ne scaturisce una vera e propria lezione che, in taluni passaggi esplicitamente, in altri implicitamente, si collega a questioni che anche in queste ore caratterizzano il dibattito interno ed internazionale.

A partire dai temi dell'immigrazione e alla loro proiezione nazionale ed europea, con un richiamo a quell'Europa nella quale per Saragat le frontiere dovevano essere "segni convenzionali e non diaframmi". Senza tralasciare poi riferimenti ai corretti rapporti tra governo e Quirinale, alle questioni relative alla moneta unica europea, alla corretta dialettica tra maggioranza ed opposizione.

Inevitabile non leggere in filigrana un richiamo alle vicende della nave Aquarius, quando Mattarella cita il discorso di Saragat all'insediamento come presidente dell'Assemblea costituente: 'Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide'. "Troviamo in queste parole - chiosa il Capo dello Stato - diretta traccia della lotta contro la concezione di 'anarchia e statolatria' propria del fascismo, alla quale Saragat aveva dedicato tanta parte del suo impegno e della sua vita".

Frasi che in qualche modo rimandano ad altre affermazioni di Saragat, che Mattarella cita alla fine del suo discorso, quando ricorda l'incontro dell'allora Capo dello Stato, nel febbraio del 1967, con l'Associazione dei giuliani e dalmati. 'E' necessario -disse in quell'occasione- che esista in noi -affinché noi possiamo trarne alimento di speranza nella costruzione dell'avvenire- la ferma fede che un giorno, quando l'Europa si farà e i popoli si riconosceranno nella pace e nella concordia, le frontiere saranno segni convenzionali e non diaframmi, e i singoli gruppi etnici potranno esprimere in piena libertà il proprio genio, conformemente a ciò che sentono e venerano come Patria dello spirito'. "Sono certo -commenta anche in questo caso l'attuale Capo dello Stato- che il Presidente Saragat sarebbe orgoglioso di vedere quanta strada è stata percorsa sul sentiero da lui lucidamente indicato!"

Mattarella cita poi altri passi per tornare su quelle che sono le funzioni del Presidente della Repubblica, ricordate sempre da Saragat il 25 ottobre del 1965, pochi mesi dopo la sua elezione. Tra di esse 'quella di difendere validamente la Costituzione e la democrazia', che 'non è soltanto il governo della maggioranza ma anche il rispetto profondo per le minoranze. Il Capo dello Stato deve tutelare il diritto della maggioranza a governare il Paese e il diritto della minoranza di esercitare la sua opposizione'. Anche perché 'la democrazia politica presuppone una comunità morale tra coloro che la compongono'. Per l'attuale Capo dello Stato "una definizione pregnante, e pienamente valida ancora oggi".

In un altro passaggio, Mattarella richiama un doppio insegnamento: quello di Saragat che cita Einaudi. Affermazioni che possono ricollegarsi alle polemiche che investono la permanenza del nostro Paese nell'euro, ai rapporti tra governo e Capo dello Stato e ai compiti più generali che spettano a quest'ultimo.

'Noi siamo - sono le parole pronunciate da Saragat a Torino - nel Paese di Luigi Einaudi il quale ci ha insegnato che non si può mutare il metro monetario, se non si vuole ingannare il risparmiatore, se non si vuole danneggiare il produttore. Io credo che la lezione di Einaudi non sarà dimenticata. Questo metro monetario sarà difeso, questo metro monetario, nella sua integrità, costituirà la premessa per una sicura ripresa nel campo economico'.

'Ma il compito di un Capo di Stato -ricordava sempre Saragat- non è quello di presiedere allo sviluppo dell'attività economica; questo è un compito che riguarda soprattutto il governo; semmai il Capo dello Stato può dare, in una Repubblica parlamentare come la nostra, qualche consiglio, come quelli che, del resto, davano i miei illustri predecessori ai capi di governo'.

'Il problema del Capo dello Stato è un altro: il vero problema è di garantire una atmosfera di serenità, di equilibrio politico, di democrazia, che permetta al Paese di andare avanti. Questo il compito di un Capo di Stato in una democrazia e in Paese libero'. Parole, sembra dire Mattarella, che hanno lo hanno ispirato nella gestione dell'ultima crisi di governo e che continueranno a guidare la sua azione anche rispetto all'attività del nuovo esecutivo e alle varie questioni che sarà chiamato a gestire.

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