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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

LAVORO
Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

"Occorre giocare la partita dell'internazionalizzazione contemporaneamente in attacco e in difesa. In attacco, gli accordi di libero scambio sono lo strumento principale attraverso il quale favorire l'accesso delle pmi ai mercati esteri. Occorrerà rifinanziare per il 2019 il Fondo Centrale di Garanzia per 2 miliardi di euro, in modo da garantire circa 50 miliardi di crediti finalizzati agli investimenti delle pmi. Dall'altro occorrerà sostenere l'investimento privato per l'acquisizione e lo sviluppo di competenze 4.0. Dal punto di vista contrattuale occorre rispondere ad una produzione che sarà sempre più 'sartoriale' e quindi il contratto nazionale ha senso non solo se ne riduce drasticamente il numero delle tipologie, che negli ultimi anni è esploso, ma anche e soprattutto se il suo ruolo resta quello di 'cornice di garanzia' finalizzata ad assicurare il più possibile una dimensione di prossimità all' impresa.Altro strumento fondamentale per ricostituire base manifatturiera sono i Nuovi Contratti di Sviluppo destinati per l' 80% al Mezzogiorno che spesso vedono protagonisti grandi aziende multinazionali. Il rifinanziamento dei contratti di sviluppo costituisce una priorità per gli anni a venire". A scriverlo, su Il Sole 24 Ore, Carlo Calenda ministro dello Sviluppo economico e Marco Bentivogli segretario generale metalmeccanici Fim Cisl.

Sempre Bentivogli, in un'intervista a Il Corriere della Sera, afferma che "prima di parlare di salari, bisognerebbe parlare di produttività: la vera leva per aumentare i salari. Per ora sento solo proposte confusionarie e che non tengono conto della situazione del Paese, dove l'85% dei lavoratori sono tutelati da contrattazione collettiva, che garantisce un sistema di minimi retributivi nazionali molto più esteso ed efficace della copertura garantita dai minimi salariali legali previsti negli altri Paesi. In un momento in cui è in corso una trattativa confederale sul modello contrattuale bisognerebbe dare forza e spazio a questa piuttosto che lanciare proposte strampalate".

Questo è un buon momento per l'Italia. Il Paese è in crescita. Ci sono alcuni fattori che non capitavano da tempo. Una crescita dell'economia mondiale sincronizzata che finalmente riguarda anche il nostro Paese. I nostri competitori diretti hanno situazioni delicate da gestire: l'Inghilterra con la Brexit, la Spagna alle prese con la Catalogna, la Germania che stenta a creare un governo. Noi sembriamo un Paese potenzialmente tranquillo, anche se arriviamo all'ultimo momento a prendere la coda di una crescita di cui gli altri hanno goduto negli ultimi anni. Presumibilmente ci restano 2-3 anni buoni, non sprechiamoli. L'aver perso la prima parte di crescita è già un danno gravissimo". Così, in un'intervista a La Stampa, Andrea Bonomi, presidente del gruppo finanziario Investindustrial.

"Dovremmo non solo potenziare ma riorientare parte dei nostri servizi per l' impiego interamente sulla priorità giovanile. Come? Prendendo esempio dalla Germania, dove nel 2010 sono nate nelle principali città le agenzie professionali per i giovani. L'Italia, con la riforma delle politiche attive del jobs act, ha creato le premesse per una riforma in tal senso, ma l' ha lasciata a metà. Potrebbe completarla, riorientandone una parte ai giovani, come in Germania. Non si tratterebbe di inventarsi nulla di nuovo, ma di potenziare strutture esistenti, riorganizzandone funzioni e obiettivi, introducendo criteri di valutazione basati su risultati misurabili". Così, in un lettera al direttore de La Stampa, l'economista Irene Tinagli.

Sul salario orario minimo spiega un'intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, Carlo Lottieri, filosofo del diritto, "per un liberale si tratta di una violazione della libertà contrattuale poiché si regola ulteriormente un ambito che dovrebbe essere lasciato alla libera iniziativa delle persone. Tutti propongono cose che non possono mantenere. Finita la campagna elettorale ci diranno che la situazione è cambiata e che non ci sono più le condizioni per introdurre il salario orario minimo o altre misure.

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