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Cia: rischio spopolamento produttivo in zone terremotate Marche

NORME
Cia: rischio spopolamento produttivo in zone terremotate Marche

Il presidente Cia Scanavino in visita alle zone terremotate

Il terremoto ha fatto emergere con maggior forza le debolezze e le criticità territoriali già esistenti nelle aree interne. E’ chiaro, quindi, che, in assenza di una rapida e valida proposta di rilancio, c’è il rischio di un rapido spopolamento e una delocalizzazione delle attività produttive nelle Marche. E’ l’allarme lanciato dalla Cia-Agricoltori Italiani in occasione della visita del presidente nazionale, Dino Scanavino, che ha voluto personalmente verificare la situazione del territorio e delle aziende colpite.

"Il sisma ha in qualche modo accelerato alcuni processi di abbandono e degrado del tessuto produttivo e sociale già in atto nelle zone interne", è stato detto, riporta la nota della Cia, durante la conferenza stampa organizzata presso il Comune di Amandola, in piazza Risorgimento, con la vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, Anna Casini, la presidente di Cia Marche, Mirella Gattari, e il sindaco di Amendola, Adolfo Marinangeli. "Pertanto, lo sviluppo futuro di queste aree -continua la nota- deve prevedere una programmazione che non sia il semplice ripristino dell’esistente, ma la risoluzione delle problematiche caratteristiche delle aree interne regionali, supportate da una serie di misure specifiche per il rilancio delle attività del territorio colpito dal sisma".

“Un progetto di sviluppo del territorio delle aree terremotate -ha spiegato Scanavino- deve concretizzarsi seguendo due strategie: una immediata, che mira al rilancio delle attività produttive del territorio, e una di lungo periodo, che deve risolvere le problematiche pregresse comuni a tutto il territorio montano. Serve, dunque, un’azione che permetta alla popolazione residente di non considerare conveniente spostarsi altrove".

Nella pratica, ha aggiunto il presidente nazionale della Cia, "bisogna garantire economicamente alle popolazioni residenti un’indennità compensativa che tenda a ridurre il maggior costo della vita e i minori servizi a disposizione della popolazione o una riduzione della pressione fiscale e degli oneri contributivi". Assieme a una delegazione della Cia delle Marche, Scanavino ha quindi visitato le imprese colpite dal sisma, come l’azienda agricola amandolese 'Calza Adriano e Antonio' a cui è stata donata un’unità mobile a uso abitativo grazie alla solidarietà delle Cia territoriali.

Di seguito un decalogo per il rilancio delle aree interne dell'Appennino con gli obiettivi e le azioni da perseguire, secondo la Cia: mantenimento di una presenza diffusa della popolazione nel territorio interno montano, al fine di perseverarne cultura, tradizioni, patrimonio storico artistico, nonché di svolgere azione di tutela e valorizzazione di ambiente e paesaggio (funzione socio-ambientale).

E ancora: agevolazioni fiscali o burocratiche permanenti per stimolare investimenti e rendere conveniente la permanenza in tali territori fortemente svantaggiati, soprattutto da parte delle giovani generazioni; sviluppo economico incentrato sulle tradizionali attività agricole, artigianali, turistiche evitando la creazione di grandi complessi industriali, non facenti parte della storia di questi territori e generatori di notevoli impatti socio-economici e ambientali su un territorio fragile, soprattutto qualora entrano in crisi.

Secondo la Cia, è poi necessario "lo sviluppo di una rete efficiente di servizi a sostegno della popolazione per spingerla a insediarsi e/o rimanere in tali territori; la realizzazione di infrastrutture di collegamento viario/telematico efficienti al fine di consentire alle imprese una pari competitività sul mercato e alla popolazione idonee condizioni di vita; puntare sulle eccellenze produttive della tradizione locale come elemento per affermare all’esterno l’immagine di tali territori, utilizzando le moderne tecnologie e innovazioni scientifiche, ma nella linea dello sviluppo sostenibile".

E ancora: "Promuovere progetti di filiera e/o di rete tra imprese (anche di diversi settori economici), allo scopo di razionalizzare costi, rafforzare capacità di penetrazione commerciale, garantire tracciabilità del prodotto (garanzia di origine); svolgere un’incisiva azione promozionale, congiunta tra pubblico e privato, per rilanciare l’immagine di questi territori, puntando su un turismo naturalistico, sportivo, culturale, enogastronomico; elaborare un marchio di riconoscimento per prodotti originari dell’area; favorire uno sviluppo agricolo incentrato sia su produzioni tradizionali della zona (prodotti del bosco, zootecnia, cereali), sia su nuove colture intensive (anche legate al 'no food')".

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