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Mamme coraggio in piazza con l'Airc

MEDICINA
Mamme coraggio in piazza con l'Airc

Barbara Belletti, testimonial dell''Azalea per la ricerca Airc 2018' con le figlie Bianca e Maria Giulia (foto Airc)

Francesca, 39 anni, due figli e due tumori. Uno l'ha già vinto, l'altro lo sta ancora combattendo e dice che "tutta la mia forza sono i miei bambini e la voglia di vederli crescere. Per riuscirci affronterò di tutto". Ha due figli anche Delia, biologa 57enne, e benché non sia "mai stata una di quelle mamme che preparano la merenda perché dovevo lavorare", oggi che sono diventati grandi si sente "orgogliosissima di loro" e capisce che "più della quantità conta la qualità del tempo che gli dai". Due donne, due madri coraggio in lotta contro il cancro: la prima da paziente e la seconda da scienziata. Con le loro storie, raccolte dall'AdnKronos Salute, danno un volto alla missione dell'Airc che torna in piazza domenica 13 maggio con l''Azalea della ricerca' per sostenere gli studi sui tumori femminili.

Francesca sorride "perché nasco ottimista e voglio continuare a esserlo", però nell'ultimo decennio "non mi sono fatta mancare nulla": dopo un melanoma scoperto all'Istituto europeo di oncologia di Milano nel 2008, appena 29enne, e dal quale è "tecnicamente guarita", nel 2015 sempre in Ieo le è stato diagnosticato un tumore al seno che le hanno asportato e che ora sta curando con i farmaci. "La seconda volta - ricorda - è stata peggio della prima, una botta incredibile perché non ero più sola. Mi ero sposata, Lorenzo aveva 5 anni ed Elisa 5 mesi. La stavo ancora allattando e ho dovuto smettere". Nonostante le difficoltà, assicura che "la malattia mi ha insegnato a vivere". E come testimonial dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro invita tutti a fare prevenzione: "Mi ha salvata, per me è la regola e insegno ai miei figli a impararla come abitudine".

Tutto quello che si può fare per evitare di ammalarsi o per scoprire presto un cancro va fatto, tuttavia ci sono casi in cui la diagnosi precoce appare un miraggio. Lo sa bene Delia Mezzanzanica che la sua guerra la combatte in laboratorio contro il cancro dell'ovaio, la "bestia nera" fra i tumori della donna perché "non dà sintomi specifici e non ci sono programmi di screening. L'80% lo scopre quando è già in fase avanzata e le probabilità di essere viva dopo 5 anni sono meno del 40%". In forze all'Istituto nazionale tumori di Milano da 35 anni, la ricercatrice lavora sulla 'firma molecolare' della malattia per arrivare a predire come evolverà il tumore e personalizzare il trattamento. Delia ha beneficiato del sostegno di Airc e ricambia l'Onlus come volontaria storica e convinta, insieme ai figli Vittorio e Filippo di 25 e 21 anni: "Al banchetto delle azalee me li porto da quando erano piccoli e adesso ci vengono con le fidanzate e gli amici".

FRANCESCA, DUE FIGLI E DUE TUMORI - Nata a Brescia e cresciuta in Toscana, dopo l'università Francesca si è trasferita a Milano dove lavora per una compagnia assicurativa. Alla prevenzione, 'mantra' degli oncologi, la giovane deve davvero la vita. "Ho la pelle chiara e tanti nei - spiega - e ho cominciato a fare visite durante l'età dello sviluppo perché attorno mi erano comparsi strani aloni. I medici mi hanno tranquillizzata, ma su loro consiglio dai 15 anni ho fatto controlli annuali, fino a quando 10 anni fa mi sono spuntate due papule sulla schiena: una era un pelo incistato, l'altra un melanoma nodulare. Piccolo, di 1,3 millimetri, ma già al secondo stadio. "Una forma che si sviluppa in verticale invece che in orizzontale, che normalmente insorge a 50 anni e soprattutto nei maschi. Invece è capitato a me, in famiglia primo caso e spero ultimo".

"E' stato uno shock anche per i medici - assicura - Dopo 3 giorni ero in sala operatoria e ne sono uscita con una cicatrice lunga 15 centimetri, ma i linfonodi non erano intaccati e quindi non ho dovuto fare altre cure bensì follow-up serratissimi, all'inizio ogni 3 mesi e poi dopo 6. Ai controlli abbinavo anche l'ecografia al seno, perché mamma aveva avuto un tumore". Il precedente c'era e Francesca, 7 anni dopo "la prima botta", deve parare anche la seconda "ben più forte, forse perché ero più adulta e meno incosciente": carcinoma duttale a medio grado di differenziazione, recita il referto. Nuovo cancro, nuovo intervento, di mastectomia con conservazione del capezzolo e successiva ricostruzione.

"Uscivo da poco dalla seconda gravidanza - osserva - il tumore era ormonosensibile e probabilmente durante i mesi di attesa si era 'nutrito' bene ed era cresciuto". Dopo l'operazione niente radio né chemioterapia, ma 5 anni di tamoxifene che significa menopausa farmacologica. "Lo prendo da 2 anni e mezzo, sono a metà del mio percorso e cerco di guardare avanti. In Ieo mi sono fatta aiutare da una psiconcologa e ora va meglio: ho imparato ad accettare la malattia, a conviverci e a gestire la paura di lasciare soli mio marito e i miei figli. A Lorenzo, che oggi ha 7 anni e mezzo e chiede delle cicatrici, ho spiegato che avevo un granellino e me lo hanno tolto. Elisa ha compiuto 3 anni ad aprile ed ero in ansia per lei. Temevo che da grande dovesse ammalarsi, invece i test genetici ai quali mi sono sottoposta sono negativi e adesso sono più tranquilla".

Essere forte per 4 "certamente non è facile - ripete la giovane - però cerco di fare tesoro di quello che ho passato perché non sia tutto negativo, ma possa servire agli altri". Sia "alle tante donne che si ammalano, alle quali voglio dire che è importante non sentirsi sole", sia "ai miei figli. Li ho educati al valore della prevenzione, per esempio ho insegnato loro che il sole è un amico, ma servono attenzioni. Al mare la crema è 'protezione 50' per tutti e dalle 12 alle 16 si sta all'ombra. Non voglio assillarli, ma sto attentissima perché quando ero piccola io tante precauzioni non si usavano e il mio melanoma è arrivato così".

DELIA, MADRE IN CAMICE - Francesca che pensa al futuro, Delia che tira le somme di una vita dedicata alla ricerca. "Sono entrata all'Int nel 1983 come studentessa di Biologia - racconta - poi borsa studio, contratto junior e grazie all'Airc un anno negli Usa agli Nih di Bethesda. I figli non c'erano ancora, ma anche da mamma ho fatto un mese in Israele al Weizmann Institute. Vittorio aveva 2 anni e mezzo ed è stato un grande sacrificio, ma ho potuto farlo con l'aiuto del mio ex marito che è stato ed è un grande papà". Una vita da pendolare, "avanti e indietro fra Milano dove lavoro e Parabiago dove abito, sempre in treno". Il bilancio è dolce: "Sono sicura che ai miei figli qualcosa è mancato, ma ho sempre cercato di esserci come potevo. Per la scuola e nello sport, tanto che quando hanno fatto atletica io ho seguito un corso per diventare giudice. Loro gareggiavano, io giudicavo".

Oggi Vittorio si sta per laureare in giurisprudenza e Filippo è al terzo anno di ingegneria aerospaziale. "Con mio nipote Davide, 24 anni, in procinto di laurearsi in ingegneria gestionale, mi seguono da sempre. Da bambini aiutavano i donatori a scegliere il colore delle azalee - ricorda la scienziata - mentre oggi sono attivissimi nell'organizzazione e nella gestione degli eventi benefici. Grazie a loro la piazza di Parabiago è piena di ragazzi, io li guardo e ne sono fiera. Sono convinta che le difficoltà ci sono e sono tante, ma quando uno ha passione e motivazione riesce a fare qualsiasi cosa". Seminare del bene produce frutti preziosi e 'contagiosi': "Solo l'altroieri una signora di Parabiago mi ha contattato dicendomi che ha scritto ad Airc dando la sua disponibilità ad aiutarci in piazza".

LA 'BESTIA NERA' - Per Delia "è stata una gratificazione enorme", uno stimolo a proseguire la sua battaglia contro il cancro all'ovaio. "Nel nostro Paese fa registrare circa 5.500 nuovi casi all'anno" e purtroppo colpisce duro. "Appena il 20% delle donne, in genere per caso, lo scopre in fase precoce quando le probabilità di essere viva a 5 anni sono del 90-95%". Inoltre è "un tumore difficile da operare, perché in stadio avanzato invade la cavità peritoneale e per asportarlo servono chirurghi molto esperti. Nonostante risponda abbastanza bene alle prime linee di chemioterapia, poi tende a sviluppare resistenza".

Con il suo team la ricercatrice cerca di "far luce sui meccanismi di progressione della malattia" e di "identificare da un punto di vista molecolare quali sono le pazienti che hanno più probabilità di ricaduta precoce. Un paio di anni fa, nell'ambito di un progetto co-finanziato da Airc e Fondazione Cariplo, all'Int abbiamo individuato una firma molecolare formata da 35 microRna", piccoli frammenti genetici 'spia'. Ne è nato un modello prognostico che si chiama 'Mirovar' e permette appunto di "predire quanto una paziente rischia di recidivare precocemente".

"Lo strumento - conclude Delia - è stato messo a punto sulle pazienti in stadio avanzato e ora ne stiamo verificando la validità in due setting clinici: su un altro gruppo di malate in fase avanzata, per validare il risultato già ottenuto e renderlo riproducibile, e su una casistica di pazienti in stadio precoce, raccolta qui in Istituto". L'obiettivo di questa seconda parte di lavoro, sostenuta dall'Int con un bando interno, è "riuscire a capire quali donne con tumore ovarico in fase iniziale rischiano di avere ricadute in futuro, e quindi dopo l'intervento vanno trattate con la chemioterapia, e quali invece potrebbero evitare la chemio". Il traguardo è un trattamento più efficace e su misura, e per tagliarlo la scienza prosegue instancabile il suo cammino.

TORNA L'AZALEA DELLA RICERCA - Barbara Belletti sorride in posa per un selfie con le figlie Bianca e Maria Giulia. Biologa e madre, è il volto scelto dall'Airc per l'edizione 2018 dell'Azalea della ricerca, il fiore simbolo della guerra ai tumori della donna. Per sconfiggerli Barbara lotta in prima linea nel laboratorio del Centro di riferimento oncologico-Cro di Aviano, Pordenone, ma il 13 maggio tutti potremo dire "Contro il cancro, io ci sono", comprando una piantina colorata in una delle 3.700 piazze che ospiteranno l'iniziativa dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

"Un regalo speciale per festeggiare tutte le mamme nella giornata a loro dedicata e tutte le donne", spiega l'Airc che grazie alle sue azalee ha potuto investire negli ultimi 5 anni oltre 64 milioni di euro per sostenere 498 progetti di ricerca e 126 borse di studio sulla prevenzione, la diagnosi e la cura delle neoplasie femminili. Sbocciato per la prima volta nel 1984 in poche centinaia di esemplari, anno dopo anno il fiore della ricerca ha messo le radici e si è moltiplicato: domenica saranno 580 mila le azalee a disposizione, distribuite da più di 20 mila volontari Airc a fronte di una donazione di 15 euro, insieme a una guida speciale dedicata alla salute in rosa. Per trovare l'Azalea della ricerca Airc, si può cliccare sul sito www.airc.it o telefonare al numero 840 001 001.

"Grazie al lavoro di squadra di tanti giovani in laboratorio e al fondamentale contributo dei colleghi clinici in Istituto - testimonia Barbara che rappresenta 5 mila scienziati Airc - io e il mio gruppo di lavoro intendiamo comprendere sempre più in profondità le alterazioni molecolari che sono la causa di una maggiore aggressività nel tumore al seno quando insorge nella donna giovane". Spesso è resistente ai trattamenti e proprio su questo tema il 'camice rosa' guiderà per i prossimi 5 anni un progetto Airc al Cro. "Lo studio e la comprensione di queste differenze - spera la scienziata - ci permetteranno di sviluppare nuove strategie per migliorare la terapia e la prognosi delle pazienti con trattamenti sempre più personalizzati ed efficaci".

Secondo i dati Aiom-Airtum (Associazione italiana di oncologia medica-Associazione italiana Registri tumori), nel 2017 sono state 65.800 le donne che in Italia hanno ricevuto una diagnosi di tumore al seno (circa 50 mila casi all'anno) o agli organi riproduttivi (15.800 l'anno scorso di cui 8.300 di cancro all'endometrio, 2.300 alla cervice uterina e 5.200 all'ovaio).

Il tumore femminile più diffuso è quello al seno, che secondo le stime colpisce una donna su 8 nell'arco della vita, ma è anche quello per il quale negli ultimi 2 decenni la ricerca ha ottenuto i migliori risultati: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è passata dall'81% all'87%, anche se l'obiettivo del 100% rimane lontano. "Resta molto da fare, ad esempio - ricorda l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro - per il tumore triplo negativo che colpisce soprattutto in giovane età, e per il carcinoma mammario metastatico che oggi interessa circa 36 mila donne alle quali è necessario garantire una sempre migliore qualità di vita con terapie specifiche".

Per quanto riguarda invece i tumori ginecologici, se contro il cancro all'endometrio e quello al collo dell'utero "la sopravvivenza a 5 anni ha registrato una crescita costante, arrivando rispettivamente al 77% e al 68%", purtroppo "diversa è la situazione per il tumore dell'ovaio, perché è difficile da diagnosticare precocemente e presenta un alto tasso di recidiva e di resistenza ai farmaci". Per superare questi ostacoli, i 'cervelli' dell'Airc si stanno muovendo in due direzioni: "Da un lato provano nuove combinazioni di farmaci capaci di ridurre la resistenza e dall'altro, grazie all'immunoterapia, cercano di individuare cellule capaci di stimolare le naturali difese dei pazienti".

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