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Telecom, Vivendi: "Non siamo 'porta' di Orange, obiettivo player Europa"

Priorità produrre contenuti migliori in forme diverse

FINANZA
Telecom, Vivendi: Non siamo 'porta' di Orange, obiettivo player Europa

Vincent Bolloré

AFP PHOTO ERIC PIERMONT

Vivendi non è arrivata in Telecom Italia, nel cui capitale è salita ancora a quota 21,39%, per conto di terzi, ivi inclusa Orange. Nessun piano per un consolidamento delle tlc europee insomma dietro l'investimento italiano del gruppo francese, oggi primo azionista di Telecom. Che si definisce "investitore industriale e di lungo periodo". A sgombrare il campo dalle illazioni oggi è stato l'ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, chiamato in audizione al Senato dove sono piovute domande sulle reali intenzioni del gruppo capitanato da Vincent Bollorè.

"Non ci muoviamo per conto di terze parti, vogliamo sviluppare un piano industriale strategico", ha esordito de Puyfontaine in audizione al Senato ribadendo che non vi è "nessuna connessione tra Vivendi e Xavier Niel", altro imprenditore francese presente con opzioni e derivati nel capitale di Telecom. Il manager di Vivendi rinvia alla strategia del gruppo sul fronte dei contenuti: "come dicono gli anglosassoni 'il contenuto è il re e la distribuzione è la regina', la nostra mossa con Telecom Italia va vista in questa ottica", afferma.

L'obiettivo è diventare un player mondiale di contenuti: "come Vivendi - ha spiegato l'ad - pensiamo che la nostra priorità sia quella di produrre i contenuti migliori in forme diverse e vogliamo farlo bene, con alleanze strategiche forti con gli operatori di tlc".

Il manager ha preso come esempio Netflix: "vedete dove era 5 anni fa e dove è oggi, cioè nelle piattaforme top, fornisce accesso al pubblico in tutto il mondo, investe molto nella produzione dei contenuti ed è diventato concorrente di Vivendi. La nostra mossa con Telecom Italia va vista nel contesto di questa strategia" quella cioè di "diventare un player mondiale". Faro quindi sulla creazione di un "soggetto sud europeo con una base solida e che possa competere ad armi pari con i grandi player Usa", ha detto de Puyfontaine.

Faro sui contenuti ma anche sulla infrastruttura che li deve trasportare: su questo terreno Telecom Italia non vuole essere seconda a nessuno. Nel ricordare l'incontro che ebbe luogo tra il primo azionista di Vivendi Vincent Bollore' con il premier italiano "il mio presidente ha detto a Matteo Renzi 'noi vogliamo far parte come azionista di Telecom Italia di un'azienda che resterà la migliore dal punto di vista degli investimenti nelle infrastrutture'", ha ribadito de Puyfontaine.

"Quello che è in gioco in Italia - ha proseguito - è l'opportunità di creare autostrade di comunicazione per dare i contenuti migliori e dare accesso ai consumatori. La voce non fa più soldi, il futuro è fatto di contenuti e intrattenimento da una parte e servizi come prodotti, per esempio elettrodomestici collegati fra loro o cloud per piccole aziende dall'altra", ha spiegato.

Quanto alle possibili alleanze per costruire la nuova rete "sappiamo ci sono state conversazioni con Cdp" per l'alleanza con Metroweb: "siamo pragmatici ma c'e' anche altro", ha sottolineato il manager che si è detto anche "favorevole" a possibili accordi con Enel per la posa della fibra.

Telecom Italia è un'azienda "di valore e con grande potenzialità di sviluppo". In questo senso non è un problema il livello di indebitamento: "non riteniamo che il livello del debito sia uno svantaggio per la capacità di investire avendo le giuste strategie".

Sul fronte del Brasile non c'è ancora una posizione definita, ha spiegato infine de Puyfontaine: "stanno ancora lavorando il presidente esecutivo Giuseppe Recchi e l'ad Marco Patuano". E nel ricordare che siede in cda in rappresentanza di Vivendi solo da dicembre, l'ad ha spiegato che nel board "ci verranno presentate opportunità che dipenderanno dal mercato locale; la situazione un po' la conosciamo - ha concluso - perchè come Vivendi avevamo Gvt che poi abbiamo ceduto per la decisione di concentrarci in Europa".

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