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I crediti dubbi pesano sulle banche italiane: sono 4 volte la media europea

FINANZA
I crediti dubbi pesano sulle banche italiane: sono 4 volte la media europea

Le banche italiane stanno riducendo la montagna dei crediti dubbi - quelli che non sono momentaneamente recuperabili a causa di una difficoltà temporanea del debitore, e quelli che andranno perduti a causa dell’insolvenza del debitore - in portafoglio: dall'8,8% dei crediti complessivi del 2014 sono scesi all'8,3% nel 2015 e al 6,7% del 2016. Ma sono ancora quasi quattro volte la media europea, a quota 1,8%. La loro copertura con fondi e garanzie, secondo il rapporto annuale sulle banche internazionali di R&S Mediobanca, è però buona, a quota 93,3%, e allineata alla media europea del 94,6%.

Bassa anche l'indicidenza dei crediti 'forborne performing', quelli oggetto di concessione per i quali sono stati abbassati i tassi o allungati i tempi di rimborso a causa di difficoltà finanziarie del debitore. I 'forborne performing' delle banche italiane sono l’11,2% dei crediti deteriorati lordi, tra i più bassi d’Europa. Se la media europea si attesta al 25,5%, la Spagna è al 74,2% e la Germania al 52,5%.

Modesto, secondo il rapporto di R&S, anche il peso delle attività di livello III, che contengono i titoli illiquidi e valutati nei bilanci con criteri discrezionali. Sono il 9,4% del patrimonio netto, contro il 39,4% della Germania e il 16,8% della media europea. Elevato, invece, ricorso a esposizioni sovrane, che sono il 17,1% sul totale dell'attivo rispetto al 9,7% per la media europea. Bassa, infine, la redditività: il Roe 2016 si attesta al -9%, anche se Intesa Sanpaolo è al 6,8%, rispetto al 2,8% europeo.

A livello di competizione internazionale le banche degli Stati Uniti battono quelle europee. Producono più ricavi e hanno costi inferiori. Gli istituti europei, inoltre, sono gravati da multe e svalutazioni, sono stati penalizzati da oneri straordinari e da costi elevati, anche regolamentari. Secondo il rapporto il rapporto di R&S Mediobanca, lo scorso anno i ricavi dei principali gruppi bancari statunitensi sono aumentati dell’1,7%, mentre in Europa sono calati del 6,2%. Ma nel primo trimestre del 2017 la situazione è cambiata: l’Europa è più dinamica per ricavi (+4,1% contro +3,9%) e risultato netto (+19,7% contro +11,4%).

Le banche europee hanno ceduto margine d’interesse (-5,3% contro +3,8% negli Usa), commissioni nette (-6% contro -2,6%) e risultato di negoziazione (-14% contro +14%).

Nel 2016 si è registrato un lieve contenimento dei costi operativi, con una flessione del 2,8% in Europa e dello 0,4% negli Stati Uniti, anche per via dell'aumento delle rettifiche su crediti del 10,8% in Europa (anche se in flessione del 7% escludendo Unicredit) e del 22,1% negli Usa. Il saldo delle voci straordinarie è ancora negativo in Europa, -21 miliardi pari al 4,5% dei totali ricavi, e positivo negli Stati Uniti, +4,8 miliardi di dollari. Il risultato netto è di conseguenza diminuito del 32% in Europa, con 5 istituti su 21 in perdita, e migliorato del 23,6% per le banche statunitensi.

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