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Mediobanca, in assemblea fondi superano il patto

FINANZA
Mediobanca, in assemblea fondi superano il patto

L'assemblea di Mediobanca consacra la nuova governance della banca, sempre più slegata dai principali soci. I fondi istituzionali oggi erano presenti in assise e hanno votato rappresentando il 29,6% del capitale, una percentuale che è superiore alla quota vincolata nel patto di sindacato, che dal 1 gennaio 2018, dopo le ultime disdette, scenderà dal 31% al 28,6% del capitale. "Oggi in assemblea la partecipazione dei fondi è particolarmente cospicua e gradita", ha detto l'amministratore delegato Alberto Nagel.

Segno che "la nostra strategia ha raccolto l'adesione e l'incoraggiamento di questi investitori". L'evoluzione della banca, sempre più sul mercato e sempre più simile alle sue concorrenti in Europa, "è un percorso fisiologico, senza strappi, dove non vediamo minacce", anche se con la maggioranza del capitale in Borsa bisogna essere "vigili e pronti perché ci possono essere soggetti interessati".

Lungi dall'immaginarsi futura preda, Mediobanca intende piuttosto crescere, nei prossimi anni. "L'esercizio 2017/2018 vogliamo dedicarlo alla crescita" ha spiegato Nagel. Lo farà con un il nuovo cda nominato oggi per il prossimo triennio, dove entrano due nomi di spicco a livello internazionale come quello dell'ex presidente di Telefonica, Cesar Alierta, e del banchiere Massimo Tononi, ex Goldman Sachs ed ex presidente di Mps.

Della lista di maggioranza presentata da Unicredit, votata dal 56% dei presenti, entrano Renato Pagliaro, Alberto Nagel, Francesco Saverio Vinci, César Alierta, Maurizia Angelo Comneno, Marie Bolloré, Maurizio Carfagna, Maurizio Costa, Valérie Hortefeux, Elisabetta Magistretti, Alberto Pecci, Massimo Tononi, Gabriele Villa; insieme a loro, fanno il loro ingresso in cda Angela Gamba e Alberto Lupoi, i due nomi della lista di minoranza presentata dagli investitori votata dal 42% dei presenti.

Per quanto riguarda le strategie, il manager ha confermato l'intenzione di vendere la quota del 3% di Generali ("o anche di più"), facendo un collocamento privato o sul mercato, in modo tale da avere capitale da reinvestire in acquisizioni che generino valore. L'idea è quella di concentrarsi sul risparmio gestito, su Compass (Mediobanca è ad esempio tra i pretendenti della Creditis di Banca Carige) e sulle attività di 'Specialty finance' come la gestione dei non performing loan.

Ieri, in Mediobanca, c'è stata una visita di cortesia del presidente di Tim, Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi. Rispondendo alle domande degli azionisti, Nagel ha toccato anche questo tema. Storicamente, ha sottolineato, "non c’è mai stata la fila per investire in Telecom. Ora non possiamo dispiacerci che un gruppo importante come Vivendi abbia deciso di investire in un asset italiano, altrimenti abbiamo una visione strabica dei problemi".

Mediobanca è stata a lungo azionista di Telecom: "Quando si è trattato di privatizzare Telecom e di investirvi, c'è stata grande ritrosia, i capitali italiani non erano realmente disponibili. Sappiamo bene che quando Pirelli volle vendere, fu necessario un parterre e di azionisti bancari italiani e Telefonica". Nella querelle che contrappone Mediaset e Vivendi, "noi siamo vicini a entrambe le società, sia a Vivendi che a Mediaset: la mia opinione è che le operazioni non concordate sono più costose e auspico che si trovino soluzioni concordate".

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