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Coldiretti: con clima anomalo perso 1/3 frutta made in Italy

Coldiretti: con clima anomalo perso 1/3 frutta made in Italy

Per effetto del clima anomalo quest’anno è andato perso un frutto estivo su tre, con un calo della produzione di pesche nettarine del 28% e del 58% delle albicocche, ma ridimensionato è stato anche il raccolto di ciliegie. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione del Macfrut di Rimini con l’iniziativa online dall’Associazione nazionale delle bonifiche (Anbi) alla quale ha partecipato il presidente nazionale Ettore Prandini.


"Il clima – sottolinea la Coldiretti – sta condizionando anche la produzione di frutta autunnale con il raccolto di mele in calo dell’1% mentre per le pere si registra un preoccupante manifestarsi di patologie particolarmente aggressive. Si registra in Italia una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi".

Per l'associazione "il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli".

Nel 2020, secondo l’elaborazione di Coldiretti su dati dell’European Severe Weather Database (Eswd), si sono verificati in media quasi quattro eventi estremi al giorno lungo la penisola tra gelate, bombe d’acqua, tornando, nubifragi e grandine dalle dimensioni anomale. Sono il risultato, secondo l'associazione, "dell’enorme energia termica accumulata nell’atmosfera in un anno che è stato fino adesso di oltre un grado (+1,01 gradi) superiore alla media storica classificandosi in Italia al quarto posto tra i più bollenti dal 1800".

Per il presidente della Coldiretti Ettore Prandini “con il modificarsi della distribuzione delle precipitazioni e salvaguardare la produzione di cibo made in Italy, occorrono immediati interventi strutturali per accumulare l’acqua quando cade e distribuirla quando manca, soprattutto nelle aree interne” .

Prandini sottolinea inoltre come “abbiamo fatto molto sul fronte dell'Agricoltura 4.0 per quanto riguarda le nuove fasi di coltivazione, l'utilizzo delle attrezzature meccaniche e, soprattutto, nella lettura dei dati grazie droni grazie ai satelliti ma molto dobbiamo ancora fare soprattutto nel settore legato alla bonifica. I cambiamenti climatici, con il costante aumento delle temperature e, spesso, la ridotta disponibilità di acqua, rendono necessari nuovi investimenti in un Paese come l’Italia che per carenze infrastrutturali perde l’89% della pioggia caduta”.

Proprio con Anbi e il coinvolgimento di Terna, Enel, Eni e Cassa depositi e prestiti, ha continuato Prandini "abbiamo ideato ed ingegnerizzato la messa in cantiere di una rete di circa mille laghetti nelle zone di media montagna da realizzare senza cemento e da utilizzare per la raccolta dell’acqua da distribuire in modo razionale in primis ai cittadini, quindi all’industria e all’agricoltura”.

Una rete di bacini di accumulo abbinata all'utilizzo delle nuove tecnologie, dai sensori ai robot che permettono di risparmiare "fino al 95% di acqua per l’irrigazione e nell’allevamento ci porteranno sicuramente ad essere ancora più competitivi", evidenzia ancora il presidente di Coldiretti.

"I temi della disponibilità idrica e dell’irrigazione hanno le carte in regola per entrare – ha concluso Prandini – nel progetto di investimenti strategici che il nostro Paese deve presentare all’Unione Europea per spendere i fondi messi a disposizione da Bruxelles con il Recovery fund. Un intervento, peraltro, perfettamente in linea con gli obiettivi del Green deal promosso dalla Ue per salvare il clima".



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