L'Ue lancia il piano per una 'Schengen militare': cosa significa

Il pacchetto presentato oggi a Bruxelles propone un nuovo regolamento in materia di mobilità militare el'innovazione nel settore militare e a rafforzare l'industria della difesa europea

Bandiere alla Commissione Ue - Afp
Bandiere alla Commissione Ue - Afp
19 novembre 2025 | 13.13
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Sette anni dopo il piano di azione per la mobilità militare in Europa lanciato dalla Commissione Juncker nel 2018, la Commissione von der Leyen due ci riprova, puntando a creare una 'Schengen militare'.

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Il pacchetto presentato oggi, mercoledì 19 novembre, a Bruxelles propone un nuovo regolamento in materia di mobilità militare e una comunicazione congiunta. La Commissione mira inoltre a promuovere l'innovazione nel settore militare e a rafforzare l'industria della difesa europea, con una roadmap per la trasformazione dell'industria della difesa dell'Ue.

Il pacchetto, ha spiegato la vicepresidente Henna Virkkunen, prevede tra l'altro un tetto di "tre giorni" per le autorizzazioni necessarie al passaggio alle frontiere delle truppe e degli equipaggiamenti militari. Ma il limite di tre giorni non riguarda ogni singolo passaggio di confine (altrimenti per spostare un carrarmato dalla Francia all'Estonia occorrerebbero 15 giorni solo per le autorizzazioni), ma si applica "una volta sola" e solo "in tempo di pace", mentre durante un'emergenza basterà una "notifica".

Cento miliardi di investimenti

Per migliorare la mobilità militare nell'Ue occorreranno investimenti pari a "100 miliardi" di euro, per ristrutturare "500 punti caldi" individuati come strozzature che ostacolano il movimento di truppe e mezzi in Europa. Investimenti che andranno completati entro "la fine di questo decennio", quindi bisogna iniziare ad investire "ora", ha sottolineato il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas, presentando a Bruxelles il pacchetto approvato dal collegio.

"Solide reti logistiche possono fare la differenza tra vincere e perdere una guerra", ha detto il commissario. Secondo il programma della Commissione, "nella maggioranza dei casi" verranno ristrutturate "infrastrutture per un duplice uso, militare e civile. La nostra agenda per il 2030 è molto chiara: questi progetti vanno completati entro la fine di questo decennio. Per completare i 500 punti caldi individuati occorreranno 100 miliardi di euro: dobbiamo iniziare ad investire adesso". Per il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, "come diceva" il capo di Stato maggiore degli Usa John Pershing, "la fanteria vince le battaglie, la logistica vince le guerre". Il regolamento proposto dalla Commissione "armonizza le regole di trasporto, da 27 procedure nazionali di autorizzazione ad una singola procedura per tutta l'Ue".

Kallas

L'Alta Rappresentante Kaja Kallas ha difeso la necessità di investire nella sicurezza dell'Unione. "Ogni governo - ha detto - deve spendere per l'educazione, la sanità ed altro, ma se scuole e ospedali vengono attaccati", allora non funzionano più. "Il problema della spesa nella difesa è che devi investire quando", in apparenza, "non ne hai bisogno".

Questo, ha continuato, rende molto difficile spiegare agli elettori che investire nella difesa è indispensabile. "Quando ne hai bisogno" perché sei sotto attacco, allora è "troppo tardi" per investire. Per il commissario alla Difesa Andrius Kubilius "la difesa è un servizio pubblico".

Il pacchetto, che arriva quasi quattro anni dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina su larga scala da parte della Russia e undici anni dopo l'annessione della Crimea, punta a rendere "più rapido, sicuro e coordinato" lo spostamento di truppe e materiali militari in tutta Europa. A presentarlo in sala stampa a Bruxelles si sono presentati ben quattro componenti del collegio: le vicepresidenti Henna Virkkunen e Kaja Kallas e i commissari Apostolos Tzitzikostas e Andrius Kubilius, cioè tre nordici e un greco.

"L'Europa non vuole la guerra"

Per Kallas, se l'Ue non sarà "debole", allora "la Russia non ci attaccherà", perché tutto questo farà da "deterrente". Per Kubilius, "la difesa è fondamentale" e gli Stati "sanno cosa devono fare". Tzitzikostas ha precisato che si tratta di una materia "assai critica" e che tutto questo corre il rischio di trasformarsi in una "profezia che si auto-avvera". Pertanto, alla domanda "l'Europa si sta preparando per la guerra, la risposta è no - ha sottolineato - l'Europa vuole la pace, ma, se vogliamo la pace, dobbiamo essere preparati per la guerra".

La necessità di migliorare la mobilità militare nell'Ue, ha ricordato Tzitzikostas, nasce da una esercitazione della Nato della metà degli anni Dieci, durante la quale "una singola debolezza infrastrutturale ha ritardato lo spostamento di attrezzature e personale dai porti del Mare del Nord al fianco orientale". La Commissione lavora su questo tema "dal 2017", finora con scarsi risultati tangibili, a causa dell'inerzia degli Stati membri, malgrado il Consiglio avesse accolto con favore il piano d'azione.

Il pacchetto per la mobilità militare, a differenza di quanto accaduto nel 2018, questa volta contiene una proposta di regolamento, cioè una legge che, se approvata, si applicherebbe direttamente nei singoli Stati membri, senza doverla trasporre nei singoli ordinamenti nazionali. Il pacchetto prevede, nel dettaglio, anzitutto la rimozione delle barriere normative. Vengono cioè introdotte le prime norme armonizzate a livello Ue sulla mobilità militare, nonché regole e procedure per i movimenti militari transfrontalieri, con un tempo di elaborazione massimo di tre giorni (in tutto, non tre giorni per ogni frontiera) e formalità doganali semplificate.

Viene poi creato un quadro di emergenza, che prevede un nuovo sistema europeo, detto Emers, per procedure accelerate e accesso prioritario alle infrastrutture, a supporto delle forze armate che operano nel contesto dell'Ue o della Nato. Le norme puntano a rafforzare la resilienza delle infrastrutture di trasporto, con l'adeguamento dei principali corridoi di mobilità militare dell'Ue agli standard a duplice uso e protezione delle infrastrutture strategiche con un nuovo pacchetto di strumenti per la resilienza. Investimenti mirati saranno dedicati alla sicurezza informatica, alla sicurezza energetica e alla prontezza operativa, sia in situazioni di pace che di crisi.

Viene proposto, inoltre, un pool di solidarietà militare tra gli Stati e la possibilità di creare un sistema informativo digitale sulla mobilità del materiale e del personale per la difesa. Dovrebbe essere inoltre creato un nuovo gruppo per il trasporto della mobilità militare e un comitato Ten-T della rete transeuropea di trasporto potenziato, che guideranno l'attuazione e monitoreranno la prontezza, con il supporto dei coordinatori nazionali del trasporto militare transfrontaliero in ciascuno Stato membro. Viene poi lanciata un'altra roadmap, questa volta per la trasformazione dell'industria della difesa dell'Ue, che mira a promuovere l'innovazione nella difesa, sostenendo gli attori emergenti del settore. L'obiettivo è "riunire le comunità delle tecnologie avanzate e della difesa, accelerare l'uso di tecnologie avanzate nelle capacità militari e potenziare la capacità produttiva europea attraverso l'innovazione".

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