Iran, Meloni: "Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci. Strabismo Pd sulle bombe Usa": via libera a risoluzione di maggioranza

La premier alle Camere: "Governo né isolato né complice di decisioni altrui. Serve spirito costruttivo e di coesione. L'intervento di Usa e Israele fuori dal perimetro del diritto internazionale". Appello a collaborare "chi non vuole lo dica"

Giorgia Meloni - Ipa
Giorgia Meloni - Ipa
11 marzo 2026 | 09.55
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"La crisi in Medio Oriente" con i suoi effetti "investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei. Una crisi complessa, certamente tra le più complesse negli ultimi decenni, che impone di agire con lucidità e serietà. Io mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le sue comunicazioni in Senato prima e alla Camera poi sulla crisi iraniana e in vista del prossimo Consiglio europeo.

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"Il governo italiano è chiamato ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente, e preferiremmo non doverlo fare da soli - ha sottolineato quindi la premier - Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali". "Ma non lo dico per tentare di neutralizzare la voce dell’opposizione. Lo dico perché uno scenario come quello in cui ci troviamo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi", ha rimarcato Meloni che "a nome del governo" ha espresso "ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab".

"Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come dimostra la presenza in Parlamento del ministro degli Esteri Tajani e del ministro della Difesa Crosetto per ben due volte in meno di una settimana, e la mia presenza qui oggi - ha aggiunto - Non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno un governo isolato in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere su cittadini, famiglie e imprese".

"Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, come ho già detto, un punto di svolta ben preciso, ovvero l'anomalia dell'invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, cioè proprio di quell'organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante", ha affermato ancora Meloni. "È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano", ha quindi sottolineato. "Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar", ha precisato.

"La destabilizzazione globale che ne è derivata - ha aggiunto la premier - ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente, dove pure l'attuale conflittualità ha una data di inizio chiara e non è quella del 28 febbraio 2026, ma quella del 7 ottobre 2023. È l'attacco barbaro, folle al territorio israeliano da parte di Hamas, un attacco letale e sofisticato che è stato possibile anche grazie al sostegno finanziario, logistico e di equipaggiamento fornito dall'Iran a questo gruppo terroristico. Lo stesso sostegno che l'Iran ha fornito negli ultimi decenni a Hezbollah in Libano, a molteplici gruppi armati in Iraq e in Afghanistan, responsabili anche della morte di soldati italiani, agli Houti in Yemen, al regime di Assad in Siria e che si estende oltre i confini del Medio Oriente, se si considera che l'Iran fornisce alla Russia droni shahed, ovvero l'arma più utilizzata e più insidiosa nella campagna di aggressione alla popolazione civile in Ucraina. È questo il contesto di crisi attuale del sistema internazionale".

Il governo sta "affrontando la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza, e su quello economico interno", ha sottolineato la premier aggiungendo: "Con il cancelliere Merz, il primo ministro Starmer e il presidente Macron abbiamo avuto modo di sentirci più volte, in questi giorni, per condividere le valutazioni sull’evoluzione della crisi e coordinare le rispettive risposte nazionali, a fronte di ripercussioni globali sia sul piano economico che sul piano della sicurezza, inclusa quella energetica e alimentare. Siamo determinati a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo, d’intesa con i partner regionali, nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area".

"Dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia. Un obiettivo che, però, è sicuramente impossibile fino a quando l’Iran continuerà con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo e altri Paesi della regione. Ma intendiamo anche far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Usa e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini", ha proseguito.

"Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano - semplificando - dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe - sempre in virtù di quegli accordi - al governo", ha ricordato.

"Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra", ha evidenziato la presidente del Consiglio.

L'appello alle opposizioni

"Per quello che riguarda il tema dell’appello all’unità, il mio non era un appello generico... Io non pretendo di convincere l’opposizione delle politiche che il governo porta avanti, e sarebbe ingiusto farlo. Io devo rispondere delle politiche che porto avanti, del programma che ho presentato ai cittadini e del mandato che ho chiesto ai cittadini", ha detto la premier nelle repliche in Senato.

"Il mio appello è sincero ed è un appello rivolto a una pratica fase di crisi internazionale. Perché, come dicevo nel mio intervento, ci sono momenti nella storia nei quali bisogna cercare di andare oltre le proprie legittime e funzionali divisioni. Io sono orgogliosamente alternativa a voi, ed è così, e voi siete orgogliosamente alternativi a me. Nessuno di noi vuole dare un messaggio diverso rispetto a questo", ha proseguito Meloni rivolgendosi alle opposizioni: "Ciò non toglie che siamo in una fase, rispetto alla crisi internazionale, particolarmente complessa, e che in quella fase vale la pena, dal mio punto di vista, per tutti, fare uno sforzo a capirsi reciprocamente, a capire quali e dove possano essere degli elementi di sintesi", ha rimarcato la premier, che a proposito del dibattito ha osservato: "Ho visto uno sforzo di ragionare insieme".

E dopo aver ringraziato "Calenda per l'approccio costruttivo anche del suo gruppo sul tema dell'energia", ha aggiunto: "Il governo ha preso le distanze e condannato l'attacco alla scuola iraniana, sono disponibile a un tavolo con opposizioni a Palazzo Chigi, per affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni anche per le vie brevi, tutte le volte che sarà necessario".

"Chi non vuole dialogo col governo lo dica"

Sull'appello alla collaborazione Meloni è tornata anche nelle repliche alla Camera dopo la discussione generale. "Perdonatemi, ma devo dirvi quello che penso: non volete accogliere l'appello? Va bene, lo capisco. Avete sicuramente le vostre ragioni, ma vi prego non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo, né in terra... Rispondete 'non riteniamo di doverci confrontare col governo sulla crisi' e io rispetto la vostra posizione. Se cambierete idea, la mia proposta resterà valida, però vi prego non diciamo cose che non stanno in piedi".

"Per Pd bombe Usa ok per Kosovo e non contro i tiranni?"

"Sappiamo che la tentazione diciamo di esportare la democrazia e il modello valoriale occidentale basato sulla libertà, sul rispetto della dignità umana, con la forza è da molti anni argomento di dibattito. Io personalmente - ha chiarito Meloni - ho detto in molte occasioni che non ne sono mai stata una fervida sostenitrice, ma chiaramente è un dilemma molto complesso che resta tela. Da una parte, il rischio di dar vita a un atto di arroganza tipica di una visione se vogliamo eurocentrica del mondo, dall'altra, il dubbio se sia giusto rimanere inermi di fronte al massacro di innocenti, quando si avrebbe la possibilità di agire. Però mi si consenta di aggiungere che c'è un dilemma ancora più complesso di questo. Ed è capire come sia possibile che alcuni sposino l'una e l'altra tesi con la stessa convinzione, in modo altalenante, con una disinvoltura sorprendente".

"E qui -ha detto Meloni- faccio riferimento ad alcuni degli interventi che ho sentito, particolarmente in questo caso dai colleghi del Pd, De Luca, Braga, che dicevano 'la democrazia non si esporta con le bombe', perché signori -scusate- viva gli americani che liberano l'Europa dal nazifascismo, ma no agli americani che liberano dalla dittatura altri popoli in altre parti del mondo... Viva i bombardamenti degli Stati Uniti di Bill Clinton alla Serbia, per fermare i massacri di civili in Kosovo e la partecipazione italiana a quei bombardamenti senza passare dal Parlamento della Repubblica italiana, ma no agli interventi militari per fermare i massacri in Iran o in altre parti del mondo. Viva gli attacchi americani sotto Obama in Libia per rimuovere l'impresentabile dittatore Gheddafi, ma no a rimuovere il presentabilissimo dittatore Maduro. Ora io francamente -ha avvertito Meloni- non condivido questo strabismo ed è difficile oggettivamente capire come questo possa stare insieme, cioè non credo che il tema del diritto internazionale si possa risolvere stabilendo che un attacco unilaterale, un bombardamento o la rimozione di un dittatore vanno bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un governo democratico e non vanno più bene quando a capo degli Stati Uniti c'è un governo repubblicano".

"Non chiamai vigliacco Conte, sono diversa da voi"

Meloni ne ha anche per i 5 stelle. Dopo l'uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani nel corso di un attacco americano in Iraq nel 2020, "io non chiesi a Conte" che allora era premier, "di condannare quell'attacco e non lo definii un vigliacco o un servo per fare un po' di propaganda a buon mercato su una crisi che non dipendeva da lui e sulla quale semmai tutti quanti dovevamo tentare di lavorare insieme".

"Voglio segnalare una differenza fondamentale tra voi e me - ha quindi sottolineato la premier - . Questa è la differenza che esiste tra le persone serie e quelle che sono disposte a fare qualsiasi cosa pur di raggranellare consenso facile. Sono molto contenta di essere molto diversa da voi in questo...", ha concluso.

Ok a risoluzione di maggioranza

Via libera di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza. A Montecitorio le comunicazioni della premier sulla crisi in Iran e Medio Oriente hanno ricevuto 196 voti favorevoli, i contrari 122 e due gli astenuti. A Palazzo Madama alla risoluzione unitaria del centrodestra i sì sono stati 102, 66 i contrari e 1 astenuto.

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