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Terni: aggredita per il crocifisso, padre bimbo 'ha reagito a precedente aggressione'

16 maggio 2015 | 20.54
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Al telefono con l'AdnKronos l'uomo ha spiegato: "Con quello che è successo la religione non c'entra niente. Mio figlio preso di mira con insulti razzisti e aggressioni fisiche fin da quando è arrivato in classe"

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"Con quello che è successo la religione non c'entra niente. La verità è che mio figlio è stato preso di mira con insulti razzisti e aggressioni fisiche fin da quando è arrivato in classe. E anche giovedì mattina è successo. E lo ha picchiato anche la bambina, insieme ad altri due compagni. Quello che è successo all'uscita da scuola è stata una reazione a quello che era successo la mattina". A parlare, al telefono con Adnkronos è il padre del 12enne senegalese che ha colpito una coetanea alle spalle causandole una contusione con una prognosi di venti giorni all'esterno di una scuola media di Terni.

A dare la notizia erano stati venerdì pomeriggio i carabinieri di Terni che indagano sull'accaduto, spiegando che il bambino senegalese aveva aggredito la bambina per motivi religiosi, perché non voleva che lei indossasse il crocifisso che aveva al collo. Ma il padre del bambino, ambulante in Italia da 20 anni, con 4 dei 7 figli che tutti i giorni vanno a fare i compiti nella parrocchia vicino casa, esclude categoricamente che il figlio abbia colpito la bambina per quel crocifisso.

"Quello che è successo me lo ha raccontato lui il pomeriggio: in pratica giovedì mattina alle 10.30 le maestre mi hanno telefonato dicendo che mio figlio stava dando fastidio alla classe. Io allora ho chiesto di parlargli ma non me lo hanno passato. Poi ho chiamato al cellulare l'altro mio figlio di 16 anni alle 12.30 chiedendo sempre di parlare con il piccolo, ma le insegnanti non mi hanno permesso di parlarci. Poi è successo il fatto con la bambina ma lui non gli ha strappato il crocifisso, come fa a essere un problema per lui il crocifisso se va tutti i giorni in parrocchia?".

E poi, raccontando nel dettaglio come sarebbe stato accolto in classe il bambino, arrivato da poco in Italia e da soli venti giorni in classe, l'uomo spiega che "lo prendevano in giro sin dai primi giorni. Gli hanno detto parolacce tipo 'brutto' o 'fai schifo', me lo ha detto lui. Anche quella bambina gli ha dato uno schiaffo nei giorni scorsi e giovedì mattina. Lo hanno preso di mira più volte, poi lui sarà esploso".

"Io - racconta ancora il padre - sono rimasto male quando ho visto tutto al telegiornale perché non è vero niente, e anche ieri mattina la preside mi ha detto che non crede c'entri niente il crocifisso". E poi, parlando dell'altro figlio di 16 anni rivela che "anche lui è stato preso di mira con insulti razzisti e adesso vorrebbe lasciare la scuola".

L'unico rammarico dell'uomo è di non aver parlato col figlio piccolo, "se me lo avessero passato, lo avrei calmato io". Ma non ci pensa neanche a non mandarlo più a scuola "deve imparare a leggere e scrivere" e "non chiederò un cambio di classe".

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