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Lavoro: al via Expotraining, Fiera della Formazione professionale

09 settembre 2014 | 14.06
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Barberis: "Periodo di grandi trasformazioni legislative".

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Aprirà i battenti, a Fiera Milano City, il 1° ottobre, 'ExpoTraining', la fiera della formazione professionale. Giunta alla sua IV edizione, ExpoTraining cresce e diviene anche 'ExpoLavoro & Sicurezza'. ExpoTraining, unica fiera italiana del settore, è il luogo di incontro tra enti e società che offrono attività di formazione lavorativa e aziende potenzialmente interessate.

In tre giorni sarà possibile prendere contatto diretto con l'intero mondo della formazione, dagli erogatori di corsi di formazione ai direttori del personale, i decisori aziendali e i buyer delle risorse umane.

"Stiamo attraversando un periodo -spiega Carlo Barberis, ceo di ExpoTraining- di grandi trasformazioni legislative, politiche, economiche, quali ad esempio la riforma del Titolo V della Costituzione; la rivisitazione dello Statuto dei lavoratori, che innovativamente introduce il diritto alla formazione; la lifelong learning europea, che colloca la persona al centro dei processi dell’apprendimento; il varo del federalismo fiscale, dove la formazione professionale, oltre ad essere costituzionalmente affidata alle Regioni, vede i suoi proventi finanziari gravitare nella sfera dell’autonomia regionale; non per ultima, l’attuale riforma del lavoro, con il suo Capo VII sull’apprendimento permanente".

"Tali trasformazioni hanno voluto declinare la formazione -fa notare- sotto il principio di sussidiarietà: la formazione e i suoi operatori sono gli strumenti operativi più vicini alle esigenze di adattamento al futuro delle persone, delle aziende. Inoltre, i dati provenienti dal sistema permanente di monitoraggio delle attività finanziate dai Fondi paritetici interprofessionali confermano l’insufficienza dei livelli di investimento e partecipazione alla formazione continua".

"Ciò è dovuto a un diffuso disinteresse -osserva Carlo Barberis- del sistema produttivo italiano nel promuovere lo sviluppo delle competenze dei propri dipendenti: elemento che evidenza chiaramente che l’attività formativa rappresenta per le aziende un costo non solo economico, ma anche organizzativo (deficit informativo, eccessiva difficoltà nella gestione burocratica, tempi lunghi di risposta, ritardi sui pagamenti, 'scialba' offerta formativa)".

"La struttura regolamentare che disciplina la programmazione -ricorda- l’attuazione e la rendicontazione degli interventi comunitari è del tutto sbilanciata e adotta forme burocratiche pesanti, a scapito di una valutazione in termini di costi-benefici".

"Tutto questo accresce la distanza -sottolinea- tra mondo della formazione e mondo della produzione. Nel suddetto contesto, a cui si abbina uno stadio di congiuntura economica-sociale negativo, dove tra le priorità vi è la concentrazione della spesa pubblica e l’innalzamento della qualità dei sistemi e dei servizi, diviene doveroso, quindi, avviare una stagione di valutazioni e di riforme del sistema della formazione e della sua governance".

"Proprio perché dall’attuale scenario congiunturale -continua- non si intravvede una luce che rappresenti la fine del tunnel, la formazione deve accendere un faro che sappia indirizzare, attraverso l’uso di piani, programmi le cui ricadute impattino significativamente sui giovani, sui lavoratori e sulle imprese".

"Lasciando le cose così come stanno, vale a dire non innervando nel tessuto produttivo le prassi della formazione -ammette Barberis- non solo riduciamo la loro competitività del Sistema Paese, ma creiamo anche un danno sociale al Paese, ai lavoratori".

Per il ceo di ExpoTraining, "chi non rinnova fallisce; chi non si aggiorna è ai margini del mercato del lavoro e le conseguenze in termini di ammortizzatori sociali e indennità di disoccupazione ricadono sulla collettività, penalizzano oltremodo il lavoratore e i giovani poiché si troveranno inadeguati nel ricercare e inserirsi in nuove occupazioni; pertanto, dobbiamo parlare di 'costo sociale della non formazione'".

"A tal proposito, siamo mossi dalla convinzione -ammette-dell'importanza della formazione quale fattore di crescita imprescindibile per il Paese, in una logica di forte partecipazione del mondo del lavoro, dell’impresa e degli operatori della formazione".

"Gli imprenditori e professionisti della formazione -continua- i fondi interprofessionali e i principali attori del sistema, vicini al mondo del lavoro e interpreti di una forte volontà di partecipazione, ritengono di poter svolgere un ruolo attivo, diverso e superiore da quello assegnatoci dal quadro regolativo vigente".

"In considerazione del fatto che la formazione è proiettata nel quadro delle manovre necessarie della politica economica -auspica Barberis- è indispensabile che gli operatori della formazione cooperino alla elaborazione di politiche macroeconomiche, mettendo in comune l’enorme quantità di informazioni che esse sono in grado di raccogliere".

"Occorre quindi allineare problemi -precisa- opportunità e spazi di manovra, agendo su tutte le diverse responsabilità istituzionali a livello centrale e locale, fissando nuove regole di governance attraverso specifici indirizzi".

"Primo indirizzo creare e sviluppare una 'Coscienza collettiva' alla formazione, innescare delle politiche di incentivazione a favore delle imprese per gli investimenti sulla formazione attraverso un dispositivo legislativo che preveda l’obbligo dell’impiego della formazione continua (come d’altra parte avviene in materia di sicurezza del lavoro; oppure, sul settore delle professioni, vi è l’obbligo dell’aggiornamento, ad esempio avvocati, medici, ecc.). Tale obbligo potrebbe essere soddisfatto attraverso l’impiego delle risorse finanziarie pubbliche (Fse, fondi interprofessionali, ecc.)".

Il secondo indirizzo, precisa il ceo Barberis, è "trasparenza sulla gestione dei fondi contro le irregolarità e le frodi". "Istituire un fondo unico per la formazione, in cui fare confluire tutti i finanziamenti nazionali ed europei, cambiando gli attuali assetti gestionali (fortemente sbilanciati sotto l’egida amministrativa burocratica) e promuovendo meccanismi di trasparenza dell’impiego dei fondi pubblici, come per esempio la tracciabilità dei flussi finanziari e la messa in trasparenza totale, con il varo di misure preventive", prosegue.

"Possono essere adottati sistemi -spiega- di trasferimento del pubblico, non più in capo all’azienda o all’organismo di formazione come avviene oggi, ma con il tramite dell’agenzia delle entrate, che andrà a compensare le imposte che l’azienda deve versare al fisco attingendo proporzionalmente e limitatamente al progetto formativo a sua volta approvato".

Il terzo indirizzo, per Barberis, riguarda "la formulazione di piani di riqualificazione a favore degli lavoratori disoccupati". "La recente situazione economica - chiarisce - ha prodotto, ad oggi, circa 800.000 lavoratori in cassa integrazione. L’attuale riforma del lavoro prevede che la cassa integrazione abbia una durata massima di due anni, senza la garanzia del rientro in azienda".

"Il quarto indirizzo -rimarca- dovrebbe garantire il diritto alla 'buona formazione' per i lavoratori. A tale fine, il settore si deve dotare, tramite i meccanismi della bilateralità, di un proprio fondo interprofessionale che possa aggiornare gli operatori della formazione, elevando di riflesso la domanda. Tale situazione determina una forte emergenza occupazionale, poiché vi saranno dei lavoratori che, con skill inadeguate, dovranno fronteggiare nuovi ruoli e nuove mansioni".

"Così operando -commenta- il settore riceverà una forte spinta innovatrice è assumerà il ruolo, a cui storicamente è stato chiamato, di innervare nel sistema economico e sociale quelle conoscenze e quelle capacità fulcro dello sviluppo del sistema Paese".

"E' nostra intenzione -dice Carlo Barberis- portare la conoscenza di tale documento alle istituzioni, alle parti sociali, alle associazioni di categoria, al fine di promuovere un dibattito sulle proposte che esso rappresenta".

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