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Bassetti: "Sì, sono narciso. Galli? Ormai non lo ascolto più"

29 aprile 2021 | 09.59
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L'infettivologo al 'Corriere': "Malato di narcisismo? Tutti quelli che vanno in tv lo sono". E sul collega del Sacco: "Ha parlato di nani e ballerine. Lo trovo gravissimo, rasenta la querela"

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Matteo Bassetti/Facebook

"Controcorrente io? No, è che in Italia parlano soprattutto i catastrofisti. Il famoso rubinetto che portava malati nei Pronto soccorso si è quasi prosciugato. Il resto sono discorsi da bar". L'infettivologo Matteo Bassetti parla al 'Corriere della Sera' dopo avere confessato in un'intervista a 'Chi' che "la telecamera è una droga". Malato di narcisismo? "Tutti quelli che vanno in tv lo sono - risponde il direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova - Se dicono di non esserlo, mentono. Io non ci trovo nulla di male".

Ma professori e medici non dovrebbero stare in ospedali e università? "Io sto in ospedale dalle 7.40 alle 20.30 - precisa -. Faccio qualche collegamento con Skype. E' parte del nostro lavoro comunicare. I docenti hanno un terzo del tempo per parlare alla gente". Non è che a volte si sfiora l'esibizionismo? "Siamo libri aperti - replica l'esperto - Ormai siamo personaggi pubblici. Il nostro ruolo è aiutare la gente a capire", anche se a volte fra scienziati manca un accordo. Con l'infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli, per esempio, sono volate parole grosse: "Ha parlato di nani e ballerine - dice Bassetti - Lo trovo gravissimo, rasenta la querela. Ormai non lo ascolto più, lo trovo poco interessante. Anche quando dice qualcosa di giusto, lo dice male".

E su chi lo ritiene vicino al leader della Lega, Matteo Salvini, l'infettivologo genovese puntualizza: "Io sono poco ideologico, sono un liberale. Ho posizioni da medico, non da politico. Certo, Salvini lo conosco e lo sento, come altri, e lo trovo una persona di buon senso". E il ministro Speranza? Fa anche lui parte dei catastrofisti? "Sì. Forse ci vorrebbe un ministro medico", osserva Bassetti secondo il quale il sottosegretario Pierpaolo Sileri "sarebbe una bellissima figura, dal grande spessore culturale e scientifico. Sono di sicuro più vicino a Sileri che a Speranza". Tornando alle dichiarazioni mediatiche, qualche volta "tutti abbiamo sbagliato. Io ho detto che non sarebbe arrivata la seconda ondata - ricorda l'infettivologo - Ma poi ho avvertito che la terza sarebbe arrivata a febbraio, dolorosa come la seconda. Oggi è finita".

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