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Nanni Moretti a Cannes, il cinema non ha una funzione terapeutica

16 maggio 2015 | 08.35
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Il regista sulla croisette per presentare 'Mia madre', uscito nelle sale italiane lo scorso 14 aprile, alla sua settima volta in concorso per la Palma d'oro, che vinse nel 2001 con 'La stanza del figlio', ultimo film italiano a portare a casa il prestigioso riconoscimento. Colin Farrell: "'The Lobster'? L'ho interpretato ma non so bene di che parli". Woody Allen a Cannes con 'Irrational Man': "Prendiamola con filosofia"

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Nanni Moretti e Margherita Buy durante la conferenza stampa a Cennes di 'Mia madre' (foto Afp) - AFP

Cannes - (AdnKronos/Cinematografo.it) - "Il cinema non ha una funzione terapeutica, mettendo in scena questa relazione però puoi provare a rielaborarla. Non è una strategia studiata a tavolino, è il mio modo di provare a raccontare le persone, il loro vissuto". È il giorno di Nanni Moretti al Festival di Cannes, che oggi ospita in concorso 'Mia madre', settimo film del regista de 'Il caimano' e 'Habemus Papam' a concorrere per la Palma d’oro. Già nelle sale dal 14 aprile, 'Mia madre' è incentrato su Margherita (Buy), regista di successo impegnata sul set di un nuovo film che ha per protagonista un attore americano (John Turturro): la donna sembra non avere più l’ispirazione di una volta mentre la sua vita privata è in un momento cruciale, con la madre (Giulia Lazzarini) prossima alla fine e una relazione sentimentale che si sta chiudendo. Moretti interpreta Giovanni, il fratello di Margherita.

"Lo scopo del cinema è quello di fare buoni film, possibilmente innovativi, che evitino il già visto, non penso che per fare buoni film ci siano argomenti privilegiati, di serie A o di serie B: qualsiasi argomento, qualsiasi tema può portare a un brutto film o a un buon film", dice ancora Moretti, che parlando della massiccia presenza italiana al Festival di Cannes, spiega: "Sono contento ci siano tre film italiani in gara e altri nelle varie sezioni, ma mi sembra più il frutto di iniziative individuali che non di una miglioria generale di un sistema".

Tornando al film, realizzato dal regista all’indomani della scomparsa della mamma, Moretti aggiunge: "Quasi tutte le interpretazioni su quel ‘A domani’ che dice il personaggio di Giulia Lazzarini in risposta al ‘Che cosa pensi?’ verso la fine del film sono ammesse. Quasi tutte. Quello che posso dire con sicurezza è che questo è un film su ciò che resta, qui, tra di noi, vivi, su questa terra. Ma è anche un film su ciò che resta delle persone che se ne vanno, che muoiono, i libri, i ricordi…".

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