Caso Minetti, pg di Milano: "Su grazia attivata con massima urgenza l'Interpol". L'ex consigliera regionale: "Ricostruzioni false"

La procuratrice generale Francesca Nanni: "Fatti riportati dalla stampa gravissimi, ma da verificare". Il giornalista: "Ci sono cose che non si possono scrivere". Meloni: "Mi fido di Nordio, escludo le sue dimissioni". L'opposizione chiede al Guardasigilli di riferire in Senato

Nicole Minetti - Fotogramma /Ipa
Nicole Minetti - Fotogramma /Ipa
28 aprile 2026 | 12.24
LETTURA: 7 minuti

Sul caso Minetti "stiamo facendo partire gli accertamenti, a tutto campo, investendo del compito l'Interpol, raccomandando la massima urgenza. Siamo al lavoro e speriamo di poter chiarire, è nell'interesse di tutti". Così, in merito alla grazia concessa all'ex consigliera del Pdl condannata per il caso Ruby e per il processo sui rimborsi regionali, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha firmato, insieme al sostituto procuratore Gaetano Brusa pg, il parere positivo della Procura generale.

CTA

Solo dopo i primi esiti dell'attività dell'Interpol, la procuratrice generale di Milano Nanni e il sostituto pg Brusa potrebbero decidere - se i risultati non fossero soddisfacenti - di attivare una rogatoria per ottenere informazioni dall'Uruguay sia in merito all'affido del bambino che ha portato alla grazia "per motivi umanitari", sia sui rapporti personali dell'ex consigliera regionale su cui la stampa getta ombre.

Oltre all'Interpol anche altre forze di polizia potrebbero essere impegnate negli approfondimenti che vanno fatti "con urgenza". La procuratrice generale non nasconde che i fatti emersi "sono gravissimi", ma difende il suo operato e spera di poter chiarire ogni aspetto della complicata vicenda su cui dovrà la Procura generale, al termine degli accertamenti, esprimere un nuovo parere.

"I fatti" riportati dalla stampa "sono gravissimi, ma da verificare. Vorrei accertare prima come cittadina, poi come magistrata, poi come come magistrata coinvolta in questa vicenda i fatti, vediamo se riusciamo", ha continuato. "La delega per nuovi accertamenti è ampia, abbiamo attivato con urgenza l'Interpol, quindi ragioneremo e valuteremo in base agli esiti o li estenderemo fino ad avere un quadro completo" aggiunge la pg Nanni.

"Siamo stati diligenti, magari non perspicaci, ma abbiamo fatto tutti gli accertamenti che normalmente ci vengono delegati. Abbiamo agito sulla base di una delega classica del ministero della Giustizia che viene attivata in casi simili", ha poi aggiunto.

"Se gli accertamenti che ci sono stati delegati fossero stati incompleti il ministero avrebbe potuto chiedere un supplemento di istruttoria, ma così non è stato e il ministero ha ritenuto gli accertamenti idonei, sufficienti, per formulare il proprio parere" precisa quindi Brusa.

Dopo questo supplemento di indagini, tramite l'Interpol, la Procura generale di Milano dovrà pronunciarsi nuovamente: "Siamo sempre tenuti a un parere che potremmo modificare" sottolinea la procuratrice generale. Nei confronti di Nicole Minetti la grazia concessa è 'condizionata' alla non commissione di reati per un periodo di cinque anni, una sorta di 'pena sospesa' che verrebbe revocata in caso di situazioni illecite.

Nicole Minetti: "Diffuse ricostruzioni false"

"Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e, soprattutto, mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica", afferma Nicole Minetti tramite i suoi legali, gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra. In merito alle notizie che potrebbero mettere a rischio la grazia concessa dal Quirinale, "sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori" aggiunge l'ex consigliera regionale.

"L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato", si spiega nel comunicato stampa diffuso dalla difesa di Minetti. "Smentisco categoricamente di aver mai intrapreso contenziosi con i genitori biologici di mio figlio, che non ho mai conosciuto" evidenzia l'ex consigliera regionale lombarda, secondo la quale le ricostruzioni diffuse da alcuni organi di stampa "risultano infondate e lesive, oltre che in contrasto con le norme e gli stessi principi deontologici a tutela dei minori". E nella nota, la stessa Minetti non risparmia dettagli sulla "grave patologia" del minore per cui "io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, al fine di garantire le migliori cure possibili" individuandola in una di Boston, "dove mio figlio è stato sottoposto a un intervento chirurgico molto delicato e complesso".

Inoltre, "È particolarmente grave - rimarca - che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti. Preciso, con assoluta chiarezza, di non essere mai stata indagata né di aver mai ricevuto comunicazioni di indagini a mio carico, né in Uruguay né in Spagna". L'auspicio è che tutte le autorità competenti valutino quanto accaduto "affinché venga fatta piena luce sulle falsità divulgate e venga ristabilita la verità dei fatti". In tal senso Minetti si riserva di adire alle vie legali contro "chiunque abbia contribuito alla diffusione di notizie false e lesive, al fine di ottenere ogni tutela e ristoro dei danni subiti".

Il racconto dell'autore dell'inchiesta giornalistica

La mia inchiesta? “Qualcosa è iniziata a non tornare nel momento in cui abbiamo avuto da una parte la richiesta della grazia, quindi tutto quello che è stato prospettato per averla, e dall’altra delle fonti in Uruguay che raccontavano che le cose stavano diversamente: Minetti non aveva cambiato vita, faceva feste insieme al compagno con queste ragazze che andavano e venivano saltando i controlli dell’immigrazione”. A raccontarlo è il giornalista del Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, autore dell’inchiesta su Nicole Minetti alla trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotta da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. “Secondo i racconti di chi c’era di giorno si accoglievano i bambini dell’orfanotrofio e Cipriani serviva i pasti mentre nel weekend e la notte arrivavano le ragazze: argentine, brasiliane, uruguayane, c’era un tariffario a seconda della nazionalità e del gradimento”. Un tariffario? “Sicuramente le più richieste erano le argentine e le italiane, quelle locali erano la ‘fascia bassa’ per così dire. Da quello che ho capito erano delle professioniste”. Lei è stato in Uruguay? “No, ho fatto quello che si poteva fare da qui: mi sono attaccato al telefono e ho iniziato a chiamare la procura locale e tutti quelli che ruotavano intorno alla proprietà, ho parlato con persone che hanno vissuto o lavorato lì, che sono state a contatto con questa coppia”. La sua inchiesta è terminata qui o c’è dell’altro? “Ci sono cose che non si possono scrivere e altre che forse potranno esser scritte”. Cos’è che non si può scrivere? “Ad esempio le frequentazioni di questa villa, chi ci andava. Spero di poter scrivere questi nomi, primo o poi di poter chiudere il cerchio di questa storia”. Dal Quirinale l’ha cercata qualcuno? “Quando siamo usciti con le prime puntate - ha concluso il giornalista del Fatto a Un Giorno da Pecora -, c’è stato un interessamento ed uno scambio”.

Meloni: "Escludo dimissioni Nordio"

Intanto la vicenda contunua ad agitare la politica con le opposizioni che chiedono le dimissioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma la premier lo blinda. "Ad oggi escludo l’ipotesi di dimissioni del ministro (Nordio, ndr). Ho parlato con lui ieri al telefono, quando è uscita la lettera del Quirinale, per capire che cosa fosse accaduto. Mi sono messa a ricostruire come funziona l’iter", ha detto in conferenza stampa Giorgia Meloni. "Il Ministero non ha gli strumenti per svolgere indagini. Spero che sia chiaro a tutti: non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il Ministero si avvale della magistratura per le indagini, e la magistratura si avvale della polizia giudiziaria. Quindi è evidente che il Ministero difficilmente possa sapere qualcosa che non sapeva la Procura Generale. Poi possiamo sempre dire che in Italia c’è un capro espiatorio, che è il Governo...".

Opposizioni: "Nordio riferisca in Senato"

In Senato, al termine della capigruppo, le opposizioni hanno chiesto che il ministro della Giustizia riferisca in Aula sul caso Minetti. "Venga in Aula a riferire e si prenda la responsabilità di quanto avvenuto", dice Luca Pirondini presidente del gruppo M5s. "C'è obbligo di trasparenza -aggiunge- Peppe De Cristofaro di Avs- . Il ministro deve fare un passo indietro, lo doveva già fare dopo il referendum. Venga in Aula il prima possibile e spieghi al Paese cosa è successo". Dal Pd, si associa alla richiesta di informativa Alfredo Bazoli. "Non può andare a riferire a Palazzo Chigi, Nordio dewve venire da noi. Non è possibile immaginare che vengano date informazioni non adeguate in casi come questi, c'è una responsabilità politica di Nordio", sottolinea il senatore dem, che parla di "inedeguatezza del ministero che ha istruito la pratica".

Leggi anche
Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza