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Siria: Consiglio nazionale siriaco, bombardare Is per salvare cristiani

27 febbraio 2015 | 09.17
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Per salvare i cristiani rapiti dall'Is nel nord ovest della Siria è necessario bombardare le postazioni jihadiste ''come è stato fatto a Kobane''. A chiederlo è Bassam Ishak, presidente del Consiglio nazionale siriaco della Siria.

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Per salvare i cristiani rapiti dallo Stato Islamico (Is) nel nord ovest della Siria è necessario bombardare le postazioni jihadiste ''come è stato fatto a Kobane''. A chiederlo è Bassam Ishak, presidente del Consiglio nazionale siriaco della Siria, che all'American Catholic News Service ha detto che ''è necessaria un'azione immediata simile a quella attuata a Kobane''. Qui i peshmerga e i miliziani dell'Ypg, le unità di protezione del popolo curdo attivi sul terreno, sono stati aiutati dai raid della coalizione internazionale a guida Usa nell'espellere l'Is dalla città siriana vicina al confine con la Turchia dopo quattro mesi di assedio.

L'appello di Ishak per fermare l'avanzata dell'Is è condiviso dall'arcivescovo siriaco cattolico di Hassakeh, Jacques Hindo. ''Voglio dire chiaramente che ci sentiamo abbandonati nelle mani di quelli di Daesh (acronimo arabo per l'Is, ndr)'', ha detto l'arcivescovo all'agenzia Fides. ''Gli aerei da guerra americani hanno sorvolato la zona diverse volte, ma senza agire'', ha aggiunto.

Ishak ha quindi spiegato che a difendere la regione a maggioranza cristiana è soprattutto il Consiglio militare siriaco, la polizia cristiana denominata 'Sutoro' e le Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), che devono però fare i conti con armi e munizioni insufficienti. Per questo, avverte Ishak, è necessario un sostegno aereo contro l'Is.

Ishak ha quindi avvertito che se i villaggi di Tal Tamar e Ras al-Ain dovessero cadere in mano jihadista, allora lo Stato Islamico potrebbe accerchiare la zona mettendo a rischio le città più grandi come quella di Hassakeh e Amouda. Hassakeh confina con Iraq e Turkey, e per i miliziani rappresenta un ponte necessario a unire le zone sotto il loro controllo in Siria e Iraq.

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